Da parte di sindacati, patronati, Caf e consulenti si sta diffondendo, in queste settimane, una vera e propria campagna di sensibilizzazione rivolta a chi nel 2025 ha percepito:
- Naspi;
- disoccupazione agricola;
- Cassa integrazione;
- altri ammortizzatori sociali.
L’obiettivo è verificare il diritto a un possibile recupero fiscale che, in alcuni casi, può arrivare anche a 1.200 euro.
Ma di cosa si tratta davvero? E perché così tanti contribuenti rischiano di perdere questi soldi senza nemmeno saperlo?
Un bonus per chi ha preso Naspi o altri ammortizzatori sociali?
Più che di un vero bonus autonomo, si tratta di un effetto legato al cosiddetto taglio del cuneo fiscale, ormai diventato strutturale nel sistema tributario italiano.
La riduzione del prelievo fiscale non riguarda infatti soltanto:
- gli stipendi;
- o i redditi da lavoro dipendente classici.
Vale anche per:
- i redditi assimilati,
tra cui rientrano proprio: - Naspi;
- disoccupazione agricola;
- CIG;
- e altre indennità INPS.
Ed è qui che nasce il possibile recupero fiscale.
Perché molti disoccupati rischiano di aver pagato più IRPEF del dovuto
Quando l’INPS eroga:
- Naspi;
- DS agricola;
- o altri sostegni al reddito,
non sempre applica correttamente il beneficio fiscale legato al taglio del cuneo.
Questo accade soprattutto perché:
- l’INPS non conosce sempre l’intera situazione reddituale del contribuente;
- né eventuali altri redditi percepiti nel corso dell’anno.
Di conseguenza molti beneficiari hanno pagato più IRPEF del necessario.
Ed è proprio attraverso il modello 730/2026 che queste somme possono essere recuperate sotto forma di rimborso fiscale.
Ecco perché si parla di bonus fino a 1.200 euro
La cifra di 1.200 euro non è automatica e non spetta a tutti nella stessa misura.
Dipende infatti:
- dai redditi complessivi;
- dalla durata della Naspi;
- dalle imposte effettivamente versate;
- e dall’eventuale trattamento integrativo già riconosciuto durante il 2025.
Chi non ha ricevuto nel corso dell’anno il beneficio fiscale spettante può recuperarlo interamente. Oppure in parte, direttamente con la dichiarazione dei redditi.
Cosa bisogna controllare subito
Il primo passaggio fondamentale è verificare la propria Certificazione Unica 2026, cioè quella relativa ai redditi percepiti nel 2025. Oggi la CU non viene più spedita a casa in formato cartaceo. Bisogna scaricarla online.
Dove trovare la Certificazione Unica
Le strade sono sostanzialmente due.
Sul sito INPS
Accedendo all’area My INPS con:
- SPID;
- CIE;
- oppure CNS,
si può scaricare il PDF della Certificazione Unica relativa alla Naspi o ad altre prestazioni INPS.
Sul sito dell’Agenzia delle Entrate
Nel proprio Cassetto fiscale, all’interno dell’area “Consultazioni”, sono presenti:
- tutte le Certificazioni Uniche;
- comprese quelle dei datori di lavoro eventualmente avuti nel 2025.
Il punto chiave: il trattamento integrativo
Nella Certificazione Unica bisogna controllare con attenzione l’area dedicata al trattamento integrativo.
Se il beneficio:
- non è stato riconosciuto;
- oppure è stato riconosciuto solo in parte,
allora il modello 730 può diventare uno strumento di conguaglio fiscale. Ed è proprio qui che nasce il cosiddetto “bonus da 1.200 euro”.
Il modello 730 serve per recuperare ciò che non è stato dato
Presentando il modello 730/2026:
- il Fisco ricalcola le imposte effettivamente dovute;
- confrontandole con quelle già trattenute dall’INPS.
Se il contribuente ha versato più IRPEF del dovuto, scatterà il rimborso fiscale.
Attenzione: il recupero non è uguale per tutti
Non tutti avranno diritto alla stessa cifra. E non tutti avranno diritto al rimborso.
Infatti:
- alcuni contribuenti hanno già ricevuto il beneficio nel corso del 2025;
- altri solo parzialmente;
- altri ancora potrebbero non averne diritto per limiti reddituali.
Tutto dipende:
- dal reddito complessivo;
- dalla durata delle prestazioni percepite;
- e dalla situazione fiscale personale del contribuente.
