Buona l’asta dei Bot, ma i capitali fuggono dall’Italia

Assegnati 11 miliardi di titoli a tre mesi e un anno con rendimenti negativi al netto dell’inflazione. I risparmiatori fuggono all’estero spaventati dal prossimo aumento dell’iva e dalla Tobin tax

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Assegnati  11 miliardi di titoli a tre mesi e un anno con rendimenti negativi al netto dell’inflazione. I risparmiatori fuggono all’estero spaventati dal prossimo aumento dell’iva e dalla Tobin tax

Dopo il varo della Legge di stabilità da 10 miliardi di euro, l’Italia torna a battere cassa sul mercato obbligazionario (Legge di stabilità: tutte le misure. Aumento Iva, riduzione Irpef, esodati).

 

Asta Bot annuali: i numeri del collocamento

Il Tesoro ha emesso oggi in asta Bot annuali per un importo pari a 8 miliardi di euro e Bot trimestrali per altri 3 miliardi, in sostituzione di Bot per 7,7 miliardi in scadenza il prossimo 15 ottobre. Si conferma così per lo Stato la tendenza a ricorre maggiormente a emissioni a breve termine per evitare una eccessiva spesa per interessi sulla parte media e lunga delle curva, dato anche il livello dello spread Btp/bund che rimane sopra i 355 punti. Nel dettaglio i Bot annuali sono stati assegnati con rendimento medio lordo del 1,94%, in leggero rialzo rispetto alla precedente asta (1,69%), ma in linea con le previsioni degli operatori, mentre i buoni a tre mesi sono stati offerti al tasso del 0,765%, anche qui in leggero rialzo rispetto all’asta di settembre (0,70%). In entrambi i casi, i rendimenti offerti dallo Stato si collocano al di sotto del tasso di inflazione e per il risparmiatore non vi è più convenienza a prestare soldi al Tesoro stante l’incidenza dette tasse, delle commissioni, dei costi bancari e del carovita che supera abbondantemente il 3%.  Tant’è che la richiesta da parte degli operatori – osservano da Banca IMI – si è attestata complessivamente a 1,6 volte l’ammontare offerto, giusto per coprire la domanda del Tesoro sostenendo il prezzo, mentre per altre offerte di obbligazioni corporate italiane di standing elevato quali Enel, ENI e Terna, la richiesta ha superato di gran lunga le più rosse aspettative del mercato.

Anche perché i titoli di stato italiani ormai vengono acquistati prevalentemente dalle banche, “costrette” a sostenere il debito pubblico italiano, e da gestori di fondi che per statuto devono avere in portafoglio percentuali rilevanti di questi titoli, anche a fronte di rendimenti negativi. Più interessante, sarà quindi l’asta di domani, 11 ottobre, in cui il Dipartimento del Tesoro ha disposto l’emissione di Btp scadenza 15 Luglio 2015 e tasso annuo lordo del 4,5% (Isin IT0004840788).

 

Tobin tax: fuga di capitali dall’Italia

Nel frattempo, nonostante i notevoli sforzi compiuti dal governo Monti, i mercati continuano ad avvertire una certa preoccupazione sulla tenuta dei conti pubblici. E a gettare benzina sul fuoco sarà anche la nuova manovra contenuta nella Legge di Stabilità appena presentata e che dovrà essere approvata dal Parlamento entro l’anno. Benché si parli essenzialmente di tagli alla spesa per quasi 9 miliardi di euro, aleggia minacciosamente lo spettro di un aumento della pressione fiscale che dal Luglio 2013 si tradurrà in un ulteriore aumento dell’Iva di un punto percentuale. Anche perché il gettito Iva nei primi otto mesi dell’anno è calato dell’1,3% a causa del crollo dei consumi. Non solo, è prevista anche l’introduzione della Tobin Tax su tutte le transazioni finanziarie che andrà a colpire piccoli e grandi investitori di azioni e obbligazioni italiane (ad eccezione dei titoli di stato) (per una critica ragionata alla Tobin Tax si veda: Tobin tax “all’europea”: il rischio è la fuga dei capitali). Una bella trovata per far ripartire la borsa – commenta a caldo un trader – e che già si sta traducendo in una fuga di capitali verso l’estero: nei mesi compresi tra giugno 2011 e giugno 2012 – secondo Global Financial Stability Report – la fuga dei capitali dall’Italia è stata pari a 235 mld di euro, ossia il 15% del Pil (Fuga dei capitali dall’Italia e dalla Spagna: l’Fmi lancia l’allarme).

Intanto il Fondo monetario internazionale ha lanciato l’allarme recessione Pil mondiale. Quello italiano registrerà un calo del 2,3% nel 2012 e dello 0,7% nel 2013.

Rispetto alle ultime stime di luglio del Fondo la crescita è stata tagliata dello 0,4%. La disoccupazione passerà dall’8,4% del 2011 al 10,6% del 2012, con un picco dell’11,1% nel 2013, poco meno della media europea dell’11,5%. Per l’Fmi la disoccupazione nelle economie avanzate è inaccettabile.

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