Si possono verificare situazioni particolari nel nostro sistema pensionistico che, se correttamente interpretate, consentono di andare in pensione prima del previsto. Oggi analizziamo un caso molto interessante che riguarda la possibilità di raggiungere i 20 anni di contributi non soltanto continuando a lavorare, ma anche sfruttando una specifica regola che riconosce una maggiorazione contributiva ad alcune categorie di lavoratori.
Abbiamo ricevuto in redazione
“Buonasera, sono Stefania, una lavoratrice invalida al 75%. Faccio la cassiera in un supermercato da 15 anni. A seguito di un incidente, sono stata riconosciuta invalida al 75% perché una gamba non funziona più come dovrebbe. Ho provato a richiedere aggravamenti e a presentare ricorsi, ma senza successo.
Nonostante il riconoscimento dell’invalidità civile nel 2014, ho continuato a lavorare, anche se come appartenente alle categorie protette, presso lo stesso datore di lavoro. Oggi ho circa 18 anni di contributi complessivi, tutti nel sistema contributivo. Compio 66 anni a luglio e ho avuto tre figli. Vi fornisco questi dettagli per capire quando potrò andare in pensione.
Devo davvero aspettare il 2028? Anche raggiungendo i 67 anni e un mese il prossimo anno, mi mancherebbero comunque i 20 anni di contributi, che completerei solo nel 2028. E in quel caso dovrei attendere addirittura i 67 anni e 3 mesi? Ho interpretato correttamente la situazione oppure esistono alternative?”
Pensioni: ecco quando 18 anni di contributi diventano 20 con una domanda all’INPS
Quello della nostra lettrice può essere definito un caso quasi scolastico. Naturalmente sarebbe opportuno che la sua posizione fosse analizzata da un professionista specializzato, ma dalle informazioni fornite sembrano emergere concrete possibilità di pensionamento anticipato.
Se tutti gli elementi indicati corrispondono alla realtà, la lavoratrice potrebbe avere i requisiti per lasciare il lavoro molto prima di quanto immagina.
I fattori che incidono maggiormente sono i seguenti:
- i tre figli avuti;
- l’invalidità civile riconosciuta al 75%;
- gli anni di lavoro svolti dopo il riconoscimento dell’invalidità;
- l’assenza di contributi versati prima del 1996.
Ecco le cose che si possono sfruttare per andare in pensione prima del previsto
Questi elementi, combinati tra loro, potrebbero consentire alla lavoratrice di anticipare significativamente l’uscita dal lavoro.
La lettrice compirà 66 anni a luglio. Considerando che dal 2027 l’età per la pensione di vecchiaia dovrebbe salire da 67 anni a 67 anni e un mese, si troverebbe teoricamente a circa 13 mesi dal pensionamento ordinario.
Tuttavia, avendo avuto tre figli e rientrando nel regime dei contributivi puri (primo contributo successivo al 31 dicembre 1995), può beneficiare dello sconto anagrafico previsto dalla normativa.
Ogni figlio dà diritto a una riduzione di 4 mesi, fino a un massimo di 16 mesi per chi ha avuto almeno quattro figli. Nel suo caso, con tre figli, lo sconto complessivo è pari a 12 mesi.
In teoria, quindi, potrebbe maturare il requisito anagrafico già al compimento dei 66 anni di età.
Pensioni, figli, invalidità e tutte le cose che aiutano
Resta però il requisito contributivo dei 20 anni di versamenti, che la lavoratrice ritiene di non aver ancora raggiunto.
Ed è proprio qui che entra in gioco una possibilità spesso poco conosciuta: la maggiorazione contributiva per invalidità.
I lavoratori ai quali sia stata riconosciuta un’invalidità civile non inferiore al 74% hanno diritto a una maggiorazione figurativa pari a 2 mesi di contributi per ogni anno di lavoro svolto dopo il riconoscimento dell’invalidità, fino ai limiti previsti dalla normativa.
Nel caso della nostra lettrice, l’invalidità è stata riconosciuta nel 2014 e da allora ha continuato a lavorare. Considerando circa 12 anni di attività lavorativa svolta in queste condizioni, potrebbe aver maturato circa 24 mesi di contribuzione figurativa aggiuntiva.
Se questi due anni figurativi risultassero integralmente riconoscibili, potrebbero consentirle di raggiungere o addirittura superare i 20 anni di contributi necessari per la pensione di vecchiaia.
Anche nell’ipotesi in cui mancasse ancora qualche mese, il traguardo sarebbe comunque molto più vicino rispetto a quanto immaginato dalla lavoratrice, che probabilmente non dovrebbe attendere fino al 2028.
La domanda per l’accredito dei 2 mesi aggiuntivi di figurativi
La procedura per ottenere il riconoscimento della maggiorazione contributiva per invalidità è relativamente semplice.
Generalmente la richiesta viene presentata contestualmente alla domanda di pensione, indicando la data del riconoscimento dell’invalidità civile e il periodo di lavoro svolto successivamente.
Sarà poi l’INPS a verificare la documentazione e a procedere all’eventuale accredito della contribuzione figurativa spettante.
Resta comunque un ultimo aspetto da verificare. Per i lavoratori che non hanno contributi antecedenti al 1996, la pensione di vecchiaia contributiva può essere riconosciuta solo se l’importo maturato risulta almeno pari all’assegno sociale.
Pertanto, oltre ai requisiti anagrafici e contributivi, sarà necessario controllare anche che l’importo della pensione futura raggiunga la soglia minima prevista dalla normativa vigente.