Cessione crediti a Poste, controlli stringenti ostacolano i lavori

L’iter burocratico per la cessione crediti a Poste Italiane diventa più lungo e complesso e ciò anche per piccoli lavori

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Cessione crediti a Poste, controlli stringenti ostacolano i lavori

Non solo blocco delle seconde cessioni crediti, non solo maggiore documentazione richiesta. A ciò si aggiungono anche più controlli (soggettivi e documentali) prima che Poste proceda a liquidare l’importo derivante dall’acquisizione del credito stesso.

Dopo la riapertura della piattaforma cessione crediti, ricordiamo che, Poste ha notevolmente ridotto il campo, comunicando di:

  • valutare unicamente l’acquisto dei crediti d’imposta da quei soggetti che abbiano sostenuto in maniera diretta i relativi oneri (c.d. prime cessioni)
  • considerare solo l’acquisizione di quei crediti d’imposta in relazione alla cui cessione il cedente si sia avvalso di un intermediario fiscale (commercialista, consulente del lavoro, ecc.) per effettuare la trasmissione del modulo di esercizio dell’opzione all’Agenzia delle Entrate
  • valutare unicamente quelle cessioni crediti aventi ad oggetto spese sostenute dal 2022 o quote di detrazione residua riguardanti spese sostenute in anni antecedenti.

Cessione crediti a Poste: controlli ad ampio raggio

Una volta che Poste riceve la proposta di cessione del credito e fatta (il committente) la comunicazione dell’opzione all’Agenzia delle Entrate, prima di procedere all’accettazione del credito stesso ed alla successiva liquidazione dell’importo, l’istituto fa sapere che saranno effettuati una serie di verifiche soggettive sul richiedente e oggettive, su della documentazione specifica.

In dettaglio, ad esempio, in fase di identificazione del cliente che ha chiesto di cedere il credito, oltre ai controlli standard antiriciclaggio, Poste Italiane effettuerà ulteriori controlli come:

  • la presenza di segnalazioni in CAI (Centrale Allarme Interbancaria) relative all’emissione di assegni senza autorizzazione e/o senza fondi o utilizzo improprio di carte di credito
  • status “attivo” del conto corrente
  • anzianità aziendale non inferiore a 18 mesi (per le persone giuridiche).

Ovviamente, l’esito negativo di tali verifiche, comporterà il rigetto della pratica. Un iter burocratico molto più complesso rispetto a prima che scoraggia certamente committenti ed imprese ad effettuare lavori, anche quelli piccoli.

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