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Occupazione sotto il governo Meloni: cosa raccontano davvero i numeri

Ecco cosa ci dicono le cifre ufficiali dell'ISTAT sull'occupazione in Italia sotto il governo Meloni, a 3 anni e mezzo dalla sua nascita.
30 Maggio 2026
Occupazione in Italia sotto governo Meloni
Occupazione in Italia sotto governo Meloni © Investireoggi.it

Come si fa a discostarsi dalla propaganda degli uni e degli altri partiti riguardo al sensibilissimo tema del mercato del lavoro? Guardando alle cifre ufficiali, che per loro natura non sono né di destra e né di sinistra. L’occupazione in Italia è risultata in crescita nel mese di aprile al nuovo record di 23 milioni 337 mila unità, pari al 63,1%. Trattasi di +123.000 in un mese e +269.000 in un anno. Come sempre, i dati si prestano a letture differenti. C’è chi vi vede l’aspetto positivo del massimo storico raggiunto e chi nota che siamo pur sempre in fondo alla classifica europea. Senza dubbio, i secondi hanno ragione. Tuttavia, non lo siamo da ora e dobbiamo capire se negli ultimi anni abbiamo compiuto passi in avanti o se siamo rimasti fermi o peggio ancora andati all’indietro.

Occupazione ISTAT
Occupazione ISTAT © Licenza Creative Commons

Occupazione in Italia da ottobre 2022

Il governo di Giorgia Meloni è nato nell’ottobre del 2022, cioè più di tre anni e mezzo fa. Risulta essere già il secondo più lungo nella storia repubblicana dopo quello guidato da Silvio Berlusconi tra il 2001 e il 2005. L’occupazione in Italia è migliorata sotto l’attuale esecutivo? I dati ISTAT ci dicono che il tasso era al 60,6% nel mese in cui la prima donna premier s’insediava a Palazzo Chigi. Da allora, è salito del 2,5%. In valore assoluto, sono stati creati 1 milione e 88 mila posti di lavoro. Di questi, 539.000 hanno riguardato uomini e 549.000 donne.

Il tasso di occupazione femminile è salito dal 51,7% al 54,4% (+2,7%), cioè più della media generale. L’occupazione maschile è aumentata, invece, del 2,1% dal 69,5% al 71,6%. Troppo poco per sostenere che il “gender gap” si stia riducendo, ma la convergenza effettivamente c’è: da 17,8 a 17,2 punti percentuali.

Nell’aprile scorso, l’occupazione femminile ammontava al 42,7% del dato complessivo contro il 42,3% nell’ottobre del 2022. Piccole variazioni, ma perlomeno nella giusta direzione.

Precarietà del lavoro in calo

Una delle critiche mosse al governo Meloni è da parte di sindacati e opposizioni di festeggiare cifre vuote, ignorando la precarietà “in crescita” del mondo del lavoro. Anche qui l’ISTAT ci viene in soccorso con i dati sui contratti di lavoro dipendente: da 18 milioni 271 mila a 19 milioni e 5 mila. Un boom di 734.000 unità, che ci racconta di una maggiore capacità dei lavoratori di trovare lavoro alle dipendenze delle imprese. A quali condizioni? I contratti stabili sono aumentati da 15 milioni 275 mila a 16 milioni 480 mila, ossia di 1 milione 205 mila. Viceversa, i contratti a tempo determinato sono diminuiti da 2 milioni 997 mila a 2 milioni 525 mila: -472.000 unità.

Questi numeri di dicono che i lavoratori a tempo determinato sono scesi dal 16,4% al 13,3% del totale sotto il governo Meloni. In questo senso, la precarietà risulta diminuita e non aumentata. E nel frattempo, i lavoratori autonomi sono aumentati di 354.000 unità a 5 milioni 332 mila. Dunque, la crescita dell’occupazione in Italia è stata dovuta nel periodo considerato per il 69,5% al lavoro dipendente e per il 30,5% al lavoro autonomo.

Questo è un dato da attenzionare, perché in passato si era diffuso il malcostume delle false partite IVA per mascherare rapporti di lavoro subordinati.

Occupazione giovanile in chiaroscuro

Infine, i giovani. Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) è sceso al 16,9% dal 22,9%. Tuttavia, in questa fascia di età il numero di occupati è sceso anch’esso da 1 milione 140 mila a 1 milione 24 mila unità. Questo è stato possibile per via dell’aumento degli inattivi da 4 milioni 287 mila a 4 milioni 646 mila. Il tasso di disoccupazione generale è sceso ai minimi storici del 5,1% dal 7,8% di tre anni e mezzo prima. Gli inattivi tra i 15 e 64 anni sono scesi da 12 milioni 724 mila (34,2%) a 12 milioni 415 mila (33,4%). Allargando l’orizzonte alla fascia 15-34 anni, scopriamo che il numero degli occupati è salito da 5 milioni 225 mila a 5 milioni 320 mila (+95.000) e per un tasso del 44,1% dal 43,9%.

Occupazione in Italia da record, resta questione salariale

Vogliamo fare una precisazione, non per la prima volta. Quando diciamo che i posti di lavoro sono aumentati sotto il governo Meloni, non stiamo necessariamente sostenendo che lo abbiano fatto grazie ad esso. Ci stiamo limitando a riportare i dati ufficiali. Essi dicono che lo stato dell’occupazione in Italia è decisamente migliorato negli ultimi anni, cosa che non implica che possiamo mostrarci già soddisfatti così. Gli occupati restano bassi nel confronto internazionale (media al 71% nell’Unione Europea) e c’è una questione salariale che si trascina da molti anni senza soluzione, nel senso che i bassi stipendi offuscano in molti casi la positività delle statistiche.

Gli stessi dati ISTAT, però, ci confermano che le retribuzioni orarie stanno salendo dal 2024 più dell’inflazione. Vedremo se la ripresa di quest’ultima abbia interrotto questo trend positivo o se i rinnovi contrattuali riusciranno a proteggere il potere di acquisto dei lavoratori.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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