Il 2025 ha portato buone notizie all’export dell’Italia, che ha incredibilmente superato le enormi difficoltà arrivate dai dazi americani e dal caos geopolitico ancora in corso. E ad avere trainato la nostra bilancia commerciale sono stati i farmaci, che hanno segnato un incremento di vendite all’estero del 28,5% rispetto al 2024 e raggiunto la cifra di 69,39 miliardi di euro. Il loro incremento di quasi 15,5 miliardi ha rappresentato il 75% dell’intera crescita delle esportazioni italiane. Senza, il surplus sarebbe stato in calo. Invece, è salito a 50,75 miliardi dai 48,3 miliardi dell’anno precedente (+5,6%).
Farmaci e agroalimentare trainano export d’Italia
Nel dettaglio, l’export dell’Italia è salito a 643 miliardi di euro, segnando una crescita annuale del 3,3% (+2,6% in valore e +0,7% in volumi).
I principali mercati di sbocco per le nostre merci sono stati Germania all’11,3% e Stati Uniti al 10,4%. In crescita anche le importazioni del 3,1% a 592,3 miliardi (+1,1% in valore e +2% in volumi). Ha inciso favorevolmente sul saldo il minore deficit energetico, sceso a 46,94 miliardi dai 54,29 miliardi del 2024 (-7,35 miliardi).
Coldiretti si mostra soddisfatta per il boom dell’agroalimentare, che raggiunge il record dei 73 miliardi grazie al +5% sul 2024. Più vicino l’obiettivo di arrivare ai 100 miliardi entro il 2030. I principali mercati di sbocco per le nostre eccellenze del settore sono stati Germania (11,2 miliardi), Francia (7,9 miliardi), Stati Uniti (7,5 miliardi e in calo del 5%), Regno Unito (4,9 miliardi), Russia (680 milioni) e Cina (670 milioni).
Effetto dazi contenuto
E come sono andate le cose con gli Stati Uniti? Le esportazioni non hanno risentito dei dazi, salendo di un altro 7,2% a 69,39 miliardi di euro. Tuttavia, la crescita delle importazioni è stata molto maggiore: +35,9% a 35,41 miliardi.
Il surplus commerciale con la superpotenza si è ridotto dai 38,8 miliardi del 2024 ai 34,19 miliardi del 2025. Tutto sommato, continua ad andarci bene. E proprio i farmaci stanno consentendo all’export dell’Italia di non arretrare nel principale mercato mondiale. Se nell’intero 2024 ne avevamo venduti per 9,9 miliardi di euro, nel primo semestre dello scorso anno il dato segnava una crescita esplosiva del 78%.
Resta da capire quanto abbiano inciso le scorte delle aziende farmaceutiche prima che entrassero in vigore i nuovi dazi fissati dall’amministrazione Trump. L’effetto stock ci sarà stato, ma il trend positivo si registra da tempo ed è dovuto alla crescente spesa farmaceutica americana, che supera i 5.000 miliardi di dollari all’anno. Le aziende in loco non sono in grado di soddisfare la domanda e per questo acquistano da società come Chiesi, Menarini, Recordati e Zambon, specie con riferimento a farmaci immunologici, oncologici e vaccini.
Bilancia commerciale resta USA-dipendente
La resilienza dell’export consente all’Italia di continuare a fare affidamento sulla domanda estera, pur in un contesto globale molto incerto e negativo. Il successo dei farmaci smentiscono la vulgata comune, secondo cui all’estero vendiamo più che altro pasta, parmigiano, olio, vino e arance. E questi dati confermano l’assoluta importanza di nuovi accordi commerciali, come quelli siglati di recente dall’UE con Mercosur e India. La diversificazione dei mercati di sbocco è essenziale per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti. Ancora nel 2025 il surplus commerciale con essi ha inciso per il 67,4% del totale, pur in calo dall’80,3% del 2024.
giuseppe.timpone@investireoggi.it