Sul fronte pensioni, l’ultimo quadro diffuso dall’INPS restituisce l’immagine di un sistema molto ampio, con numeri in crescita ma con squilibri ancora evidenti tra territori, generi e fasce di importo.
Al 1° gennaio 2026 risultano in pagamento 21.257.999 trattamenti, in aumento rispetto ai 21.141.199 registrati un anno prima. La spesa annua complessiva arriva a 353,5 miliardi di euro, contro i 345,5 miliardi del 2025. Un dato importante di questa edizione è l’ingresso, nello stesso monitoraggio, anche della Gestione Dipendenti Pubblici, finora osservata a parte. In questo modo il quadro risulta più completo e leggibile.
Pensioni: il quadro generale all’inizio del 2026
La fotografia più recente mostra che quasi quattro trattamenti su cinque hanno natura previdenziale, mentre poco più di uno su cinque rientra nell’area assistenziale.
In valori assoluti, le prestazioni legate ai contributi sono 16.840.238, mentre quelle di sostegno sociale sono 4.417.761. Anche la distribuzione della spesa è molto sbilanciata: 325,0 miliardi di euro sono assorbiti dalla parte previdenziale e 28,5 miliardi da quella assistenziale.
Dal punto di vista ordinamentale, il sistema si muove nel solco dell’art. 38 della Costituzione, con la tradizionale distinzione tra tutela fondata sulla contribuzione e misure di carattere assistenziale. I numeri diffusi dall’Istituto mostrano che il peso maggiore continua a gravare sul lavoro dipendente. Le relative gestioni rappresentano, infatti, il 53,8% del totale dei trattamenti e concentrano il 71,4% degli importi pagati. All’interno di questo gruppo, il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti vale da solo il 36,7% delle prestazioni complessive, mentre la Gestione Dipendenti Pubblici arriva al 14,9%.
Quali assegni prevalgono
Il lavoro autonomo mantiene una presenza rilevante, con il 23,9% dei trattamenti e il 18,0% della spesa totale.
Le misure assistenziali, invece, incidono per il 20,8% sul numero complessivo ma si fermano all’8,1% degli importi erogati. Questo rapporto aiuta a capire che la quantità non coincide sempre con il peso economico.
Guardando alle categorie, prevale la pensione di vecchiaia, che rappresenta il 70,7% dell’area previdenziale. Seguono i trattamenti ai superstiti con il 24,5%, mentre quelli collegati all’invalidità previdenziale si fermano al 4,9%. Nell’area assistenziale dominano le misure per invalidità civile, pari al 79,3%, mentre il restante 20,7% è formato da assegni sociali e trattamenti analoghi. Sono dati utili anche per leggere gli effetti delle regole introdotte nel tempo dal sistema contributivo e misto, a partire dalla L. 335/1995, che ha inciso sulla struttura delle prestazioni pur senza cancellare il peso delle gestioni storiche.
Territori, età media e nuove liquidazioni nel 2025
La distribuzione geografica conferma una forte concentrazione nel Nord, dove si trova il 46,6% dei trattamenti. Il Sud e le Isole si fermano al 31,8%, il Centro al 19,7%, mentre l’1,8% riguarda residenti fuori dall’Italia. Se si guarda agli importi, il Nord pesa ancora di più e raggiunge il 51,6% della spesa nazionale; il Sud e le Isole si attestano al 27,6%, il Centro al 20,8%.
L’età media dei titolari è di 74,3 anni. Gli uomini si collocano a 71,9 anni, le donne a 76,3. Il divario segnala una maggiore longevità femminile, ma non coincide con assegni più alti. Nel 2025 le nuove liquidazioni sono state 1.540.
943, in calo rispetto alle 1.569.105 del 2024, per un valore annuo complessivo di 18,6 miliardi di euro. Tra i nuovi trattamenti di natura previdenziale, il 62,3% riguarda la vecchiaia, il 29,1% i superstiti e l’8,6% l’invalidità previdenziale. Nella componente assistenziale, il 92,1% è legato all’invalidità civile.
Pensioni, importi e differenze tra uomini e donne
Il dato forse più delicato riguarda gli importi. La fascia sotto i 750 euro mensili raccoglie il 36% degli uomini e il 54% delle donne. In questa classe rientrano circa 9,7 milioni di trattamenti, ma solo il 42,2% è collegato a situazioni con requisiti reddituali bassi, come integrazione al minimo, maggiorazioni sociali e assegni sociali. Questo significa che la soglia modesta non dipende sempre da una misura assistenziale, ma spesso da carriere deboli o discontinue.
Il confronto con la Gestione Dipendenti Pubblici rende il quadro ancora più chiaro. In questo comparto risultano in pagamento 3.171.265 trattamenti per 94,0 miliardi di euro l’anno. L’importo medio mensile è pari a 2.279 euro: 2.746 euro per gli uomini e 1.967 euro per le donne. Nelle gestioni previdenziali private, invece, la media scende a 1.484 euro, con 1.875 euro agli uomini e 1.166 euro alle donne. In sintesi, il nuovo Osservatorio conferma che il tema delle pensioni non riguarda solo il numero degli assegni, ma soprattutto la loro qualità economica, le differenze di genere e il peso delle carriere lavorative costruite nel tempo.
Riassumendo
- Pensioni in crescita nel 2026: aumentano trattamenti pagati e spesa complessiva annua.
- La parte previdenziale pesa molto più di quella assistenziale.
- Il lavoro dipendente sostiene la quota principale di assegni e spesa.
- Il Nord concentra più trattamenti e importi rispetto al resto d’Italia.
- Le nuove liquidazioni 2025 calano leggermente rispetto all’anno precedente.
- Restano forti differenze negli importi tra uomini e donne.