Paradisi fiscali: Malta, zero imposte sui capital gain e 15% sulle rendite finanziarie

Malta è uno dei Paesi all’interno della Ue dove non si pagano imposte sui capital gain. Molti italiani hanno portato la residenza sull’isola, ma i controlli del fisco sono sempre più stringenti.

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Malta è uno dei Paesi all’interno della Ue dove non si pagano imposte sui capital gain. Molti italiani hanno portato la residenza sull’isola, ma i controlli del fisco sono sempre più stringenti.

A Malta gli stranieri non pagano imposte sui capital gain. L’isola al centro del Mediterraneo è uno dei pochi “paradisi fiscali” Ue che gode di franchigia totale sulle plusvalenze finanziarie.

Una volta era la SvizzeraSan Marino e Monaco l’eldorado di molti italiani (e non solo) che potevano sfruttare la vicinanza del Paese per spostare i propri depositi oltre confine sottraendoli alla grinfie del fisco italiano. Oggi, questi Paesi, dopo gli accordi raggiunti con l’Italia per lo scambio automatico di informazioni fiscali, non sono più la meta preferita di tanti capitalisti italiani.

Il monitoraggio fiscale sui capitali

Anzi, a dire il vero, oggi come oggi, nessun Paese europeo rappresenta un porto sicuro per eludere il fisco. Chi esporta capitali lo deve dichiarare e se non lo fa viene subito pizzicato dalla Guardia di Finanza che, computer alla mano, riesce a seguire in breve tempo tutte le movimentazioni bancarie anomale intercettando altresì tutte le informazioni che in automatico arrivano dai Paesi stranieri nell’ambito del monitoraggio fiscale e dello scambio di dati. Cosa fare allora? L’unica possibilità è abbandonare la residenza in Italia, trasferirsi a vivere altrove cambiando completamente abitudini di vita e lingua. Posto che ne valga la pena e che occorre trascorrere nel Paese di destinazione almeno 183 giorni all’anno, quali sono le mete preferite in Europa dai capitalisti italiani?

Trasferirsi a Malta conviene?

Il sistema fiscale maltese non è tanto diverso da quello italiano e il costo della vita è poco dissimile dal nostro. Tuttavia, il clima e la lingua parlata (inglese) non costituiscono un particolare ostacolo al trasferimento di residenza sull’isola a differenza di altre mete a tassazione privilegiata.

Per ottenere le residenza a Malta, però, bisogna soddisfare alcuni requisiti minimi. Ammesso che uno non ci vada a vivere per lavoro, ma solo per evitare di pagare imposte sui capitali, è necessario acquistare un immobile di almeno 270 mila euro o prendere una casa in affitto da 10 mila euro all’anno. In alternativa si possono acquistare titoli di stato maltesi per lo stesso importo dell’immobile o depositare presso una banca maltese strumenti finanziari per almeno 500.000 euro.

Le tasse sui capitali a Malta

Una volta acquisita la residenza a Malta, i capitali vengono sottoposti alla legislazione locale per gli stranieri residenti e non domiciliati (non è necessario quindi vivere sul posto). Come detto la tassazione sui capital gain è pari a zero, mentre in Italia è al 26% (12,50% per i titoli di stato). Attenzione, però, è solo l’imposta sul capital gain che è nulla, mentre le tasse sulle rendite finanziarie (cedole e dividendi) è pari al 15%. Così come le imposte sugli interessi per i depositi. Sempre meno, comunque, che in Italia dove si paga il 26%.

Il trasferimento di residenza

Ma come fare per trasferire la residenza all’estero senza incorrere in errori o incappare in qualche tenaglia fiscale italiana? L’Agenzia delle Entrate, come noto, conosce bene questo aspetto e non manca di effettuare controlli e verifiche sulla effettiva residenza del contribuente italiano all’estero. Oggi con lo scambio automatico di informazioni fiscali con i Paesi stranieri è diventato più facile controllare gli effettivi spostamenti degli italiani. In ogni caso, per essere a posto col fisco italiano, è bene sapere che non è sufficiente trasferire la residenza all’estero per non pagare più tasse in Italia. Occorre anche dimostrare di non avere più alcun interesse e legame con il Bel Paese. Così, l’iscrizione all’AIRE è solo un punto di partenza, poiché ciò non toglie che un contribuente possa essere iscritto al registro degli italiani residenti all’estero ma poi dimorare per più di 6 mesi all’anno in Italia o mantenere attività, anche sotto prestanome, nel nostro Paese.

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