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Oggi: 04 Giu, 2026

Mercati appesi all’ultimatum di Trump all’Iran: riapertura di Hormuz o distruzione totale

La riapertura dei mercati oggi è tutta concentrata sull'ultimatum del presidente USA, Donald Trump, all'Iran e che scade tra poche ore.
7 Aprile 2026
Ultimatum di Trump all'Iran in scadenza oggi
Ultimatum di Trump all'Iran in scadenza oggi © Investireoggi.it

Avviene all’insegna del nervosismo e dell’estrema incertezza la riapertura dei mercati di oggi, ossia nel giorno in cui scade l’ultimatum posto dal presidente americano Donald Trump all’Iran. O Teheran provvederà entro la mezzanotte alla riapertura dello Stretto di Hormuz o andrà incontro ad una distruzione totale. In quattro ore, ha avvertito ieri l’inquilino alla Casa Bianca, gli Stati Uniti sarebbero in grado di radere al suolo lo stato persiano.

Ultimatum di Trump all’Iran

Le borse asiatiche hanno chiuso la seduta odierna in rialzo frazionale, che già non è poco. Il petrolio sale a circa 112 dollari al barile (Brent), in crescita dell’1,65% quando manca un quarto d’ora alle ore 8.00 di questa mattina.

L’atmosfera sui mercati è di attesa. Qualche segnale positivo esiste. Il regime islamista ha inviato ieri a Washington una sua controfferta, che contempla una tregua di 45 giorni finalizzata a trovare un vero accordo complessivo. Trump l’ha definita “significativa, ma non del tutto sufficiente”.

Egli ha aggiunto che, fosse per lui, resterebbe in Iran a prendere il petrolio, eppure gli americani non vogliono, per cui dovrà far tornare i soldati a casa. L’ultimatum scade al termine di 39 giorni di guerra, che ha visto l’Iran resistere agli attacchi portati avanti dagli USA di Trump e da Israele più di quanto s’immaginasse. La leva del regime si chiama Hormuz, stretto dal quale transitano ogni giorno 20 milioni di barili di petrolio (un quinto dell’offerta mondiale) e un quarto del Gas Naturale Liquido globale.

Economia mondiale a rischio stagflazione

A causa del blocco, si stima che fino 13 milioni di barili al giorno di greggio non riescano più ad uscire dal Golfo Persico, mandando alle stelle le quotazioni dell’energia. L’economia mondiale rischia una fase di stagflazione, nonché di vero lockdown energetico a causa della carenza di materia prima.

Le conseguenze sui mercati sono già visibili: rendimenti dei titoli di stato in risalita con gli spread e borse altalenanti, mentre le prospettive di crescita sono state riviste al ribasso un po’ ovunque. Se la guerra si prolungasse fino all’estate, l’Eurozona rischierebbe almeno la recessione tecnica.

La riapertura di Hormuz resta essenziale per Trump, che spera così di uscire dall’ultimatum all’Iran con una vittoria simbolica da poter vendere agli elettori americani in vista del voto di metà mandato a novembre. I sondaggi lo danno in picchiata con la benzina sopra i 4 dollari al gallone (circa 1,10 euro al litro); un livello di prezzo inusitatamente elevato per gli standard yankee. Quella di oggi potrebbe essere la classica giornata “make or break”: o l’escalation s’intensifica, con tutto ciò che comporterà in termini di impatto economico e militare, oppure si sgonfia e il mondo potrà tirare un sospiro di sollievo.

Verso tregua con riapertura di Hormuz?

La sensazione è che non finirà a mezzanotte. Probabile che si vada verso una tregua con parziale riapertura di Hormuz, ma dietro a garanzie ben precise degli americani circa la sospensione degli attacchi e un negoziato su nucleare e controllo stabile dello stretto da parte dell’Iran. Teheran ha smesso di cercare soluzioni a breve termine e, forte dell’impatto che è riuscita a provocare all’intera economia mondiale, ragiona con ottica ormai di lungo periodo.

Ed è questo che Washington non potrebbe permettersi. Avere scatenato una guerra per uscirne più indeboliti di prima nel confronto geopolitico con le sue potenze nemiche (Cina, in primis) sarebbe uno smacco inaccettabile per la superpotenza.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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