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Generali al centro del risiko: Unicredit sale, MPS può uscire e il governo osserva

Generali è al centro del risiko finanziario in Italia con Monte Paschi di Siena possibile venditore e Unicredit acquirente interessato.
30 Aprile 2026
Risiko Generali
Risiko Generali © Investireoggi.it

Generali è al centro del nuovo risiko finanziario in Italia. Il titolo è salito ai massimi storici sopra i 38 euro e la compagnia assicurativa in borsa capitalizza ormai poco meno di 60 miliardi. I fari su Trieste si sono accesi giovedì scorso, quando all’assemblea degli azionisti Unicredit si è presentata con una quota dell’8,72% e in crescita dal 6,68% dichiarato nelle settimane precedenti. Il giorno successivo, in pieno pomeriggio, qualcuno ha effettuato un maxi-ordine di 3,75 milioni di azioni Generali per un controvalore di 141 milioni e pari allo 0,24% del capitale. I sospetti si concentrano proprio sulla banca milanese guidata da Andrea Orcel.

Risiko Generali: MPS pronta a vendere?

Perché salire così tanto in un asset, se non lo si considera strategico per il proprio business? I media hanno lanciato un’altra indiscrezione forte: Monte Paschi di Siena, che detiene il 13,19% della compagnia dopo avere conquistato Mediobanca, sarebbe disposta a cedere questa partecipazione di controllo. L’istituto ha seccamente smentito, dichiarando che “non è allo studio alcuna ipotesi di vendita”.

Attenzione al diavolo che si nasconde nei dettagli. Rocca Salimbeni non ha detto che non venderà mai e poi mai, ma più semplicemente che oggi come oggi non starebbe ipotizzando la cessione. Tradotto per i non addetti ai lavori: la quota non è intoccabile.

Il risiko attorno a Generali è generato dalla strategicità del Leone, che gestisce asset per 900 miliardi. E’ il fortino dei risparmi italiani, tant’è che il governo Meloni non nascose l’irritazione l’anno scorso all’annunciata joint venture con la francese Natixis per una sgr da 1.800 miliardi. L’accordo naufragò proprio per l’opposizione politica e dopo che Monte Paschi conquistò tramite OPAS la controllante Mediobanca. Anzi, le ricostruzioni del tempo si spinsero ad ipotizzare che la scalata fu istigata dal Tesoro proprio per impedire che i risparmi italiani finissero all’estero.

Se Siena vendesse la quota in Generali, ai prezzi di borsa attuali incasserebbe almeno 7,8 miliardi più un possibile premio per il trasferimento in capo all’acquirente del potere di controllo. Denaro utilissimo per compiere altre operazioni di consolidamento. Ad esempio, rilevando il 30% di Banco BPM e restando sotto la soglia dell’OPA obbligatoria, spenderebbe sui 5,7 miliardi. Nascerebbe finalmente il terzo polo bancario a cui ambisce da anni il Tesoro, che ricordiamo essere ancora presente a Siena con una partecipazione del 4,86%. A vendere potrebbe essere quella stessa Crédit Agricole, salita di recente al 22,8% di Piazza Meda e che realizzerebbe un’enorme plusvalenza avendo acquistato a prezzi mediamente al di sotto persino del 60% rispetto ai corsi attuali.

Delfin si riorganizza con Leonardo Maria socio forte

Ma il risiko di Generali può partire anche grazie a Leonardo Maria Del Vecchio. Il giovane rampollo dell’omonima casata ha appena ricevuto il via libera dell’assemblea Delfin per rilevare le quote dei fratelli Luca e Paola e salire così al 37,5% della holding. Essa detiene il 17,50% di Monte Paschi, il 10% di Generali e il 2,7% di Unicredit solo per restare in Italia.

Da mesi le voci vogliono che egli punti a dismettere alcune di queste partecipazioni per fare cassa e investire altrove. E tra il 13,19% di Siena e il 10% di Del Vecchio, la compagnia può vedere passare di mano quasi un quarto del capitale.

Il discorso si complica in base agli scenari effettivi futuri. Ad esempio, se Delfin vendesse il suo 17,50% in Monte Paschi a Unicredit, questa troverebbe più conveniente forse controllare la compagnia indirettamente, cioè da primo azionista della banca senese. A valle, sommerebbe il suo (attuale) 9% e riuscirebbe a controllare l’assemblea. Tuttavia, per farlo dovrebbe mediare con gli altri soci e il CDA. E Orcel non è un uomo che ama vincolarsi alle decisioni altrui. Dunque, il risiko attorno a Generali sta innescando uno scenario ancora molto fluido.

Risparmi italiani alti, credito alle imprese basso

E il governo non starà a guardare. Queste operazioni finanziarie trovano un senso dal punto di vista politico solo se hanno come finalità di sostenere la crescita economica. Come? Attraverso l’erogazione del credito al tessuto imprenditoriale, che da troppi anni subisce una stretta con risultati allarmanti in termini di produzione industriale perduta e manifattura che scompare. Va bene giocare a risiko, ma la partita su Generali non può essere fine a sé stessa. Avrebbe avuto poco senso sottrarre la compagnia dagli appetiti stranieri per ritrovarsela incapace di convogliare i risparmi là dove servono. Ma il punto di vista della politica – si sa – non coincide spesso con quello dei finanzieri.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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