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Rilascio DURF: gli avvisi bonari “salvano” il requisito dei versamenti? La risposta dell’ADE

Rilascio DURF al centro dell'ultimo interpello all'ADE: inclusi anche gli avvisi bonari nel calcolo del 10% dei ricavi nel triennio?
4 Marzo 2026
rilascio durf
Foto © Investireoggi

Nel settore degli appalti pubblici e privati, la regolarità fiscale rappresenta un requisito decisivo per operare senza ostacoli. In questo contesto assume particolare rilievo il rilascio DURF, ossia il certificato che attesta la sussistenza dei requisiti fiscali per imprese appaltatrici e subappaltatrici. Il chiarimento dell’Agenzia delle Entrate, contenuto nella Risposta n. 63 del 3 marzo 2026, ha fornito indicazioni importanti sul calcolo dei versamenti utili per ottenere tale certificazione.

Rilascio DURF e requisito del 10% dei ricavi

Il documento richiesto per il rilascio DURF è disciplinato dall’art. 17-bis del Dlgs n. 241/1997. Si tratta del certificato che dimostra la regolarità dei versamenti fiscali da parte delle imprese che operano con contratti di appalto e subappalto.

La norma stabilisce un criterio preciso: i versamenti complessivi registrati nel conto fiscale, riferiti ai periodi d’imposta delle dichiarazioni presentate nell’ultimo triennio, devono essere almeno pari al 10% dei ricavi o compensi dichiarati nello stesso arco temporale. In altre parole, la somma dei pagamenti risultanti nel conto fiscale non può essere inferiore a un decimo dei ricavi indicati nelle dichiarazioni fiscali.

Il riferimento testuale contenuto nell’art. 17-bis chiarisce che i “complessivi versamenti registrati nel conto fiscale” relativi ai periodi d’imposta oggetto delle dichiarazioni dell’ultimo triennio non devono essere inferiori al 10% dei ricavi o compensi risultanti da tali dichiarazioni.

Qualora tale soglia non venga rispettata, la disciplina impedisce il rilascio DURF. L’assenza del certificato può comportare conseguenze operative rilevanti nei rapporti contrattuali, in particolare nell’ambito degli appalti.

Quali versamenti rilevano nel conto fiscale

Nel caso esaminato dall’Agenzia delle Entrate, una società operante nel settore degli appalti aveva effettuato, nel corso del triennio di riferimento, tre diverse tipologie di pagamenti tramite Modello F24:

  • versamenti ordinari, tra cui ritenute, Iva, imposte dirette e contributi;
  • pagamenti effettuati tramite ravvedimento operoso;
  • somme corrisposte a seguito di avvisi bonari emessi ai sensi dell’art.

    36-bis del Dpr n. 600/1973 e dell’art. 54-bis del Dpr n. 633/1972.

Il dubbio riguardava proprio quest’ultima categoria. Gli avvisi bonari derivano dai controlli automatizzati delle dichiarazioni fiscali e possono evidenziare imposte non versate o errori nei dati dichiarati. Il contribuente, ricevuta la comunicazione, può regolarizzare la propria posizione pagando quanto richiesto, generalmente con sanzioni ridotte rispetto a quelle ordinarie.

La questione centrale era stabilire se i pagamenti effettuati a seguito di tali comunicazioni potessero essere inclusi nel totale dei “versamenti registrati nel conto fiscale” utili per il rilascio DURF.

Avvisi bonari e calcolo della soglia del 10%

Con la Risposta n. 63/2026, l’Agenzia delle Entrate ha fornito un’interpretazione favorevole alle imprese. È stato chiarito che i versamenti effettuati tramite modello F24 per saldare importi richiesti con avvisi bonari, ai sensi dell’art. 36-bis del Dpr n. 600/1973 e dell’art. 54-bis del Dpr n. 633/1972, possono essere considerati nel calcolo dei versamenti registrati nel conto fiscale.

Secondo l’Amministrazione finanziaria, tali pagamenti dimostrano la volontà e la capacità del contribuente di adempiere agli obblighi tributari. Non si tratta, quindi, di somme estranee alla regolarità fiscale, ma di importi che contribuiscono a sanare eventuali irregolarità emerse dai controlli automatici.

Di conseguenza, anche queste somme possono concorrere al raggiungimento della soglia del 10% dei ricavi o compensi dichiarati nel triennio. Questo aspetto assume un peso determinante ai fini del rilascio DURF, soprattutto per le imprese che hanno ricevuto comunicazioni di irregolarità e hanno provveduto tempestivamente al pagamento.

Effetti pratici per le imprese e rilascio DURF

Alla luce del chiarimento fornito, i versamenti eseguiti a seguito di avviso bonario rientrano nel computo complessivo, purché siano stati effettuati nel triennio di riferimento preso in considerazione per la verifica del requisito del 10%.

Ciò significa che, nel calcolo dei pagamenti registrati nel conto fiscale, possono essere sommati:

  • i versamenti ordinari di imposte, Iva, ritenute e contributi;
  • le somme versate tramite ravvedimento operoso;
  • gli importi corrisposti a seguito di avvisi bonari ex art. 36-bis Dpr 600/1973 e art. 54-bis Dpr 633/1972.

Se la somma complessiva raggiunge almeno il 10% dei ricavi o compensi risultanti dalle dichiarazioni dell’ultimo triennio, il requisito quantitativo previsto dall’art. 17-bis del Dlgs n. 241/1997 risulta soddisfatto.

Il chiarimento dell’Agenzia amplia, dunque, la base dei pagamenti utili e offre maggiore certezza alle imprese del settore appalti. In presenza dei restanti requisiti previsti dalla normativa, i versamenti derivanti da avvisi bonari possono contribuire in modo determinante al rilascio DURF, rafforzando la posizione fiscale dell’impresa e consentendo la prosecuzione delle attività contrattuali nel rispetto delle regole vigenti.

Riassumendo

  • Rilascio DURF subordinato a versamenti pari al 10% dei ricavi triennali.
  • Certificato previsto dall’art. 17-bis Dlgs 241/1997 per appalti e subappalti.
  • Esclusione se i versamenti nel conto fiscale sono insufficienti.
  • Inclusi pagamenti ordinari, ravvedimento operoso e contributi previdenziali.
  • Validi anche versamenti da avvisi bonari ex artt. 36-bis e 54-bis.
  • Necessario che i pagamenti siano effettuati nel triennio di riferimento.

Pasquale Pirone

Dottore Commercialista abilitato approda nel 2020 nella redazione di InvestireOggi.it, per la sezione Fisco. E’ giornalista iscritto all’ODG della Campania.
In qualità di redattore coltiva, grazie allo studio e al continuo aggiornamento, la sua passione per la materia fiscale e la scrittura facendone la sua principale attività lavorativa.
Dottore Commercialista abilitato e Consulente per privati e aziende in campo fiscale, ha curato per anni approfondimenti e articoli sulle tematiche fiscali per riviste specializzate del settore.

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