Fuga dei capitali dall’Italia e dalla Spagna: l’Fmi lancia l’allarme

Il deflusso dei capitali dalle insicure periferie al centro è uno dei maggiori effetti della crisi. L'Fmi alza le stime sul rapporto debito Pil per il 2012

di Enzo Lecci, pubblicato il
Il deflusso dei capitali dalle insicure periferie al centro è uno dei maggiori effetti della crisi. L'Fmi alza le stime sul rapporto debito Pil per il 2012

Uno dei sintomi maggiori della crisi economica dell’Eurozona è rappresentato dalla fuga di capitali dalla periferia verso il centro, da quei paesi, ossia, dove più acuta è la crisi del debito a quegli stati che vengono considerati più sicuri. Il fenomeno sta interessando soprattutto la Spagna e l’Italia.  

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Stando a quello che si può leggere nel Global Financial Stability Report, pubblicato a Tokyo durante il meeting annuale del Fondo monetario internazionale, nei mesi compresi tra giugno 2011 e giugno 2012, la fuga dei capitali dall’Italia è stata pari a 235 mld di euro, ossia il 15% del Pil, mentre la fuga di capitali dalla Spagna è stata pari a 296 mld di euro, ossia il 26% del Pil. Nel report curato dall’Fmi si spiega che la fuga dei capitali “dalla periferia verso il resto della zona euro a un passo solitamente associato a crisi valutarie”, è uno dei sintomi maggiori della crisi economica. Non è solo la fuga dei capitali dal nostro paese a preoccupare l’Fmi. Nel paragrafo dedicato all’Italia infatti si fa riferimento anche  alla nuove previsioni su debito e Pil per l’anno in corso. Secondo l’Fmi, nel 2012 il nostro paese avrà un debito lordo pari al 126% del Pil contro una precedente stima che fissava il rapporto debito Pil al 123%. In calo invece le previsioni sull’avanzo primario 2012, visto al 2,6% e non più al 3%. Negativi anche tutti i dati riguardanti l’indebitamento. Nello specifico l’indebitamento lordo delle famiglie dovrebbe attestarsi al 51% del Pil, quello delle aziende non finanziarie al 114% del Pil e quello degli istituti finanziari al 105%. La crisi dell’Italia, afferma il report dell’Fmi, va intesa come uno specifico paragrafo inserito nella più ampia crisi dell’Eurozona. Nel dettaglio, secondo l’Fmi, il Vecchio Continente continua a essere uno dei fattori di maggiore incertezza per il futuro. Nel rapporto si esprime il plauso per le recenti mosse varate dalla Bce e dall’Europa ma si afferma anche che esse non devono essere intese come un traguardo ma come un primo passo verso nuove decisioni che sappiano rafforzare la stabilità. Nel report Fmi si fa riferimento, in particolare,  alla “applicazione tempestiva di consolidamento fiscale favorevole alla crescita, alle riforme strutturali capaci di ridurre gli squilibri esterni e alla riorganizzazione del sistema bancario anche attraverso la ricapitalizzazione, ristrutturazione e, qualora necessario, la chiusura di istituti bancari“.  

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Argomenti: Economia Italia