Se volessimo farci un’idea su USA, Cina ed Europa sul palcoscenico internazionale, ci può venire in aiuto la scena della serie tv cult “The Big Bang Theory”. Gli scienziati Sheldon Cooper e Leonard Hofstadter sono in una baita nel bosco insieme alle rispettive ragazze Amy Farrah Fowler e Penny. Devono accendere il camino e i primi due discutono su come posizionare la legna per rendere l’operazione efficiente, mentre le seconde lo accendono senza perdersi in chiacchiere prima ancora che i compagni finiscano di confrontarsi tra loro. Sheldon e Leonard sono l’Europa di oggi, mentre Amy e Penny rappresentano gli USA e la Cina.
La prima è tutta chiacchiere e zero sostanza, mentre le due potenze agiscono e decidono per tutti.
USA e Cina dominano, Europa si autocelebra
La settimana scorsa è stata la rappresentazione plastica della differenza di atteggiamento. I leader di USA e Cina s’incontravano a Pechino per discutere dei dossier internazionali più caldi: guerra in Iran, commercio globale, terre rare, Intelligenza Artificiale e Taiwan. Al seguito di Donald Trump c’era una schiera di dirigenti e imprenditori in rappresentanza di realtà aziendali per decine di migliaia di miliardi di dollari di capitalizzazione in borsa. Da Elon Musk a Tim Cook, da Larry Fink a David Salomon, passando da Stephen Schwarzmann, Kelly Ortbeg, Jane Fraser e Dina Powell McCormick.
Il gotha della finanza, della tecnologia e della difesa americana era a Pechino a fare affari con le controparti cinesi. Sarebbe bastato anche solo mezzo nome di questi all’Europa per fare bella figura. In mancanza di sostanza, a noi non restano che le chiacchiere. E, infatti, mentre Donald Trump e Xi Jinping trattavano sulle regole globali, ad Aquisgrana andava in scena la nostra ennesima autocelebrazione con l’assegnazione del Premio Carlo Magno a Mario Draghi.
Un fiume di retorica, di belle intenzioni e di visione alta per dire al mondo che, tutto sommato, i migliori siamo sempre noi; il problema è solo che non veniamo capiti.
IA vero discrimine tra presente e futuro
Molte delle analisi di Draghi appaiono corrette, come quando l’ex premier e governatore centrale sostiene l’abbattimento delle barriere interne per tendere ad un vero mercato unico. Sulle soluzioni possiamo dibattere. Egli propugna gli Eurobond, ossia debito comune, come se il nostro limite fosse nella capacità di spesa e non nel groviglio di burocrazia, centralismo decisionale e ideologia anti-mercato che dominano a Bruxelles. Il punto vero, però, è un altro ancora: l’Europa sforna rapporti, dossier, analisi con cui si autocelebra senza mai mettere in dubbio sé stessa, senza mai agire e restando a guardare gli altri che fanno.
Il mondo non è di chi ha ragione, bensì di chi se lo prende. Gli USA e la Cina non sono le potenze più forti del pianeta perché sanno fare analisi migliori degli altri. Semplicemente, agiscono, mettono in pratica i loro propositi e raggiungono gli obiettivi che si prefiggono.
L’Europa non si limita a straparlare; cosa ben peggiore, regolamenta anche le virgole. E così ci ritroviamo senza un’industria capace di resistere alle tensioni geopolitiche e commerciali, nonché senza IA. Quel “salto tecnologico” che sta proiettando gli USA (e la Cina, in misura inferiore) verso il dominio (anche) del prossimo secolo, da noi non esiste. E come ha giustamente rimarcato Draghi, ciò rischia di farci rimanere definitivamente indietro.
Declino europeo senza precedenti
Per essere più chiari, sarebbe come se la macchina a vapore fosse stata inventata altrove e l’Europa nel diciottesimo secolo fosse rimasta all’agricoltura. L’ottusità di un continente in balia dei burocrati ci sta portando a un salto all’indietro sul piano geopolitico ed economico mai verificatosi da quando abbiamo conoscenza della storia. Il nostro continente ha avuto fasi “up” e “down” nei secoli passati, ma mai aveva perso così totalmente la propria centralità per finire nella marginalità. Anziché iniziare ad invertire la tendenza, ci ostiniamo nel procrastinare la nostra fallimentare agenda di chiacchiere con rapporti e pamphlet grotteschi e che nessuno perde tempo a leggere.
USA e Cina stanno scrivendo le regole del nuovo ordine mondiale senza neppure consultare l’Europa. E come abbiamo letto più e più volte in questi anni, se non sei al tavolo delle trattative, sei sul menù. Qual è la nostra reazione a questo declino catastrofico? Il Patto di stabilità, le procedure d’infrazione, i bilanci comunitari a sette anni (sette!!!), il Green Deal e inutili riunioni-fiume sull’Ucraina. Il mondo non ci prende sul serio, perché ha capito che l’Europa non si regge sulla politica, bensì su una cricca autoreferenziale sconnessa dagli interessi di chi dovrebbe rappresentare. Tutti si sentono autorizzati a bullizzarci, anche perché non temono alcuna reazione.
giuseppe.timpone@investireoggi.it