Cassa integrazione per tutti, per Confindustria è uno sbaglio

Cassa integrazione a più non posso e blocco dei licenziamenti. Il lavoro resta ingessato e le imprese non ripartono.

di , pubblicato il
Cassa integrazione a più non posso e blocco dei licenziamenti. Il lavoro resta ingessato e le imprese non ripartono.

Il governo dei bonus e della cassa integrazione a go go potrebbe non essere la ricetta giusta per superare la crisi. Lo Stato, intervenendo massicciamente con la Cig da una parte e con il divieto di licenziare dall’altra, ritarda la ripartenza.

A tirare le conclusioni dell’operato del governo Conte con tutta la sua serie di DPCM è il presidente di Confindustria Carlo Bonomi.

per noi imprese, restare ancorati all’idea della Cig, cioè tentare di congelare il lavoro dov’era e com’era, è in molti casi un errore profondo, perché ritarda le riorganizzazioni aziendali, i nuovi investimenti e le nuove assunzioni che pur son necessarie e a cui dobbiamo pensare. Più si protrae nel tempo i binomio Cig per tutti – no licenziamenti più gli effetti di questo congelamento potrebbero essere pesanti, in termini sociali e per le imprese”.

Licenziamenti solo rimandati

Alle imprese in crisi è stato imposto il divieto di licenziare il che potrebbe anche essere visto come un intervento risolutivo per difendere l’occupazione. Ma non lo è. Gli imprenditori non aspettano altro che sia tolto il divieto di licenziare per lasciare a casa il personale in eccesso. Con ulteriori costi sulle spalle dell’Inps per cassa integrazione, mobilità e Naspi. Gli interventi economici europei a sostegno dell’occupazione non serviranno a nulla se le industrie non saranno messe in condizioni di innovarsi, riorganizzarsi e tornare a produrre. In questo senso, l’attivazione del SURE (Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency) è utile, ma da maneggiare con le pinze.

L’attivazione del SURE

All’Italia, come noto, spetterà la quota più alta del SURE, fra i 15 Paesi beneficiari, per 27,4 miliardi di euro a sostegno dell’occupazione.

In altre parole i fondi serviranno per pagare milioni di ore di cassa integrazione già autorizzate dall’Inps. Un toccasana? Non proprio. Quei soldi, una volta presi in prestito, andranno restituiti. Non si tratta, infatti, di denaro a fondo perduto. Il SURE verrà finanziato attraverso l’emissione di obbligazioni europee e le quote prestate ai singoli Paesi dovranno essere restituite. Si tratta quindi di un valido supporto alla liquidità, ma pur sempre di un prestito oneroso. Per l’Italia, già super indebitata, si tratta di ulteriore debito che non si sa bene come potrà essere ripagato.

Cosa succederà quando finirà la Cig

La domanda a questo punto è: cosa succederà quando finiranno i sussidi? Non è difficile immaginare che i datori di lavoro, non potendo più garantire i livelli occupazionali pre-Covid, inizieranno a licenziare. Non solo, considerato il livello della pressione fiscale sulle aziende in Italia, molte chiuderanno porteranno le sedi all’estero con ulteriori conseguenze negative sull’occupazione. Il risultato sarà che lo Stato si ritroverà più indebitato di prima e con una pressione fiscale che non potrà scendere. Certo, un’alternativa non era possibile durante il lockdown, ma adesso le cose sono cambiate e – dicono gli economisti – perseverare in questa politica di sussidi economici ad libitum non sembra la soluzione più appropriata.

Argomenti: ,