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Energia e geopolitica: le fragilità strutturali dell’euro

L'euro resta lontano dall'obiettivo di potere almeno affiancare il dollaro nel suo status globale, vittima di una debolezza strutturale.
5 Marzo 2026
La debolezza strutturale dell'euro
La debolezza strutturale dell'euro © Investireoggi.it

Fino a qualche settimana fa discutevamo di status vacillante per il dollaro come valuta di riserva globale. In questi giorni, la realtà drammatica che stiamo vivendo con il Medio Oriente in fiamme ha svelato la cruda verità: è l’euro ad essere caratterizzato da una debolezza strutturale. Il cambio tra euro e dollaro è sceso in appena tre sedute del 2% da oltre 1,18 a fin sotto 1,16 e ai minimi da un mese e mezzo. E contro il franco svizzero la moneta unica è scesa ai minimi storici, sfiorando quota 0,90. D’altra parte, a rischiare di più di tutti nel mondo per l’eventuale blocco del transito nello Stretto di Hormuz è proprio l’Europa.

Le altre grandi economie posseggono tutte una situazione molto migliore sulle materie prime, idrocarburi compresi, che consentono loro di godere di una relativa autonomia energetica e strategica dal resto del mondo.

Euro gravato da debolezza strutturale

La ricchezza del sottosuolo dipende da madre natura, su questo non ci piove. L’euro è la moneta unica di 21 stati, che sono costretti ad importare quasi tutte le materie prime di cui hanno bisogno per produrre. Già questo rappresenta un fattore di debolezza per così dire naturale. Esso risulta aggravato, però, dalla totale assenza di visione geopolitica. Bruxelles si muove a casaccio, in balia degli eventi e senza alcuna visione lungimirante, gravata spesso da convinzioni ideologiche più che da interessi veri e propri. Lo abbiamo visto con il Green Deal: l’UE persegue l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 puntando esclusivamente sulle energie rinnovabili senza disporre delle relative materie prime.

Nessuna minaccia allo status del dollaro

Nel migliore dei casi, i nostri commissari si dimostrano bravi a sostituire una dipendenza (dagli idrocarburi) con un’altra (litio, terre rare, ecc.). Con l’aggravante di passare dalle mani di soggetti alleati a quelle di potenze smaccatamente rivali.

Non è possibile anche solo immaginare che l’euro possa diventare una valuta di riferimento globale in siffatte condizioni. Il resto del pianeta lo vede per quello che è: la moneta di un’area totalmente priva di autonomia strategica e che litiga sui dazi con la superpotenza, restandone totalmente dipendente sul piano della sicurezza e delle tecnologie.

Rischi di nuova crisi energetica

E la cronaca da ragione agli scettici. In questi giorni di fortissime tensioni, i capitali si stanno muovendo verso gli USA in cerca di sicurezza tra gli asset denominati in dollari. Il biglietto verde mette a segno un rafforzamento del 2% in media contro le principali valute mondiali. L’UE patisce già la situazione, con il gas salito fino a 60 euro per Mega-wattora e ai massimi da quasi tre anni, nonché un petrolio sopra gli 80 dollari al barile. La paura della reflazione può spingere la Banca Centrale Europea ad anticipare il primo rialzo dei tassi di interesse. In teoria, questa mossa rafforzerebbe l’euro contro lo stesso dollaro, sul quale pende la spada di Damocle di nuovi tagli dei tassi pretesi dall’amministrazione Trump.

Tutto ciò non succede e il cambio euro-dollaro, anziché portarsi sopra la soglia di 1,20 come molti analisti si attendevano fino a poche settimane fa, sta invertendo la rotta. La ragione è semplice: la debolezza geopolitica dell’UE pesa come un macigno anche sull’euro, perché espone l’economia continentale al rischio di una stagflazione. Accadde anche nel 2022, quando con l’invasione russa dell’Ucraina il cambio scese da oltre 1,20 fino a un minimo di 0,95 in pochi mesi. Nel frattempo, l’inflazione nell’area esplodeva fino alla doppia cifra.

Debolezza strutturale per euro è garanzia per dollaro

Il mercato si muove non per simpatia, ma per puro calcolo. E’ consapevole che l’UE non sia padrona del suo destino. Né possiamo pensare che possa dotarsi di una visione geopolitica nel giro di qualche settimana o mesi. E’ qualcosa che si costruisce nei decenni e che per risultare credibile deve fondarsi su forza militare, economica e diplomatica. Nulla di tutto questo sta accadendo, neanche dopo la pandemia e la guerra in Ucraina. Il Pil arranca, il riarmo resta a parole e i potenti della Terra neanche ci consultano quando devono parlare di cose da grandi. Una marginalità geopolitica, che rischia di diventare anche economica con l’assenza di iniziativa sull’IA. Il dollaro può dormire sonni tranquilli. Pur con tutti i casini che ci sono a Washington, la debolezza strutturale per l’euro è tale da non poter costituire una minaccia da qui ad almeno qualche decennio. Sempre che l’UE trovi nel frattempo la via d’uscita dalla sua insipienza.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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