Una misura che, se collegata a un ammortizzatore sociale, può consentire un’uscita dal lavoro con molti anni di anticipo rispetto ai requisiti ordinari. È il caso della quota 41 precoci, soprattutto quando si intreccia con la NASpI.
Grazie a questo meccanismo, alcuni lavoratori riescono a sfruttare fino a due anni di disoccupazione indennizzata e, successivamente, accedere alla pensione anticipata con circa due anni di anticipo rispetto alla pensione anticipata ordinaria. Se il confronto è con la pensione di vecchiaia a 67 anni, il vantaggio può diventare ancora più significativo.
Pensione quota 41 precoci in sintesi
La quota 41 precoci è una misura che consente di andare in pensione con:
- 41 anni di contributi;
- nessun limite di età.
Rispetto alla pensione anticipata ordinaria, che richiede 42 anni e 10 mesi (per gli uomini), il vantaggio è evidente. Ma il vero elemento distintivo è l’assenza di un requisito anagrafico, che permette di anticipare l’uscita anche di molti anni rispetto ai 67 anni della vecchiaia.
Se a questo si aggiunge la possibilità di percepire prima la NASpI, l’anticipo complessivo può risultare particolarmente rilevante.
Un requisito fondamentale, però, è lo status di lavoratore precoce:
almeno 12 mesi di contributi devono essere stati versati prima dei 19 anni di età (anche non continuativi).
Il limite di platea della pensione di quota 41 precoci
La misura non è accessibile a tutti. La platea è limitata a specifiche categorie:
- lavoratori gravosi e usuranti;
- invalidi civili (almeno al 74%);
- caregiver (conviventi da almeno 6 mesi con familiare disabile grave);
- disoccupati.
Per i lavori:
- usuranti → riferimento al Dlgs 67/2011, con attività svolta per 7 degli ultimi 10 anni o per metà della vita lavorativa;
- gravosi → definiti dalla legge 205/2017, da svolgere per 7 degli ultimi 10 anni o 6 degli ultimi 7 anni.
Tra queste categorie, quella dei disoccupati è particolarmente interessante per il collegamento con la NASpI.
Il collegamento tra quota 41 e Naspi
Per accedere alla quota 41 come disoccupato, è necessario seguire un percorso preciso:
- perdita del lavoro involontaria;
- accesso alla NASpI;
- fruizione completa dell’indennità spettante;
- attesa di 3 mesi dall’ultima rata percepita;
- presentazione della domanda di pensione.
La NASpI può durare fino a 24 mesi, poiché viene calcolata come metà delle settimane lavorate negli ultimi quattro anni.
In questo modo, un lavoratore può:
- restare coperto da un reddito per due anni;
- e poi accedere alla pensione con la quota 41.
Il risultato è un’uscita dal lavoro molto anticipata, che in alcuni casi può collocarsi diversi anni prima rispetto ai requisiti ordinari.
In sintesi, il binomio NASpI + quota 41 precoci rappresenta uno degli strumenti più efficaci per anticipare il pensionamento, ma resta riservato a una platea ben definita e vincolata a requisiti precisi.