La guerra è iniziata ad entrare nel portafoglio degli investimenti e ha già provocato la sua prima vittima sui mercati finanziari: i bond. I rendimenti sono esplosi nell’Eurozona ai massimi da una quindicina di anni. Il rendimento del Bund a 10 anni è salito fino ad un massimo del 3,13% nel corso della seduta di ieri, mai così alto dal 2011. Lo spread con l’Italia si è allargato a 100 punti base, cioè gli investitori richiedono l’1% in più per comprare i nostri BTp decennali al posto degli omologhi tedeschi. Un mese fa, si accontentavano dello 0,65% in più.
Boom del rendimento Bund con guerra
I titoli di stato emessi dalla Germania stanno da un lato reagendo meglio degli altri alla crisi geopolitica, dall’altro stanno deprezzandosi anch’essi per le aspettative d’inflazione in forte rialzo. In un orizzonte temporale lungo un decennio, il mercato si aspetta ormai tassi medi d’inflazione intorno al 2,20% all’anno, mentre a fine febbraio stimava intorno all’1,85%.
Questo dato eccede il target del 2% della Banca Centrale Europea, che non a caso in settimana ha avvertito che un rialzo dei tassi contro il carovita potrebbe arrivare anche al board di fine aprile.
La guerra sta devastando l’obbligazionario a causa delle ripercussioni violente sul mercato petrolifero. Il Brent è tornato sopra i 100 dollari al barile, venendo meno di giorno in giorno la prospettiva di una cessazione a breve del conflitto tra Iran da una parte e USA ed Israele dall’altra. Lo Stretto di Hormuz resta bloccato, checché ne dica il presidente Donald Trump, le cui affermazioni trionfalistiche e ottimistiche circa l’imminente fine delle tensioni non stanno più venendo ascoltate dagli investitori.
Il famoso “TACO trade“ non sta funzionando più, perché alle parole non corrispondono i fatti.
Forze contrastanti sui titoli tedeschi
Un Bund a 10 anni con rendimento così generoso può diventare un’occasione appetibile per chi volesse entrare adesso sul mercato senza addossarsi rischi rilevanti. E’ vero che il BTp offre l’1% in più per la medesima scadenza, ma a fronte di un rischio sovrano teoricamente più alto e che lo espone ad una volatilità più alta. Sui titoli tedeschi possono agire due forze contrastanti. Da un lato, la BCE ha spazio per aumentarne gli acquisti con il Quantitative Easing. La Germania pesa sul portafoglio dell’istituto per molto meno rispetto alla quota teorica ad essa spettante, un fatto che autorizzerebbe Francoforte a prediligere i suoi bond in fase di mancato rinnovo delle scadenze.
Dall’altro, è attesa una maggiore offerta pluriennale. Il governo di Berlino spenderà di più (e in deficit) per difesa e investimenti pubblici, cosa che un anno fa portò al primo forte rialzo del rendimento per i Bund, adesso accentuato dalla guerra in corso. Questa è la ragione per la quale il mercato tedesco sta comportandosi da “safe asset” a metà. Attira i capitali in cerca di protezione dallo shock energetico, ma risente anche dei mutati fondamentali macroeconomici. La Germania fu per numerosi anni l’unica grande economia con un bilancio pubblico in attivo, mentre adesso punta anch’essa sul debito per vivacizzare la sua crescita dopo un triennio trascorso tra recessione e stagnazione.
giuseppe.timpone@investireoggi.it