Gualtieri: verso proroga blocco dei licenziamenti

Il blocco dei licenziamenti sarà prorogato oltre il 31 marzo. Per il ministro Gualtieri è necessario difendere l’occupazione.

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Il blocco dei licenziamenti sarà prorogato oltre il 31 marzo. Per il ministro Gualtieri è necessario difendere l’occupazione.

Il blocco dei licenziamenti sarà prorogato. Ma questa volta in maniera più selettiva. E’ questo il messaggio che il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha dato durante un’audizione davanti alle Commissioni di Camera e Senato parlando di scostamento di bilancio.

Come noto, la situazione economica in Italia resta gravemente compromessa dalla pandemia e lo Stato non può non desistere dal difendere l’occupazione. Il 31 marzo prossimo scade il blocco dei licenziamenti, ma è troppo presto per lasciare alle aziende mano libera per quanto riguarda il destino dei lavoratori.

Blocco dei licenziamenti, si pensa a una proroga

Così Gualtieri pensa a una proroga al blocco dei licenziamenti, ma non per tutti. La misura sarà presa in accordo con le parti sociali e i datori di lavoro e interesserà solo i settori economici più colpiti dalla pandemia. In parallelo sarà rifinanziata la cassa integrazione Covid per le aziende in difficoltà.

Non c’è dubbio – ha detto Gualtieri – che alla luce della prosecuzione della pandemia occorra prorogare la disponibilità di uno strumento straordinario, di ammortizzatore. Occorre quindi rendere disponibile anche per i mesi successivi, se necessario, questo strumento.

Occorre anche introdurre – ha proseguito – una selettività rispetto alla necessità di alcuni settori più fragili e colpiti valutando la possibilità di prolungare ulteriormente il blocco dei licenziamenti“.

Licenziamenti vietati solo in alcuni casi

Il divieto di licenziare resta al momento legato alla scelta del datore di lavoro di fruire dei benefici economici derivanti dal ricorso agli ammortizzatori sociali. In altre parole, se il datore di lavoro chiede la cassa integrazione con causale Covid-19, i licenziamenti restano sospesi.

La sospensione durerà finché esiste la possibilità di fruire della Cig, cioè fino al 31 marzo 2021.

Ma se questa sarà rifinanziata con le risorse di cui allo scostamento di bilancio in fase di approvazione, anche il blocco dei licenziamenti potrà slittare in avanti.

Il divieto a licenziare resta comunque attivo anche per il datore di lavoro che ha optato per l’esonero contributivo in luogo della proroga della Cig.

Licenziamenti consentiti

Restano escluse le procedure di licenziamento legate alla cessazione di attività di impresa. Vi rientrano anche i casi di messa in liquidazione e fallimento, oltre che nelle  ipotesi  di  accordo collettivo  aziendale,  stipulato  dalle   organizzazioni   sindacali comparativamente  più rappresentative a  livello  nazionale,  di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro.

Per il resto, il divieto si applica a tutti gli altri casi che interessano i licenziamenti collettivi. Ma anche i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo e quelli rinvenenti dalle procedure di conciliazione previste dalla legge.

Le proteste al blocco dei licenziamenti

Licenziamenti bloccati quindi, ma solo per alcune attività. Il governo sta infatti valutando quali saranno i settori meritevoli di maggior tutela, rispetto a chi non ha avuto ancora occasione di riprendersi dalla crisi.

Le imprese vorrebbero però tornare a licenziare (e ad assumere). Il bavaglio imposto dal governo – secondo Confindustria – mina la libertà di azione del mondo produttivo. Alle imprese in crisi è stato imposto il divieto di licenziare il che potrebbe anche essere visto come un intervento risolutivo per difendere l’occupazione. Ma non lo è.

Gli imprenditori non aspettano altro che sia tolto il divieto di licenziare per lasciare a casa il personale in eccesso. Dello stesso avviso anche la CNA che protesta contro l’azione del governo.

Per i sindacati, invece, il divieto di licenziare per legge è servito finora ad evitare il peggio salvaguardando la coesione sociale. In assenza di tale intervento i costi dell’emergenza a carico dello Stato sarebbero stati ben più alti di quelli intrapresi ricorrendo agli ammortizzatori sociali.

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