Dopo la doccia fredda della conferma che l’Italia, in termini di deficit, è al 3,1% del PIL – quindi oltre il limite del 3% richiesto dall’Unione Europea – qualsiasi velleità di superare la legge Fornero attraverso una nuova riforma delle pensioni appare ormai un autentico miraggio. A meno di un atto di forza del governo, con la decisione di andare oltre il patto di stabilità in modo unilaterale, come proposto dalla Lega. In quel caso, una riforma delle pensioni, anche con un aumento della spesa pubblica ben oltre i limiti europei, sarebbe teoricamente possibile. Ma a quale prezzo?
Fuori dal patto di stabilità europeo anche unilateralmente
L’ultima legge di Bilancio è stata una manovra estremamente contenuta, costruita con l’obiettivo di preservare i conti pubblici e mantenere il deficit entro il 3%, così da ottenere maggiore margine di manovra nella successiva finanziaria.
In quel contesto, le ipotesi di riforma delle pensioni – volte a superare la legge Fornero – apparivano concrete e persino promettenti.
Poi, però, è arrivata la doccia fredda: i dati di Istat ed Eurostat hanno confermato uno scenario ben diverso. L’Italia resta dentro i vincoli europei e, di conseguenza, non si intravedono margini per una manovra espansiva nella prossima legge di Bilancio. A meno che non si concretizzi la proposta della Lega.
Nei giorni scorsi, il capogruppo del Carroccio in Commissione Bilancio al Senato, Claudio Borghi, ha rilanciato l’idea di un’uscita dal patto di stabilità anche in forma unilaterale. Il messaggio è chiaro: si prova a trattare con Bruxelles, ma se l’Unione Europea resta rigida – nonostante crisi energetica, guerre e tensioni geopolitiche – allora si procede autonomamente.
«L’abbandono del patto di stabilità, eventualmente anche unilaterale qualora l’Ue non dovesse dare risposte», è la posizione espressa dal partito.
La riforma delle pensioni e il superamento della legge Fornero
Un’uscita dal patto di stabilità consentirebbe maggiore libertà di intervento per sostenere famiglie e imprese, ad esempio con la riduzione delle accise sui carburanti. Ma non solo. Con margini più ampi, potrebbe tornare in primo piano uno dei cavalli di battaglia storici della Lega: quota 41 per tutti.
Si potrebbe, ad esempio, ipotizzare una versione flessibile della misura, con penalizzazioni sull’assegno per ogni anno di anticipo. Escluse le fasce più deboli (come chi ha un ISEE sotto i 35.000 euro). Oppure si potrebbe tornare a discutere dell’estensione a tutti della pensione contributiva a 64 anni, superando l’attuale disparità tra contributivi puri e lavoratori nel sistema misto.
Si tratta di ipotesi che, almeno sulla carta, potrebbero segnare un passo decisivo verso il superamento della riforma Fornero. Tuttavia, una scelta di rottura – come l’uscita unilaterale dal patto di stabilità – comporterebbe rischi rilevanti. Anche all’interno della maggioranza le reazioni alla proposta leghista sono state fredde, proprio per le possibili conseguenze.
Si arriverebbe infatti a una frattura con l’Unione Europea, con effetti difficilmente prevedibili. Senza dimenticare che le regole comunitarie prevedono, in caso di violazione dei vincoli, sanzioni fino a un miliardo di euro ogni semestre.
Un prezzo elevato, che rende la scelta tutt’altro che semplice.