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NASPI anticipata, l’analisi INPS sulle nuove regole: attenzione a lavoro e pensione

Cambiano, dal 2026, le regole della NASPI anticipata: l'INPS spiega le due rate e i nuovi controlli da conoscere
9 Aprile 2026
anticipo naspi
Foto © Investireoggi

Dal 2026 è cambiata una regola importante per chi sceglie di usare l’indennità di disoccupazione (NASPI) per avviare un’attività in proprio. Il messaggio INPS n. 1215 del 7 aprile 2026 chiarisce, infatti, che l’incentivo all’autoimpiego non viene più pagato tutto insieme, ma con un sistema diviso in due momenti. La novità nasce dalla modifica dell’art. 8, D. Lgs. n. 22/2015, aggiornata dall’art. 1, comma 176, Legge n. 199/2025 (manovra bilancio 2026).

In concreto, chi ha diritto alla NASPI e decide di chiedere l’anticipo per aprire una partita IVA, iniziare un’attività individuale oppure entrare in una cooperativa come socio lavoratore, non riceve più l’intera somma in una sola volta.

Il nuovo meccanismo cambia tempi e controlli, con effetti pratici da valutare con attenzione.

L’obiettivo della norma resta quello già noto: favorire il lavoro autonomo e sostenere chi, dopo la perdita dell’impiego, prova a costruire una nuova entrata senza attendere il pagamento mensile ordinario della prestazione.

Anticipo NASPI, due rate invece di una: come funziona il nuovo pagamento

La novità centrale, prevista dalla legge bilancio 2026, riguarda proprio le modalità di erogazione della NASPI per chi richiede l’anticipo in vista della partita IVA. Nn più unica soluzione ma due trance. La prima quota corrisponde al 70% dell’importo complessivo spettante e viene corrisposta quando la domanda di anticipo viene accolta. La parte restante, cioè il 30%, arriva solo in un secondo momento.

Il saldo non è automatico. L’INPS lo riconosce al termine del periodo teorico della prestazione, calcolato secondo l’art. 5, D. Lgs. n. 22/2015, e comunque non oltre sei mesi dalla domanda. Prima del pagamento finale, l’Istituto controlla che non siano intervenuti fatti che bloccano il diritto alla seconda quota.

Questo significa che la NASPI anticipata, da strumento subito disponibile in misura piena, diventa ora un beneficio in parte condizionato. Per molti lavoratori la differenza non è solo tecnica: la somma iniziale resta utile per partire, ma il restante importo dipende dal rispetto di precise condizioni durante i mesi successivi.

Dal punto di vista pratico, il cambiamento pesa soprattutto sulla programmazione economica. Chi avvia un’attività dovrà considerare che una parte delle risorse non sarà immediatamente incassata e che il pagamento finale potrà saltare del tutto in presenza di eventi ostativi.

Quando il 30% non viene pagato e cosa succede con pensione o nuovo lavoro

Il messaggio INPS sulle novità dell’anticipo NASPI elenca i casi in cui la seconda rata non viene riconosciuta. Il primo riguarda la pensione diretta: se dopo il pagamento del 70% il beneficiario diventa titolare di trattamento pensionistico diretto, il residuo non spetta. Resta fuori da questa regola l’assegno ordinario di invalidità, che segue una disciplina particolare.

Se, infatti, viene presentata domanda di assegno ordinario di invalidità, occorre scegliere tra quella prestazione e l’anticipo della NASPI, secondo quanto già chiarito dall’INPS con messaggio n. 4477/2019. In caso di scelta dell’assegno, il secondo pagamento non viene effettuato. Se, invece, si mantiene la NASPI anticipata, il saldo può essere riconosciuto e l’assegno resta sospeso per il periodo teorico di spettanza.

Altro punto molto delicato è la rioccupazione come dipendente. Se il beneficiario trova un lavoro subordinato prima della fine del periodo teorico della prestazione, oppure entro sei mesi dalla domanda se questo termine arriva prima, il 30% residuo non viene versato. Fa eccezione il rapporto instaurato con la cooperativa nella quale è stata sottoscritta la quota sociale.

Non solo. In base all’art. 8, c. 4, D. Lgs. n. 22/2015, in caso di nuova assunzione prima della scadenza del periodo coperto dall’anticipo, non si perde soltanto il saldo: scatta anche l’obbligo di restituire l’importo già ricevuto. In altre parole, chi ha incassato la prima rata della NASPI può essere chiamato a ridarla integralmente.

NASPI e domande dal 1° gennaio 2026: chi deve fare attenzione

Le nuove regole si applicano alle richieste presentate dal 1° gennaio 2026. Questo passaggio temporale è decisivo, perché separa i vecchi casi da quelli soggetti al nuovo schema in due tempi. Chi ha inoltrato la domanda prima di tale data segue il regime precedente; chi l’ha presentata da inizio 2026 in poi rientra nel sistema descritto dal messaggio INPS.

Sul piano fiscale e previdenziale, la riforma impone maggiore prudenza. La NASPI usata per mettersi in proprio resta un’opportunità concreta, ma non può più essere considerata una disponibilità piena e immediata. Occorre verificare bene la sostenibilità del progetto, i tempi di avvio dell’attività e il rischio di eventi che possano far perdere la seconda quota o imporre addirittura la restituzione della prima.

La NASPI anticipata rimane, dunque, uno strumento utile per favorire il reinserimento lavorativo in forma autonoma, ma dal 2026 diventa più controllata e meno lineare. La scelta, quindi, richiede valutazioni attente non solo sul piano professionale, ma anche sotto il profilo economico e normativo.

Riassumendo

  • NASPI anticipata dal 2026 non viene più pagata in un’unica soluzione.
  • Il nuovo incentivo viene erogato in due rate: 70% subito, 30% dopo.
  • La seconda quota richiede controlli su lavoro subordinato e pensione diretta.
  • L’assegno ordinario di invalidità impone una scelta tra due prestazioni.
  • Se arriva una nuova assunzione, il saldo si perde e può scattare restituzione.
  • Le nuove regole valgono per domande presentate dal 1° gennaio 2026.

Pasquale Pirone

Dottore Commercialista abilitato approda nel 2020 nella redazione di InvestireOggi.it, per la sezione Fisco. E’ giornalista iscritto all’ODG della Campania.
In qualità di redattore coltiva, grazie allo studio e al continuo aggiornamento, la sua passione per la materia fiscale e la scrittura facendone la sua principale attività lavorativa.
Dottore Commercialista abilitato e Consulente per privati e aziende in campo fiscale, ha curato per anni approfondimenti e articoli sulle tematiche fiscali per riviste specializzate del settore.