Per la prima volta dal maggio dello scorso anno, il rendimento a 30 anni negli Stati Uniti è salito sopra la soglia del 5%. E non si tratta di una notizia secondaria. Per quanto la soglia sia soltanto psicologica, essa segnala la crescente difficoltà del governo americano di rifinanziarsi sui mercati a condizioni sostenibili per il lungo periodo. Prima che iniziasse la guerra in Iran, il trentennale offriva ancora il 4,63%. Da allora le condizioni sono cambiate in peggio, non solo presso la principale economia mondiale e lungo l’intera curva delle scadenze.
Rendimento a 30 anni e aspettative d’inflazione
Ad esempio, il Treasury a 2 anni è passato dal 3,38% al 3,95%.
Considerato che la Federal Reserve mantiene i tassi di interesse nel range 3,50-3,75%, ciò significa che alla fine di febbraio il mercato scontava almeno un taglio dello 0,25% e oggi, invece, prevede un paio di rialzi della stessa entità entro fine anno. E’ accaduto che la guerra in Iran abbia messo le ali al prezzo del petrolio, surriscaldando le aspettative d’inflazione. Queste sono salite dal 2,40% al 2,72% per la media dei prossimi 5 anni e ai massimi dall’estate del 2022.

Debito USA vicino a 40.000 miliardi di dollari
Il rendimento a 30 anni non riflette tanto le attese degli investitori circa la politica monetaria. Più che altro, capta il rischio sovrano e le aspettative d’inflazione a lungo termine. Dunque, il mercato ci sta dicendo di avere sempre meno fiducia sulla capacità del Tesoro USA di gestire i conti pubblici. D’altronde, il debito pubblico si sta avvicinando alla soglia dei 40.000 miliardi di dollari e risulta sopra il 132% del Pil.
In più, sta mettendo in dubbio anche la capacità della FED di contrastare efficacemente il carovita.
Impatto su mutui e prestiti
La risalita sopra il 5% può determinare le sorti della guerra in Iran. Il rendimento a 30 anni assume una valenza particolare, perché è il riferimento sul mercato dei mutui a lungo termine. Più sale, più rischia di trascinare al rialzo il costo dei prestiti per famiglie e imprese. Gli interessi su un mutuo a 30 anni a tasso fisso negli USA sfiorano in media il 6,40% dal 6,17% di fine febbraio. Si sono riportati ai livelli più alti dall’estate scorsa. L’esatto contrario di quanto si prefiggeva l’amministrazione Trump.
Più il rendimento a 30 anni resta alto o continua a salire, più la Casa Bianca avrà fretta per chiudere il conflitto nel Medio Oriente. Solo la riapertura dello Stretto di Hormuz interromperebbe il circolo vizioso. Essa farebbe crollare le quotazioni di petrolio e gas, disinflazionando l’economia mondiale e riducendo così anche i rendimenti obbligazionari. Il rischio che stiamo correndo, però, è che la buona notizia arrivi tardi, avendo già innescato la classica spirale inflazionistica difficile da contenere nel breve periodo, se non a colpi di rialzo dei tassi.
giuseppe.timpone@investireoggi.it