Pensioni all’estero: a Malta si paga solo il 15% di tasse

A Malta le pensioni dei cittadini Ue vengono tassate al 15%. In Italia, invece, l’aliquota minima è del 23%.

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A Malta le pensioni dei cittadini Ue vengono tassate al 15%. In Italia, invece, l’aliquota minima è del 23%.

A Malta si pagano poche tasse sui redditi da pensione. L’aliquota prevista per le pensioni estere è del 15% indipendentemente dall’importo.

Fra i vari Paesi in Europa dove un pensionato italiano potrebbe fuggire per non farsi taglieggiare la pensione dal fisco italiano, c’è quindi anche Malta. La piccola isola al centro del Mediterraneo offre infatti ai pensionati stranieri un regime fiscale vantaggioso.

Pensionati italiani in fuga verso Malta

Malta è sicuramente una delle mete preferite dagli italiani che decidono di allontanarsi dalle grinfie del fisco italiano. Ciò vale tanto per chi intende proteggere i propri capitali (a Malta c’è l’esenzione totale sul capital gain), quanto per chi decide di godersi la pensione senza doversi preoccupare di quanto lo Stato italiano gli divorerà in tasse ogni anno. A differenza di altri Paesi, quali Grecia, Albania, Bulgaria, Portogallo, ecc. dove il regime fiscale è anche più favorevole, a Malta il tenore di vita è simile a quello dell’Italia, è un Paese abbastanza vicino, e la lingua italiana è parlata ovunque sull’isola, insieme all’inglese e al maltese. Il clima e il sistema sanitario, inoltre, sono fra i migliori in Europa. Infine, per chi decide di acquistare la residenza a Malta, non vi l’obbligo di domicilio sul territorio, come avviene ad esempio in altri Paesi.

Come si ottiene la residenza a Malta

Ma come si ottiene la defiscalizzazione della pensione italiana? Innanzitutto è necessario trasferire la propria residenza a Malta e iscriversi all’AIRE, dopo di che bisogna acquistare è necessario acquistare un immobile di almeno 270 mila euro o prendere una casa in affitto da circa 10 mila euro all’anno. In alternativa si possono acquistare titoli di stato maltesi per lo stesso importo dell’immobile o depositare presso una banca maltese strumenti finanziari per almeno 500.000 euro.

Inoltre è richiesto che il reddito da pensione copra almeno il 75% delle entrate del richiedente per ciascun anno fiscale. Fra le altre condizioni, bisogna dichiarare di non essere domiciliati a Malta, risiedere sul territorio almeno 90 giorni all’anno anche non consecutivi e possedere un’assicurazione sanitaria.

Il vantaggio non è per tutti

Soddisfatti questi requisiti, si potrà richiedere al fisco maltese l’accesso al Malta Retirement Programme in vigore dal 2012 e riservato proprio ai cittadini Ue che portano la residenza sull’isola. L’ordinamento maltese, in base al programma, riconosce un’aliquota fiscale fissa del 15% applicata al reddito estero ricevuto a Malta, a condizione però che si versi una imposta minima annuale di  7.500 euro. Sostanzialmente, dunque, l’operazione è conveniente soprattutto per pensioni superiori ad almeno a 50 mila euro annui in quanto altrimenti l’imposizione fiscale risulterebbe complessivamente superiore al 15% per la presenza del suddetto minimale. Diversamente per i redditi fino a 10.500 euro l’ordinamento maltese riconosce una no tax area. Pertanto, i titolari di pensione con almeno 61 anni e reddito basso non pagano nulla.

Il trasferimento di residenza

Ma come fare per trasferire la residenza all’estero senza incorrere in errori o incappare in qualche tenaglia fiscale italiana? L’Agenzia delle Entrate, come noto, conosce bene questo aspetto e non manca di effettuare controlli e verifiche sulla effettiva residenza del contribuente italiano all’estero. Oggi con lo scambio automatico di informazioni fiscali con i Paesi stranieri è diventato più facile controllare gli effettivi spostamenti degli italiani. In ogni caso, per essere a posto col fisco italiano, è bene sapere che non è sufficiente trasferire la residenza all’estero per non pagare più tasse in Italia. Occorre anche dimostrare di non avere più alcun interesse e legame con il Bel Paese. Così, l’iscrizione all’AIRE è solo un punto di partenza, poiché ciò non toglie che un contribuente possa essere iscritto al registro degli italiani residenti all’estero ma poi dimorare per più di 6 mesi all’anno in Italia o mantenere attività, anche sotto prestanome, nel nostro Paese.

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