La fiscalità internazionale sta entrando in una fase nuova. Non conta più soltanto quanto un gruppo multinazionale paga di imposte, ma anche come riesce a dimostrarlo attraverso dati coerenti, confrontabili e scambiabili tra amministrazioni finanziarie.
È questo il vero significato dell’intesa raggiunta nell’ambito OCSE sullo scambio dell’informativa GloBE, collegata alla Global Minimum Tax. Il 18 maggio 2026 l’OCSE ha annunciato una posizione comune tra le giurisdizioni che hanno implementato la minimum tax dal 2024, con l’obiettivo di preservare i benefici del deposito centralizzato della GloBE Information Return, anche in presenza di possibili ritardi nei portali nazionali o negli accordi di scambio informativo.
Dalla tassa minima al controllo globale
La Global Minimum Tax nasce per assicurare che i grandi gruppi multinazionali paghino un livello minimo di imposizione sui redditi prodotti nelle diverse giurisdizioni in cui operano. Le regole GloBE prevedono, in estrema sintesi, che l’aliquota effettiva sia calcolata su base giurisdizionale e che, se risulta inferiore al 15%, possa essere applicata una imposta integrativa, la cosiddetta top-up tax.
Il dato centrale, però, non è solo l’aliquota minima. La vera novità è il metodo. Per applicare correttamente la disciplina, il gruppo deve ricostruire redditi, imposte rilevanti, imposte differite, struttura societaria e dati contabili secondo criteri omogenei e verificabili a livello internazionale.
La fiscalità del gruppo non può più essere letta come una somma di dichiarazioni nazionali separate. Deve diventare un sistema informativo integrato.
Che cos’è l’informativa GloBE
La GloBE Information Return, o GIR, è l’informativa attraverso cui i gruppi multinazionali rientranti nella disciplina trasmettono i dati necessari per l’applicazione della minimum tax.
L’intesa OCSE riguarda proprio il funzionamento amministrativo di questo flusso. In linea generale, il deposito centralizzato consente al gruppo di presentare l’informativa nella giurisdizione della capogruppo o di un soggetto designato, evitando di doverla depositare separatamente in ogni Paese in cui opera, purché le informazioni siano poi scambiate con le amministrazioni interessate.
Il tema non è meramente procedurale. Il deposito centralizzato riduce duplicazioni e complessità, ma presuppone che i dati siano affidabili, completi e trasmissibili secondo standard condivisi.
Perché la notizia interessa anche il lettore italiano
A prima vista la Global Minimum Tax può sembrare un tema riservato alle grandi multinazionali. In realtà, interessa anche il lettore italiano per almeno tre ragioni.
La prima riguarda i gruppi italiani internazionalizzati. Per questi soggetti il problema non è soltanto verificare quante imposte siano state pagate in Italia, ma misurare l’aliquota effettiva in ciascuna giurisdizione in cui il gruppo è presente.
La seconda riguarda i professionisti. Commercialisti, tax director, CFO e revisori saranno sempre più chiamati a presidiare non solo l’interpretazione della norma, ma anche il processo che genera il dato fiscale. La qualità del dato diventa una componente essenziale della compliance.
La terza ragione è di sistema. La minimum tax anticipa un modello che può estendersi progressivamente anche ad altri ambiti: amministrazioni fiscali che dialogano tra loro, informazioni standardizzate, incrocio automatico dei dati e minore tolleranza verso disallineamenti non spiegati.
Meno arbitraggio, più trasparenza
L’obiettivo economico della Global Minimum Tax è ridurre l’incentivo allo spostamento artificioso degli utili verso giurisdizioni a bassa imposizione. L’OCSE evidenzia che le regole GloBE mirano a introdurre una top-up tax sui redditi sottotassati, ponendo un limite alla concorrenza fiscale fondata esclusivamente su aliquote molto basse.
In questa prospettiva, lo scambio dell’informativa GloBE è essenziale. Senza dati condivisi, la minimum tax resterebbe un principio difficile da applicare. Con dati strutturati e scambiabili, invece, le amministrazioni possono confrontare le informazioni e verificare l’effettiva imposizione dei gruppi.
L’impatto operativo: non solo imposte, ma governance fiscale
Per le imprese coinvolte, l’impatto non si limita al possibile pagamento di una imposta integrativa. La vera sfida riguarda l’organizzazione interna.
Servono procedure in grado di collegare bilancio consolidato, reporting package, imposte correnti e differite, dati delle società controllate, fiscalità locale e regole GloBE. Questo richiede coordinamento tra area amministrativa, fiscale, legale, controllo di gestione e revisione.
La fiscalità internazionale, quindi, diventa sempre meno un tema confinato alla pianificazione fiscale e sempre più un tema di governance del dato.
Conclusione
L’intesa sull’informativa GloBE non è una notizia tecnica per pochi addetti ai lavori. È il segnale di una trasformazione più ampia.
Il Fisco globale si muove verso un modello in cui le informazioni fiscali devono essere coerenti, documentate e scambiabili tra Paesi. Per i gruppi multinazionali, la compliance non dipenderà solo dalla corretta applicazione dell’aliquota minima del 15%. Ma dalla capacità di dimostrare, con dati affidabili, dove sono prodotti gli utili e dove sono pagate le imposte.
Il messaggio per imprese e professionisti è chiaro: nella nuova fiscalità internazionale, il vantaggio competitivo non passa più soltanto dalla pianificazione, ma dalla qualità del sistema informativo fiscale.