Blocco licenziamenti esteso fino al 31 marzo 2021

Vietati i licenziamenti fino al 31 marzo 2021 per i datori che chiedono la cassa integrazione. Lo prevede un passaggio della legge di bilancio.

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Vietati i licenziamenti fino al 31 marzo 2021 per i datori che chiedono la cassa integrazione. Lo prevede un passaggio della legge di bilancio.

Licenziamenti vietati fino al 31 marzo 2021. Lo stabilisce la legge di bilancio in fase di approvazione alla Camera. La misura va di pari passo con il ricorso agli ammortizzatori sociali Cig Covid per le aziende in difficoltà.

Il provvedimento a salvaguardia dell’occupazione in Italia è quasi legge. In particolare la disposizione, già in vigore fino al 31 gennaio 2021, impedisce ai datori di lavoro di lasciare a casa i propri dipendenti a causa della crisi economica.

Il testo di legge replica le disposizioni già in essere e recita espressamente che:

ai datori di lavoro che non abbiano integralmente fruito dei trattamenti di integrazione salariale  riconducibili  all’emergenza epidemiologica da COVID-19 resta precluso l’avvio delle procedure di cui agli articoli 4, 5 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223.

Licenziamenti consentiti

Restano escluse le procedure di licenziamento legate alla cessazione di attività di impresa. Vi rientrano anche i casi di messa in liquidazione e fallimento, oltre che nelle  ipotesi  di  accordo collettivo  aziendale,  stipulato  dalle   organizzazioni   sindacali comparativamente  più rappresentative a  livello  nazionale,  di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro.

Per il resto, il divieto si applica a tutti gli altri casi che interessano i licenziamenti collettivi. Ma anche i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo e quelli rinvenenti dalle procedure di conciliazione previste dalla legge.

Licenziamenti vietati solo in alcuni casi

Il divieto di licenziare resta quindi legato alla scelta del datore di lavoro di fruire dei benefici economici derivanti dal ricorso agli ammortizzatori sociali. In altre parole, se il datore di lavoro chiede la cassa integrazione con causale COVID-19, i licenziamenti restano sospesi. La sospensione durerà finché esiste la possibilità di fruire della Cig, cioè fino al 31 marzo 2021.

Il divieto resta attivo anche per il datore di lavoro che ha optato per l’esonero contributivo in luogo della proroga della Cig.

Licenziamenti solo rimandati

Le imprese vorrebbero però tornare a licenziare (e ad assumere). Il bavaglio imposto dal governo – secondo Confindustria – mina la libertà di azione del mondo produttivo. Alle imprese in crisi è stato imposto il divieto di licenziare il che potrebbe anche essere visto come un intervento risolutivo per difendere l’occupazione. Ma non lo è.

Gli imprenditori non aspettano altro che sia tolto il divieto di licenziare per lasciare a casa il personale in eccesso. Con ulteriori costi sulle spalle dell’Inps per cassa integrazione, mobilità e Naspi. Dello stesso avviso anche la CNA che protesta contro l’azione del governo.

Per i sindacati, invece, il divieto di licenziare per legge è servito ad evitare il peggio salvaguardando la coesione sociale. In assenza di tale intervento i costi dell’emergenza a carico dello Stato sarebbero stati ben più alti che quelli intrapresi ricorrendo agli ammortizzatori sociali.

Catalfo: il governo ha difeso l’occupazione

Senza il blocco dei licenziamenti a quest’ora la disoccupazione sarebbe alle stelle. A ribadirlo è il Ministero del Lavoro che difende a spada tratta l’operato in questa fase di emergenza con notevoli costi a carico dello Stato. Ma diversamente non si poteva fare.

La cassa Covid e il blocco dei licenziamenti hanno evitato un’emorragia occupazionale che avrebbe riguardato milioni di lavoratori e le cui conseguenze sarebbero state pesanti per il Sistema Paese” ha detto la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo. “Senza queste misure il tasso di disoccupazione avrebbe potuto raggiungere il 25%“, come anche riportato a luglio nel bollettino della Bce.

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