Smart Working, verranno tolti i Buoni Pasto?

Pubblica amministrazione più digitale, anche a fine emergenza, ma i buoni pasto non hanno senso se si lavora in Smart Working.

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Pubblica amministrazione più digitale, anche a fine emergenza, ma i buoni pasto non hanno senso se si lavora in Smart Working.

Una Pubblica Amministrazione più digitale e Smart, anche a fine emergenza Coronavirus. Questo è quanto recentemente dichiarato dal Ministro per la Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone.

Per la Dadone, sostanzialmente, non bisogna perdere la spinta ricevuta, in questo senso, dall’emergenza sanitaria attualmente in corso, ma continuare, con le dovute misure, verso la digitalizzazione e lo snellimento delle procedure della Pubblica Amministrazione.

Questo significa smart working per tutti e per sempre? Non proprio, ecco le parole della Ministra.

 

Smart Working anche post Coronavirus, ma attenzione, I Buoni Pasto non hanno senso

Secondo le parole della Ministra, riportate dall’agenzia Ansa.it, per lo smart working l’obbiettivo è quello di arrivare al 30% in fase post emergenza Coronavirus, ma per fare ciò bisogna avviare un tavolo con i sindacati.

La ministra ha anche parlato di buoni pasto: “il buono pasto ha senso in un’ottica di presenza fissa ma è più difficile concepirlo in smart working, le due cose non si connettono così tanto”. Attacca l’opposizione, soprattutto il Leader della Lega Matteo Salvini che non le manda a dire: “Invece di aiutare i lavoratori, che aspettano da settimane la cassa integrazione promessa, il governo pensa di togliere anche i buoni pasto”.

Per quanto riguarda i concorsi “si pensa a una norma sperimentale per permettere fino alla fine dell’anno di svolgere le procedure concorsuali attraverso un massiccio ricorso al digitale, decentrandole in più sedi sul territorio”.

 

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