Bonus Cashback, i furbetti danneggiano i gestori. Confcommercio lancia l’allarme

Tra usura degli impianti e costi delle commissioni, il Bonus Cashback danneggia gli esercenti.

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Super Bonus Cashback

In questi giorni abbiamo più volte parlato dei cosiddetti “furbetti del Bonus Cashaback”. Persone che, sfruttando stratagemmi macchinosi e apparentemente legali, riescono ad ottenere un maggior rimborso o, addirittura, a scalare la classifica del super bonus cahsback per ottenere un premio fino a 3000 euro l’anno.

Il metodo classico utilizzato dai “furbetti” è quello di frazionare (qualora possibile) un unico acquisto attraverso più di una transazione. In questi giorni, però, striscia la notizia ha scoperto altri 2 metodi utilizzati per “fregare” il sistema: il metodo del “reso” e il metodo della “ricarica Postpay”.

Si legga: Super Bonus Cashback, il “bug” delle ricariche Postpay. 0 acquisti ma rimborsi accreditarti.

Ad essere penalizzati da queste pratiche sono soprattutto gli esercenti. In alcuni casi, infatti, gli stessi potrebbero arrivare a pagare commissioni stellari, come nel caso del benzinaio di Fidenza che si è ritrovato nel self-service, una dietro l’altra, ben 60 ricevute da 1 euro ciascuna, da parte dello stesso utente. Per quei 60 euro di carburante, ha spiegato lo stesso benzinaio, ben 23 euro sono finiti in commissioni. A tal proposito, si legga: Un altro “furbetto” del Super Bonus Cashback: 60 operazioni per un rifornimento da 60 euro. E a rimetterci è l’esercente.

Bonus Cashback e l’allarme di Confcommercio

Relativamente a queste pratiche, anche Confcommercio lancia l’allarme, nella speranza che il fenomeno venga presto arginato: “Così si danneggiano i gestori, tra usura degli impianti e costi delle commissioni”.

La stessa confederazione, già dalla partenza di questa misura, in un documento inviato in commissione Attività produttive alla Camera in occasione di un’audizione sul rilancio del commercio alla luce della crisi causata dall’emergenza epidemiologica, rilevava non poche criticità:

“il sistema cashless dovrebbe far proprio il principio della gratuità effettiva dell’uso e dell’accettazione degli strumenti elettronici di pagamento”.

Una soluzione rapida a questo problema, continua Confcommercio, potrebbe riguardare “il potenziamento del credito d’imposta a valere sulle commissioni a carico degli esercenti per le accettazioni degli strumenti di moneta elettronica”.

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