Pur senza farsi grosse illusioni, dati i numerosi precedenti, gli investitori hanno iniziato la nuova settimana di negoziazioni con un sentiment positivo. Le borse asiatiche hanno chiuso la prima seduta in leggero rialzo e il petrolio registra un calo superiore al 5%, con il Brent in area 86,50 dollari al barile, sulla de-escalation tra Stati Uniti e Iran. Durante lo scorso fine settimana, il presidente americano Donald Trump aveva minacciato un attacco massiccio contro Teheran, ma i suoi stessi consiglieri militari gli hanno suggerito prudenza per la carenza di munizioni con cui proseguire la guerra. Un problema che la Casa Bianca ha negato (“abbiamo più munizioni di chiunque al mondo”), ma fatto sta che si sta tornando al dialogo tra le parti, pur tra un forte scetticismo di fondo.
Calo petrolio: rendimenti giù e oro in rialzo
Il petrolio era risalito fin sopra i 100 dollari al barile nel corso della settimana passata, ponendo fine al forte calo registrato a giugno con la sottoscrizione dell’accordo di pace. Le quotazioni del Brent erano scese fino a 70 dollari e quelle del WTI americano a meno di tale soglia. Grazie al nuovo dietrofront di queste ore, i rendimenti dei bond stanno anch’essi scendendo. Il Treasury a 10 anni rende lo 0,05% in meno e offre in questo momento in cui scriviamo il 4,63%. Il BTp a 10 anni è sceso sotto il 4% al 3,95% con uno spread giù in area 80 punti base rispetto al Bund.
Se i rendimenti obbligazionari vanno giù, le quotazioni auree risalgono. Un’oncia si vende sopra 4.090 dollari contro i 4.053 della chiusura di venerdì scorso. Può sembrare un paradosso, dato l’allentamento delle tensioni geopolitiche.
In realtà, proprio la de-escalation sta riducendo il rischio inflazione e con esso i rendimenti e la pressione sui metalli preziosi. La maggiore propensione al rischio sta indebolendo il dollaro, che perde nella mattinata di oggi lo 0,30% contro le altre principali valute mondiali. Ciò accresce l’appeal dell’oro, che si acquista sui mercati internazionali nella divisa americana.
Scenario horror: blocco commerciale totale
Durerà? E’ la super-domanda di queste ore. Il calo del petrolio prospetta una seduta positiva per le borse mondiali, ma se c’è una cosa a cui questa guerra e, in particolare, Trump ci ha abituati negli ultimi mesi, è l’estrema volubilità delle decisioni prese e annunciate. Si passa dall’escalation alla pace anche nel giro di una giornata, ma alla fine ogni esito sembra possedere basi fragili. Probabile che dietro la rinuncia a un vasto attacco anti-Iran di Washington stia influendo la prospettiva terrificante di un blocco totale della navigazione attorno alla Penisola arabica.
Teheran ha minacciato attraverso gli alleati Houthi nello Yemen di chiudere anche lo Stretto di Bab el-Mandeb sul Mar Rosso e principale rotta commerciale globale già intaccata dagli attacchi del 2023. Il rischio per gli stessi Stati Uniti sarebbe che schizzassero non soltanto le quotazioni di petrolio e gas, ma anche di tutti gli altri beni trasportati su nave, innescando una spirale inflazionistica difficile da tenere sotto controllo e quando mancano poco più di tre mesi alle elezioni di metà mandato per il rinnovo del Congresso.
Europa tra gas alle stelle e aumento dei tassi
Malgrado il forte calo, il petrolio resta del 20% più caro rispetto all’ultima seduta pre-bellica di fine febbraio. Le banche centrali, compresa la Federal Reserve, prospettano un aumento dei tassi di interesse. La Banca Centrale Europea ha avviato la stretta monetaria a giugno e probabilmente la replicherà a settembre. L’accordo di pace a giugno aveva fatto rifiatare i mercati grazie al crollo delle quotazioni dell’energia. La situazione è particolarmente preoccupante in Europa, dove il gas alla Borsa di Amsterdam ha chiuso venerdì scorso a più di 63 euro per Mega-wattora, ai massimi da tre anni e mezzo. Nella mattinata di oggi è crollato dell’8% a 58 euro, ma ancora lontanissimo dai 33/34 euro di un anno fa.
giuseppe.timpone@investireoggi.it



