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Gold & Silver sorprendono: perché i preziosi salgono nonostante la riduzione del rischio geopolitico

Il mercato di oro e argento sorprende per il suo andamento contrario alle classiche interpretazioni legate al rischio geopolitico.
9 Aprile 2026
Sorpresa dal mercato di oro e argento
Sorpresa dal mercato di oro e argento © Investireoggi.it

Deve essere stata una strana sensazione quando ieri molti piccoli investitori si sono messi davanti ai grafici delle quotazioni per scrutare la reazione dei vari asset all’annunciata tregua tra USA e Iran, scoprendo che il mercato di oro e argento saliva e anche di molto rispetto al giorno precedente. In teoria, sarebbe dovuto andare tutto al contrario. I metalli preziosi sono tipicamente “safe asset”, i cui prezzi tendono a salire quando il rischio geopolitico cresce e a scendere quando diminuisce. E’ la loro natura di “porti sicuri” contro le tensioni internazionali a renderli così.

Mercato di oro e argento: correlazione con rischio geopolitico

E ieri la de-escalation avrebbe dovuto fare ripiegare il mercato di oro e argento per la riduzione del rischio geopolitico.

Invece, la quotazione del metallo giallo è schizzata fino a quasi 4.840 dollari l’oncia dai 4.600-4.700 del pomeriggio/sera di martedì. Ai massimi da tre settimane. Bene anche il silver, che ha sfondato i 77 dollari e che nel primo pomeriggio del giorno precedente stava sotto i 71,50 dollari. Anche in questo caso, valori massimi da tre settimane.

Non è un controsenso. Gli automatismi mentali sui mercati non sono spesso di aiuto. Credere che il mercato di oro e argento segua pedissequamente il rischio geopolitico seduta dopo seduta, significa avere un’idea parziale di come funzioni il mondo degli affari. Questi sono asset a lungo termine, cioè che non si inseriscono in portafoglio come reazione a un evento di breve termine e con un orizzonte temporale minimo. Soprattutto, risentono dell’andamento di altri asset.

Pesano rendimenti e dollaro

Durante la guerra, abbiamo assistito a un forte ripiegamento dei metalli preziosi fino al 25% per l’oro e il 47% per l’argento rispetto ai massimi storici di gennaio.

Anche in quel caso si era parlato di paradosso o persino di perdita dello status di beni rifugio. Molto più prosaicamente, i rendimenti obbligazionari sono saliti con la guerra e il dollaro si è rafforzato. Ieri, con la tregua è accaduto il contrario: rendimenti e dollaro in picchiata. Poiché oro e argento sono asset senza cedola scambiati in valuta americana, mostrano una performance correlata negativamente con questi.

Ma sarebbe sbagliato ragionare per il mercato di oro e argento anche solo sulla base di quanto accaduto ieri. Valgono considerazioni più profonde. Il rischio inflazione potrebbe essere scemato grazie alla tregua, ragione per cui andare in cerca di un rifugio contro l’instabilità dei prezzi potrà risultare meno impellente. D’altra parte, le tensioni geopolitiche non sono cessate di certo. Le grandi potenze sono alla ricerca di nuovi equilibri, di quello che spesso sentiamo definire “nuovo ordine mondiale”. E ogni scossone crea incertezza, volatilità e voglia di sicurezza tra chi investe.

Prospettive restano solide per metalli preziosi

Non sono venute meno le ragioni del rally di questi anni, che affondano le radici nell’alto indebitamento pubblico e privato globale, politiche monetarie relativamente accomodanti, bassa crescita e tensioni politiche nel mondo ricco e riflusso dalla globalizzazione con dazi e misure di protezionismo economico. La crisi dell’oro a marzo è stata acuita anche dalla vendita di 118 tonnellate da parte della Banca Centrale Turca, la più cospicua dal 2013.

Con il ricavato, Ankara ha potuto realizzare grosse plusvalenze e comprare lire per sostenerne il cambio sul mercato forex.

Il quadro di lungo periodo resta, però, improntato alla positività per i metalli preziosi. E questo varrebbe anche per l’argento, come segnalava già in chiusura di seduta ieri la Borsa di Corea con l’indice KOSPI a +6,87%. Il boom segue settimane di ansia a Seul per il destino degli investimenti nell’IA, che negli ultimi tempi hanno sostenuto gli alti guadagni sul mercato azionario asiatico. Il caro energia scatenato dalla guerra innalza i costi dei data center, che sono attività energivore e che impiegano argento per la loro creazione. Un legame che può portare a una performance del silver persino superiore a quella dell’oro nel prossimo futuro, provocando una discesa del rapporto tra i prezzi dai 62-63 di ieri. Il minimo era stato toccato a gennaio a 46.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

 

 

 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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