La pensione di vecchiaia è la misura a cui possono accedere coloro che raggiungono la giusta età pensionabile. Ed è proprio questo requisito a catalizzare l’attenzione, visto il previsto aumento dal 2027 legato all’aspettativa di vita.
Oggi la pensione di vecchiaia si ottiene con 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi. Tuttavia, con una contribuzione così limitata, aspettarsi assegni elevati è, salvo rare eccezioni, piuttosto difficile. Non stupisce quindi che molti pensionati scelgano di continuare a lavorare per integrare il reddito.
Ma è davvero possibile lavorare mentre si percepisce la pensione? È questo il dubbio del nostro lettore:
“Salve, volevo un vostro suggerimento.
Sto per andare in pensione di vecchiaia. Compio i miei 67 anni a giugno. Ho 25 anni di contributi e mi hanno detto che prenderò circa 800 euro al mese. Oggi guadagno 1.500 euro. È evidente il calo di reddito. Posso continuare a lavorare? Devo prima dimettermi oppure posso proseguire senza problemi? Qual è la verità?”
Pensione di vecchiaia: si può continuare a lavorare?
Come detto, la pensione di vecchiaia è una misura ordinaria: 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi (requisiti destinati a salire a 67 anni e un mese nel 2027 e 67 anni e 3 mesi nel 2028).
Per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995, inoltre, è richiesto un importo minimo della pensione pari almeno all’assegno sociale (circa 546 euro mensili). Spesso però, anche per chi ha carriere più lunghe, gli importi risultano modesti e vengono integrati con maggiorazioni o integrazioni (non sempre previste per i contributivi puri).
Proprio per questo motivo molti, come il lettore, valutano di continuare a lavorare.
La risposta è chiara: sì, è possibile lavorare percependo la pensione di vecchiaia.
Non esistono limiti al cumulo tra redditi da lavoro e pensione per questa misura.
I vincoli riguardano solo alcune pensioni anticipate, come Ape sociale o le varie quote (100, 102, 103), dove è previsto il divieto di cumulo fino ai 67 anni. Ma una volta raggiunta l’età pensionabile, anche questi limiti decadono.
Per la pensione di vecchiaia, invece, il cumulo è sempre consentito.
C’è però un aspetto fondamentale da considerare: al momento della domanda di pensione, il lavoratore dipendente deve risultare cessato dal rapporto di lavoro. Ed è qui che nasce il cosiddetto paradosso.
Prima le dimissioni o il licenziamento, poi eventualmente nuove assunzioni
È possibile, quindi, lavorare e percepire la pensione di vecchiaia, ma con una condizione precisa: bisogna prima interrompere il rapporto di lavoro dipendente.
Come indicato sul sito INPS, tra i requisiti è prevista la cessazione del rapporto di lavoro dipendente al momento della domanda. Questo significa che il lavoratore deve dimettersi o essere licenziato prima di ottenere la pensione.
Una volta liquidata la pensione, però, nulla vieta di tornare a lavorare, anche già dal mese successivo.
Si tratta di un vero e proprio paradosso normativo: prima si deve smettere di lavorare per accedere alla pensione, poi si può riprendere l’attività senza alcuna limitazione.
Questo vincolo riguarda esclusivamente i lavoratori dipendenti. Per gli autonomi e parasubordinati, invece, non è richiesta la cessazione dell’attività: possono continuare a lavorare senza interruzioni anche durante il passaggio alla pensione.
In conclusione, per il nostro lettore la strada è chiara: dovrà prima cessare il rapporto di lavoro, ottenere la pensione e poi, se lo desidera, riprendere a lavorare, integrando così un assegno che, da solo, potrebbe risultare insufficiente.