Conto deposito e titoli, ecco il trucco per non pagare l’imposta di bollo

Imposta di bollo su conto deposito/titoli: come sfuggirvi, minimizzando il carico fiscale.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Imposta di bollo su conto deposito/titoli: come sfuggirvi, minimizzando il carico fiscale.

L’imposta di bollo si applica nella misura dello 0,2% della giacenza del conto deposito o di un conto titoli, quest’ultimo necessario per gli investimenti azionari, obbligazionari, in titoli di stato, la cui gestione deve essere separata dalle somme portate dal titolare in banca per scopi diversi. Il bollo si paga sulla giacenza risultante nel giorno di invio dell’estratto conto, non sulla media del periodo. Ne deriva la possibilità di evitare tale carico fiscale, attraverso un semplice “trucco”. Quale? Spostare le giacenze con qualche giorno di anticipo rispetto alla data prevista per l’invio dell’estratto conto dal conto deposito/titoli al conto corrente. Facciamo un esempio: Tizio ha un conto deposito di 100.000 euro, sul quale andrebbe versata un’imposta di bollo dello 0,20%, pari a 200 euro su base annua.

Come evitare di pagare l’imposta di bollo

Immaginiamo che la banca invii l’estratto conto con l’addebito dell’imposta di bollo ogni trimestre. Ciò significa, che al 31 marzo deve essere sostenuta un’imposta pari a 49,31 euro (0,2% x 90/365 x 100.000). Per evitare di pagare, il risparmiatore potrebbe spostare con un paio di giorni di anticipo (per ipotesi, il 29 marzo) le somme sul conto corrente. In questo modo, l’imposta di bollo sarà sostenuta sulla giacenza al 31 marzo, che risulterà essere pari a zero, quindi, sarà anch’essa azzerata. Chiaramente, subito dopo la fine del trimestre bisognerà spostare nuovamente le somme dal conto corrente al conto deposito, sul quale torneranno a fruttare gli interessi. L’ideale sarebbe che l’estratto conto fosse inviato alla fine di ciascun anno, in modo che le operazioni di trasferimento da un conto all’altro fossero minimizzate.      

Convenienza ridotta con frequenti invii dell’estratto conto

La convenienza di questo trucco tende a diminuire con l’aumentare della frequenza nell’invio dell’estratto conto della banca, perché oltre alla fatica di compiere frequenti operazioni di spostamento delle giacenze da un conto all’altro e viceversa, si perdono anche giorni utili per la maturazione degli interessi sul conto deposito, sempre ammesso che sia possibile svincolare le somme alla prima data necessaria per sottrarle all’imposizione fiscale, senza perdere del tutto gli interessi. Il costo di queste operazioni risiede, quindi, sia nella perdita degli interessi sul conto deposito per i giorni intercorrenti tra il trasferimento sul conto corrente al riaccredito sul conto deposito (non meno di 4), nonché nell’imposta di bollo da 8,55 euro ogni 3 mesi, sostenuta per la tenuta del conto corrente, anche se in quest’ultimo caso solo per le giacenze medie trimestrali superiori a 5.000 euro.

Non sempre è tecnicamente facile

Bisogna, poi, tenere in considerazione anche le difficoltà o la non convenienza nel disinvestire le somme accreditate sul conto titoli. Significherebbe vendere un pacchetto azionario e/o quote investite in fondi comuni, titoli di stato, bond, al solo fine di sfuggire all’imposta di bollo, dovendo dopo qualche giorno reinvestire le somme nei titoli suddetti. Poco pratico, forse per niente conveniente. Resta il ragionamento generale, che specie per somme elevate appare una buona soluzione del tutto legale – è bene precisare – per minimizzare il carico fiscale su un conto deposito o un conto titoli.

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Argomenti: Conti e carte, Conti e Libretti, Curiosità, Investimenti