Rendimenti BTp tornano al “Papeete” e il 2020 rischia di andare peggio

I titoli di stato italiani hanno perso quota negli ultimi due mesi e i loro rendimenti sono risaliti ai livelli del governo "giallo-verde", prima che Matteo Salvini staccasse la spina. Ecco perché nel 2020 rischiamo di assistere a un loro ulteriore deterioramento.

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I titoli di stato italiani hanno perso quota negli ultimi due mesi e i loro rendimenti sono risaliti ai livelli del governo

Chi lo avrebbe detto che un capitolo di politica italiana sarebbe stato scritto in un lido? Siamo al “Papeete Beach” di Milano Marittima, data 4 agosto 2019. Ospite d’eccezione niente di meno che il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che tra un Inno di Mameli e un giro alla consolle, annuncia la fine del governo “giallo-verde”.

I rendimenti dei BTp a 10 anni in quei giorni stavano scendendo in area 1,50% (due mesi prima stavano sopra il 2%), in scia a una tendenza globale. Dopo quelle dichiarazioni, sappiamo cosa accadde: si aprì la crisi di governo, ma contrariamente alle attese, il PD con Matteo Renzi segnalò l’intenzione di formare una nuova maggioranza con il Movimento 5 Stelle per evitare elezioni anticipate. I rendimenti sovrani, dopo essere risaliti fino al 9 agosto, iniziarono a scendere velocemente, apprezzando l’apertura della nuova fase politica.

A fine settembre, i decennali italiani erano scesi allo 0,80%, mai così bassi. Da allora, la lenta e inesorabile risalita, anche stavolta a seguito di una tendenza globale, che ha visto crollare di circa 4.500 miliardi di dollari la massa dei bond con rendimenti negativi rispetto a inizio settembre. Il mercato si mostra un po’ stressato dall’esplosione dei prezzi obbligazionari, effettivamente non giustificabili oramai nemmeno dalle tensioni geopolitiche e finanziarie imperanti nell’Eurozona, così come di natura commerciale tra USA e Cina.

Oggi, il BTp a 10 anni rende sopra l’1,40%, per l’esattezza l’1,43% a metà seduta. Siamo tornati ai giorni del “Papeete”, sebbene il lido romagnolo sia chiuso in questa stagione e non troviamo più Salvini alla consolle. Ci sono tutti gli ingredienti per prevedere un 2020 meno roseo di quanto ci andassimo raccontando solo poche settimane fa, in relazione ai costi di emissione del debito. A novembre, l’inflazione nell’Eurozona ha ripreso a salire all’1% dallo 0,7% di ottobre e quella “core” dell’1,3% dall’1,1%, mentre la Germania ha evitato la recessione “tecnica”, crescendo dello 0,1% sui tre mesi precedenti e dello 0,5% su base annua. A settembre, gli ordini industriali tedeschi, poi, sono aumentati dell’1,3% su agosto.

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Nel complesso, pare che l’Eurozona stia andando meno peggio del previsto e anche sul fronte Brexit e USA-Cina le cose volgerebbero verso il meglio, date le premesse. Con un clima di eventuale “risk on” sui mercati, i capitali si dirigerebbero verso il comparto azionario, mollando l’obbligazionario e creando stress ai danni degli emittenti in fase di rifinanziamento delle scadenze. E JP Morgan ha stimato la domanda globale di bond in calo di 840 miliardi per il 2020, mentre le emissioni dovrebbero diminuire di soli 375 miliardi. Al netto, il mercato registrerebbe un deterioramento di circa 465 miliardi, cioè l’offerta tenderebbe a crescere di tale importo rispetto alla domanda, indebolendo i prezzi e facendo risalire così i rendimenti.

Per i BTp, una brutta notizia, perché essi necessitano di una domanda globale quanto più sostenuta possibile per neutralizzare le criticità a cui sono tipicamente esposti in qualità di titoli con basso rating. E c’è il fattore Germania. Se gli ultimi eventi – l’SPD si è affidata a una leadership ostile alla “Grosse Koalition” – dovessero portare ad elezioni anticipate, i capitali si dirigerebbero paradossalmente nella stessa Germania e negli altri “porti sicuri” per ripararsi dalle tensioni politiche, acuendo gli spread con la semi-periferia, tra cui l’Italia. Se, invece, una ricomposizione delle diatribe interne alla maggioranza a Berlino fosse resa possibile da un allentamento fiscale, come richiesto dalla nuova segreteria socialdemocratica, le maggiori emissioni di Bund necessarie per finanziare gli investimenti pubblici andrebbero a discapito dei nostri BTp, i quali dal canto loro risentiranno delle quasi certe tensioni politiche italiane dei prossimi mesi.

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