Negli ultimi anni è cresciuto in modo evidente il numero di pensionati italiani che scelgono di vivere all’estero. Tuttavia, proprio questo fenomeno ha riacceso il dibattito politico sulle possibili misure per favorire il rientro pensionati in Italia, soprattutto per coloro che percepiscono assegni più elevati e risiedono fuori dall’Unione europea.
Secondo quanto illustrato dal direttore della Direzione Centrale Studi e Ricerche dell’INPS, Gianfranco Santoro, durante un’audizione parlamentare, nel 2025 le pensioni di regime internazionale pagate fuori dal territorio nazionale hanno raggiunto quota 675.000. Si tratta di un numero rilevante che evidenzia come il fenomeno della mobilità dei pensionati sia ormai strutturale.
Nel complesso, le pensioni erogate all’estero dall’INPS vengono pagate in circa 160 Paesi e generano un flusso economico annuo di circa 1,6 miliardi di euro. Una cifra significativa che evidenzia quanto l’uscita dei pensionati dal sistema fiscale italiano possa incidere sulle entrate dello Stato e sul tessuto economico locale.
In questo contesto si inserisce il tema del rientro pensionati in Italia, che potrebbe diventare uno degli strumenti utilizzati per recuperare base imponibile e riportare parte di queste risorse nel circuito economico nazionale.
Le nuove destinazioni dei pensionati e il possibile rientro pensionati in Italia
Analizzando il periodo compreso tra il 2018 e il 2025, emerge un cambiamento importante nelle mete preferite dai pensionati italiani che decidono di trasferirsi all’estero.
La Spagna è diventata una delle destinazioni più scelte, con un aumento del 75% dei pensionati italiani residenti. Ancora più marcata è la crescita registrata in Portogallo, dove l’incremento ha raggiunto il 144% nello stesso periodo.
Il dato più sorprendente riguarda però la Tunisia, che ha registrato un incremento del 255% di pensionati italiani trasferiti.
Questo Paese è diventato particolarmente attrattivo per diversi motivi: costo della vita più basso, vantaggi fiscali e maggiore potere d’acquisto della pensione.
Al contrario, alcune mete storicamente scelte dagli italiani stanno perdendo appeal. I trasferimenti verso gli Stati Uniti sono diminuiti di circa il 40%, mentre quelli verso Australia e Canada sono calati di oltre il 50%.
Tra le cause di questa inversione di tendenza vi sono soprattutto la distanza geografica, l’aumento dei costi della vita e gli effetti dell’inflazione internazionale. Questi elementi hanno favorito la concentrazione dei trasferimenti nell’area mediterranea.
Il peso economico delle pensioni pagate all’estero
Un aspetto rilevante riguarda anche l’importo delle pensioni percepite da chi vive fuori dall’Italia. Secondo i dati INPS, circa il 27% delle pensioni erogate all’estero supera i 25.000 euro lordi annui. All’interno di questa fascia si registra un dato significativo: tre assegni su quattro vengono pagati in Paesi che non fanno parte dell’Unione europea.
Questo significa che una parte consistente dei pensionati con redditi medio-alti ha scelto di stabilirsi in Stati con regimi fiscali più favorevoli o con un costo della vita inferiore.
Proprio questa categoria di pensionati viene considerata potenzialmente interessata da eventuali misure fiscali pensate per incentivare il rientro pensionati in Italia. Il ritorno di contribuenti con redditi pensionistici elevati potrebbe infatti generare nuove entrate fiscali e sostenere l’economia locale.
Il disegno di legge per incentivare il rientro dei pensionati
Alla luce dell’aumento delle pensioni pagate fuori dal territorio nazionale, in Senato è attualmente in discussione un disegno di legge che punta a favorire il rientro dei pensionati residenti in Paesi extra UE.
La proposta ha due obiettivi principali. Da un lato si mira a recuperare base imponibile per l’erario, riportando in Italia una parte dei redditi pensionistici oggi tassati all’estero. Dall’altro lato si vuole contrastare il fenomeno dello spopolamento che colpisce molti piccoli comuni delle aree interne.
In diverse zone del Paese, soprattutto nei centri con pochi abitanti, il ritorno dei pensionati potrebbe contribuire a mantenere attivi servizi locali, attività commerciali e tessuto sociale.
Secondo le valutazioni dell’INPS, eventuali incentivi fiscali per il rientro pensionati in Italia non avrebbero effetti negativi sui conti pubblici. L’istituto ritiene infatti che i benefici economici derivanti dal ritorno di questi contribuenti potrebbero compensare eventuali costi iniziali legati alle agevolazioni.
Il tema del rientro pensionati in Italia si inserisce, quindi, in una strategia più ampia che riguarda non solo la fiscalità, ma anche lo sviluppo dei territori e il contrasto al declino demografico di molte aree del Paese. Nei prossimi mesi il dibattito parlamentare sarà decisivo per capire se e come queste misure potranno diventare operative, aprendo una nuova fase nelle politiche dedicate alla mobilità dei pensionati italiani.
Rientro pensionati in Italia: valutazioni fiscali e territoriali
Dal punto di vista del legislatore, l’eventuale introduzione di misure per favorire il rientro pensionati in Italia richiederebbe alcune valutazioni strategiche. In primo luogo occorrerebbe analizzare attentamente il rapporto tra agevolazioni fiscali e gettito effettivo, verificando se gli incentivi possano realmente generare un saldo positivo per l’erario nel medio periodo.
Un secondo elemento riguarderebbe l’equità fiscale rispetto ai pensionati che sono sempre rimasti residenti in Italia e che potrebbero percepire eventuali benefici come un trattamento privilegiato. Inoltre sarebbe necessario considerare l’impatto territoriale delle politiche di rientro, individuando strumenti mirati per favorire il ripopolamento dei piccoli comuni e delle aree interne, senza creare distorsioni nei mercati immobiliari locali.
Infine, una riflessione dovrebbe riguardare anche la stabilità normativa, poiché regole fiscali chiare e durature rappresentano un fattore decisivo per convincere molti pensionati a trasferire nuovamente la propria residenza nel Paese.
Riassumendo
- Rientro pensionati in Italia al centro del dibattito politico per recuperare base imponibile.
- Nel 2025 l’INPS paga 675mila pensioni all’estero in circa 160 Paesi.
- Le pensioni versate all’estero valgono complessivamente circa 1,6 miliardi di euro l’anno.
- Crescono trasferimenti in Spagna, Portogallo e soprattutto Tunisia per costo della vita più basso.
- Diminuiscono trasferimenti verso Stati Uniti, Canada e Australia per costi e distanza.
- In Senato proposta per incentivare rientro pensionati e sostenere piccoli comuni italiani.