Se sulle eventuali nuove regole di pensionamento in vigore dal 2027 c’è ancora molta incertezza, alcune novità possono già essere considerate altamente probabili. Restano infatti da confermare misure come la proroga dell’Ape Sociale e l’eventuale estensione della pensione anticipata contributiva a 64 anni anche ai lavoratori che rientrano nel sistema misto.
Ci sono però alcuni aspetti che, salvo sorprese, possono già essere dati per acquisiti. Il primo riguarda l’aumento dei requisiti anagrafici per l’accesso alla pensione di vecchiaia, alla pensione anticipata contributiva e ad altre prestazioni previdenziali, legato all’adeguamento alla speranza di vita. Dal 2027 è previsto un incremento di un mese, destinato a diventare di tre mesi complessivi nel 2028.
Un’altra certezza riguarda invece chi è già pensionato. Anche nel 2027, infatti, gli assegni previdenziali saranno rivalutati in base all’andamento dell’inflazione. Pur trattandosi di un meccanismo che interessa chi già percepisce una pensione, l’aggiornamento degli importi inciderà indirettamente anche su alcuni requisiti richiesti a chi andrà in pensione nel corso del prossimo anno.
Pensioni 2027, ecco i nuovi importi di chi è già pensionato
Secondo le attuali previsioni, il tasso di inflazione utilizzato per la perequazione automatica delle pensioni dovrebbe attestarsi intorno al 2,8%.
Come avviene ogni anno, l’INPS applica a gennaio un aumento provvisorio basato sul tasso di inflazione previsionale. Solo nei mesi successivi, quando saranno disponibili i dati definitivi relativi agli ultimi mesi dell’anno precedente, verrà effettuato l’eventuale conguaglio tra il valore stimato e quello effettivamente registrato.
Se le attuali stime saranno confermate, nel 2027 pensioni e prestazioni assistenziali beneficeranno quindi di una rivalutazione del 2,8%.
Si tratterebbe di un incremento decisamente superiore rispetto a quello riconosciuto all’inizio del 2026, quando la perequazione è stata calcolata sulla base di un tasso d’inflazione inferiore all’1%.
Come saliranno gli importi delle pensioni e dei trattamenti INPS nel 2027
Con una rivalutazione del 2,8%, il trattamento minimo INPS passerebbe dagli attuali 611,85 euro a circa 629 euro mensili.
L’aumento interesserà tutte le pensioni, applicando il consueto sistema di perequazione per fasce previsto dalla normativa.
La rivalutazione piena del 2,8% sarà riconosciuta agli assegni fino a quattro volte il trattamento minimo, cioè a quelli di importo pari a circa 2.515 euro lordi mensili.
Per la quota di pensione compresa tra quattro e cinque volte il minimo, la rivalutazione sarà pari al 90% dell’inflazione, corrispondente a circa il 2,52%.
Per la parte eccedente le cinque volte il trattamento minimo, invece, l’adeguamento sarà pari al 75% del tasso di inflazione, cioè a circa il 2,1%.
Facendo un esempio pratico, una pensione di 1.500 euro al mese arriverebbe a circa 1.542 euro mensili grazie alla rivalutazione.
Gli aumenti incidono anche sul diritto ad alcune pensioni
La rivalutazione interesserà anche le principali prestazioni assistenziali, a partire dall’Assegno Sociale.
Oggi questa prestazione, destinata ai cittadini che possiedono i requisiti previsti dalla legge, ammonta a 546,24 euro mensili. Con un aumento del 2,8%, l’importo potrebbe salire a circa 561,53 euro al mese.
Questo dato assume particolare importanza anche per chi intende accedere alla pensione anticipata contributiva.
Misura che richiede almeno 64 anni di età e 20 anni di contributi. E a condizione che l’importo della pensione maturata sia almeno pari a tre volte l’Assegno Sociale. Ovviamente con soglie ridotte per alcune lavoratrici con figli, secondo quanto previsto dalla normativa.
Se aumenta l’Assegno Sociale, cresce di conseguenza anche la soglia minima che il futuro pensionato dovrà raggiungere per poter accedere a questa forma di pensionamento anticipato.
Lo stesso principio vale anche per i lavoratori interamente contributivi, cioè coloro che non possiedono contributi accreditati prima del 31 dicembre 1995. Per ottenere la pensione di vecchiaia con almeno 20 anni di contributi, infatti, l’importo dell’assegno maturato dovrà essere almeno pari all’Assegno Sociale vigente al momento della decorrenza della pensione.
Anche le prestazioni di invalidità civile, essendo trattamenti di natura assistenziale, saranno interessate dalla rivalutazione annuale. Di conseguenza, l’assegno mensile di invalidità civile, che oggi ammonta a circa 341 euro, dovrebbe salire a circa 350 euro al mese. In linea con il tasso di perequazione previsto.