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Riders e caporalato digitale: dal decreto lavoro nuove garanzie su compensi, accessi e formazione

Riders, piattaforme digitali e nuovi controlli: il Decreto Lavoro 2026 cambia regole, tutele e obblighi per app e datori.
6 Maggio 2026
riders
Foto © Investireoggi

Il Decreto Lavoro 2026 (noto anche come decreto 1° maggio) porta al centro una questione concreta: il lavoro gestito tramite app, turni flessibili e sistemi automatici. Il riferimento normativo esatto D.L. n. 62/2026 che interviene su un settore cresciuto in fretta, dove la velocità del servizio non sempre è stata accompagnata da garanzie chiare. L’obiettivo è rendere più trasparenti i rapporti, ridurre le zone grigie e contrastare forme di sfruttamento legate all’uso delle piattaforme. Il tema riguarda soprattutto i riders, chiamati spesso a svolgere consegne o attività simili tramite applicazioni digitali. La novità più importante riguarda la qualificazione del rapporto.

Non conta solo il nome dato al contratto, ma il modo reale in cui la prestazione viene organizzata.

Quando emergono segnali di controllo, direzione o gestione tramite algoritmo, il rapporto può essere considerato subordinato, salvo prova contraria. Si tratta di un passaggio rilevante, perché collega la tutela del lavoratore ai fatti concreti e non alla sola forma scelta dalle parti.

Riders, presunzione di subordinazione e controlli sugli algoritmi

Il decreto 1° maggio 2026 si muove nel quadro europeo aperto dalla Direttiva UE n. 2024/2831, dedicata al miglioramento delle condizioni di lavoro tramite piattaforme digitali. In Italia, i criteri di recepimento sono stati indicati anche dall’art. 11, Legge n. 91/2025. Il punto centrale è semplice: quando una piattaforma decide incarichi, tempi, compensi o accesso al servizio tramite strumenti automatici, quel sistema deve essere comprensibile e controllabile.

Per i riders questo significa avere maggiori possibilità di capire perché viene assegnata una consegna, perché un compenso cambia, oppure perché l’accesso all’app viene ridotto o bloccato. Il datore o committente deve fornire informazioni chiare sui meccanismi automatizzati usati per organizzare il lavoro.

La tecnologia resta ammessa, ma non può diventare una scatola chiusa capace di incidere sul reddito senza spiegazioni.

La norma mira anche a frenare il caporalato digitale. Il rischio nasce quando account, identità o accessi vengono usati in modo irregolare per far lavorare persone diverse da quelle registrate, spesso con compensi bassi o condizioni pesanti. Il D.L. n. 62/2026 rafforza, quindi, il controllo sulla corrispondenza tra lavoratore, codice fiscale e profilo utilizzato.

Comunicazioni, dati e libro unico del lavoro

Un altro fronte riguarda gli obblighi informativi. In materia di collocamento, con riferimento all’art. 9-bis, D.L. n. 510/1996, è previsto un successivo decreto del Ministero del lavoro, sentiti INAIL, INL e INPS, per definire indicatori di rischio, dati da trasmettere e modalità operative. Le informazioni dovranno essere conservate per almeno cinque anni e rese disponibili al lavoratore e agli organi di vigilanza.

Per i riders questo può tradursi in una maggiore tracciabilità delle attività svolte e dei compensi ricevuti. Dal 1° luglio 2026 il datore dovrà consegnare il Libro unico del lavoro, con l’indicazione mensile anche del numero di consegne e dell’importo complessivo pagato. È un adempimento pratico, ma importante: aiuta a ricostruire il rapporto e rende più difficile nascondere prestazioni o pagamenti.

Il testo del decreto non contiene alcune previsioni presenti nelle versioni preparatorie, come l’obbligo mensile di integrare le comunicazioni relative alle prestazioni autonome o la specifica fattispecie sull’intermediazione illecita mediante strumenti digitali.

Restano però misure significative per aumentare controlli, trasparenza e responsabilità delle piattaforme.

Riders: accesso sicuro, account personali e formazione

L’art. 15 del D.L. n. 62/2026 introduce regole precise sull’accesso alla piattaforma. Il lavoratore potrà entrare tramite SPID, CIE o CNS, oppure con un account rilasciato dalla piattaforma e collegato a un solo codice fiscale. Il sistema dovrà prevedere l’autenticazione a più fattori e rispettare le garanzie del Codice dell’amministrazione digitale, D. Lgs. n. 82/2005.

L’account è personale e non cedibile. La cessione comporta una sanzione amministrativa da 800 a 1.200 euro. Inoltre, la piattaforma non può rilasciare più account allo stesso codice fiscale: in caso contrario, la sanzione va da 1.000 a 1.500 euro per ogni account in più. Viene anche vietato affidare prestazioni tra loro incompatibili per tempi di esecuzione.

Per i riders sono previste ulteriori cautele sulla formazione. Un decreto ministeriale definirà ogni anno le attività formative di base, da completare entro 30 giorni dalla prima prestazione tramite la piattaforma SIISL. Se il corso non viene concluso e il committente continua, comunque, a usare la prestazione segnalata, scatta una sanzione da 800 a 2.400 euro.

Il nuovo impianto non elimina tutte le difficoltà del settore, ma segna un cambio di passo. I riders entrano in una fase in cui identità digitale, regole sull’algoritmo, dati conservati e documenti di lavoro diventano strumenti di protezione. La sfida sarà applicare le norme in modo efficace, evitando che la flessibilità si trasformi in debolezza contrattuale.

Riassumendo

  • I riders ottengono nuove tutele nel lavoro gestito tramite piattaforme digitali.
  • Il rapporto può essere subordinato se emergono controllo o direzione algoritmica.
  • Le piattaforme devono spiegare criteri automatici su incarichi, compensi e accesso.
  • Account personali, non cedibili e collegati a un solo codice fiscale.
  • Dal 1° luglio 2026 aumentano obblighi sul Libro unico del lavoro.
  • Formazione obbligatoria entro trenta giorni dalla prima prestazione lavorativa.

Pasquale Pirone

Dottore Commercialista abilitato approda nel 2020 nella redazione di InvestireOggi.it, per la sezione Fisco. E’ giornalista iscritto all’ODG della Campania.
In qualità di redattore coltiva, grazie allo studio e al continuo aggiornamento, la sua passione per la materia fiscale e la scrittura facendone la sua principale attività lavorativa.
Dottore Commercialista abilitato e Consulente per privati e aziende in campo fiscale, ha curato per anni approfondimenti e articoli sulle tematiche fiscali per riviste specializzate del settore.

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