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Pensione INPS: uscita dal lavoro 4 anni prima a 60 anni con 37 anni di contributi 

Lasciare il lavoro a 60 anni e programmare la pensione sfruttando indennità, ammortizzatori sociali e congedi.
13 Maggio 2026
pensione 60 anni
Foto © Investireoggi

Quando si parla di pensioni, concentrarsi soltanto sulle misure più note e ordinarie, senza approfondire tutte le alternative realmente disponibili, è spesso un grave errore. In Italia, infatti, le opportunità per lasciare il lavoro anche in anticipo rispetto ai requisiti ordinari non mancano affatto. Esistono strumenti previdenziali che consentono di programmare con largo anticipo l’uscita dal mondo del lavoro, persino intorno ai 60 anni di età, preparando così con maggiore serenità il futuro pensionistico.

Molti lavoratori ignorano completamente queste possibilità e non sanno che, pur senza ottenere immediatamente la pensione, possono costruire un percorso che li accompagni verso la quiescenza diversi anni prima rispetto alle regole ordinarie.

Oggi vedremo proprio uno di questi casi: una soluzione che, sfruttando insieme lo status di caregiver e quello di disoccupato, permette di lasciare il lavoro anche con 37 anni di contributi, programmando la pensione fino a quattro anni prima.

Pensione INPS: uscita dal lavoro 4 anni prima a 60 anni con 37 anni di contributi

Tutto ruota attorno alla quota 41 per i lavoratori precoci.

Si tratta di una misura strutturale, ormai stabilmente presente nel sistema previdenziale italiano, che consente di andare in pensione indipendentemente dall’età anagrafica, purché si raggiunga il requisito contributivo previsto.

La quota 41, però, è destinata solo a specifiche categorie di lavoratori:

  • invalidi;
  • caregiver;
  • disoccupati;
  • addetti a lavori gravosi o usuranti.

Per accedere servono:

  • almeno 41 anni di contributi;
  • di cui almeno 12 mesi versati prima del compimento dei 19 anni di età.

Chi ha iniziato a lavorare molto giovane può quindi arrivare tranquillamente alla pensione già a 60 anni. Per esempio, chi ha iniziato a lavorare a 18 anni può maturare i 41 anni di versamenti proprio intorno a quell’età, rispettando anche il requisito della contribuzione precoce.

C’è però un altro aspetto importante da considerare.

Per la quota 41, infatti, secondo l’interpretazione applicata dall’INPS, almeno 35 anni di contributi devono essere effettivi, cioè privi di periodi figurativi derivanti da disoccupazione o malattia.

Va detto che alcune sentenze hanno contestato questa interpretazione, ma al momento l’Istituto continua ad applicare questa regola.

Non è pensione immediata, ma si può lasciare il lavoro quattro anni prima, a 60 anni

Ed è qui che entrano in gioco gli strumenti che consentono di programmare l’uscita anticipata dal lavoro.

Un contribuente che oggi abbia già maturato 37 anni di contributi può infatti costruire un percorso che lo accompagni fino alla quota 41, smettendo di lavorare anche quattro anni prima rispetto alla pensione effettiva.

Come? Sfruttando prima la Naspi e poi il congedo biennale retribuito per caregiver.

Ecco la doppia soluzione che favorisce le uscite anticipate

Il primo passaggio è rappresentato dalla Naspi, cioè l’indennità di disoccupazione INPS riconosciuta a chi perde involontariamente il lavoro.

La Naspi può durare fino a un massimo di:

  • 24 mesi;
  • pari alla metà delle settimane lavorate nei quattro anni precedenti la perdita del posto di lavoro.

Durante la Naspi vengono accreditati anche i relativi contributi figurativi, validi sia per il diritto sia per il calcolo della pensione.

Un lavoratore che oggi abbia 37 anni di contributi, dopo due anni di Naspi, arriverebbe quindi a circa 39 anni di versamenti.

Non sufficienti ancora per la quota 41, ma già molto vicini al traguardo.

Il ruolo del congedo biennale per caregiver

A questo punto entra in gioco il secondo strumento: il congedo straordinario biennale retribuito previsto per i caregiver che assistono un familiare con disabilità grave.

Parliamo di soggetti che assistono un familiare:

  • con invalidità al 100%;
  • oppure titolare di indennità di accompagnamento.

Per ottenere il congedo bisogna però avere un rapporto di lavoro attivo. Ecco perché, dopo la Naspi, serve una nuova assunzione, preferibilmente a tempo indeterminato.

Una volta assunto, il lavoratore può richiedere il congedo biennale e ottenere:

  • fino a due anni di assenza dal lavoro;
  • con retribuzione piena calcolata sulla parte fissa dello stipendio;
  • e con copertura contributiva figurativa.

In questo modo si maturano altri due anni circa di contributi, arrivando così ai 41 anni necessari per la quota 41 precoci.

Va ricordato, però, che dal 2027 anche questa misura subirà gli effetti dell’aumento dei requisiti legato alle aspettative di vita:

  • un mese in più nel 2027;
  • tre mesi in più dal 2028.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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