Anche oggi l’indice KOSPI ha chiuso al nuovo massimo storico, segnando un rialzo giornaliero del 3,55% grazie all’accordo tra USA e Iran per estendere di 60 giorni la tregua, portando al 97% i guadagni da inizio anno. Il boom dell’Intelligenza Artificiale sta trainando le esportazioni, che a marzo di quest’anno hanno registrato il record di 86,6 miliardi di dollari, scendendo appena a 85,9 miliardi ad aprile (+47,6%). Il paradosso di tutta questa vicenda è che il won coreano non è stato così debole dalla crisi finanziaria mondiale del 2009. Contro il dollaro scambia a 1.509, -9% su base annua.
Won coreano debole con boom IA
Non c’è economia al mondo come la Corea del Sud, che sta beneficiando dell’IA.
Colossi come Samsung e HK Synix sono letteralmente esplosi in borsa. Il primo capitalizza ormai più di 1.330 miliardi di dollari. Le vendite di chip all’estero gonfiano i conti societari e allo stesso tempo la bilancia commerciale. E’ di questi giorni la notizia che proprio Samsung ha raggiunto un accordo con i sindacati per pagare ai dipendenti un bonus atteso nell’ordine dei 290.000 euro ciascuno per inizio anno prossimo.
Deflusso di capitali
Tutto si direbbe, tranne che il won coreano dovrebbe mostrarsi così debole. Un paradosso spiegato da diversi fattori. In primis, i profitti generati dalle esportazioni non stanno venendo convertiti nella valuta domestica dalle società. La conseguenza è che rimangono in dollari e il cambio non ne beneficia affatto. Allo stesso tempo, gli investitori stranieri stanno approfittando del boom della Borsa di Corea, ma chiudono le posizioni non appena realizzano un certo livello di guadagno e le convertono immediatamente nelle valute di provenienza.
Gli stessi investitori domestici stanno portando i loro capitali all’estero, attratti particolarmente dagli alti rendimenti americani. Tanto per darvi un’idea, gli investimenti diretti esteri in uscita sono stati di 71,88 miliardi di dollari, a cui si sono sommati investimenti azionari per 114,3 miliardi e trasferimenti di criptovalute per 110 miliardi. Quest’ultima è stata la reazione alle leggi restrittive introdotte da Seul a carico delle criptovalute.
Crisi energetica e inflazione
Cosa non secondaria, negli ultimi mesi le importazioni di energia stanno costando molto di più a causa della guerra in Iran. E la Corea del Sud è quasi del tutto dipendente da petrolio e gas acquistato all’estero, specie nel Golfo Persico. Dunque, la domanda di dollari resta alta o continua a crescere. Il boom dell’IA non sta riguardando il won coreano, che di fatto è sceso ai minimi da 17 anni. Se vogliamo, in parte questo fenomeno paradossale è simile a quello che da anni vive la corona norvegese. Lo stato scandinavo esporta petrolio e gas e possiede il più grande fondo sovrano al mondo con asset per circa 2.300 miliardi di dollari, il quadruplo del Pil. Tuttavia, proprio il fatto che investe all’estero i proventi dell’energia crea pressioni sul suo tasso di cambio.
Nello specifico, il won coreano subisce anche le conseguenze della ripresa dell’inflazione: al 2,6% in aprile con tassi di interesse ancora fermi al 2,5%.
La Banca di Corea a giugno quasi certamente li alzerà per arrestare i deflussi dei capitali e contrastare il carovita. Poiché è difficile che la Federal Reserve torni ad alzare il costo del denaro nei prossimi mesi (e con un’inflazione esplosa al 3,8% ad aprile), potremmo assistere ad un’inversione di rotta per il cambio.

Won coreano sconta anche rischio geopolitico
Infine, non dobbiamo dimenticare che il won coreano risente anche di dinamiche geopolitiche. La confinante Corea del Nord rappresenta una minaccia costante e a fine 2024 l’allora presidente Yoon Suk-yeol tentò un colpo di stato con l’imposizione della legge marziale, ritirata dopo poche ore per le proteste di piazza. Seguì la sua destituzione e la condanna all’ergastolo per il reato di insurrezione. Un caso, che ha svelato le tensioni interne a Seul e che ha contribuito a tenere alta la guardia sul rischio politico.
giuseppe.timpone@investireoggi.it