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ETS, riforme rinviate mentre i prezzi salgono: il ritardo dell’UE sugli shock energetici

L'UE apre alla riforma del sistema ETS, ma la rinvia a dopo l'estate e nel frattempo i prezzi dell'energia corrono con lo shock del Golfo.
20 Marzo 2026
Riforma ETS rinviata e il prezzo dell'energia corre
Riforma ETS rinviata e il prezzo dell'energia corre © Investireoggi.it

L’Unione Europea ha deciso di non decidere, come da sua abitudine consolidata. Non basta che il costo dell’energia stia esplodendo a causa dello shock nel Golfo Persico. La Commissione ha aperto ad una riforma degli ETS, ma se ne parlerà in estate. E nel frattempo i 27 capi di stato e di governo, riuniti ieri e fino a stamattina all’alba per il vertice del Consiglio europeo, sono tornati nelle rispettive capitali a mani vuote.

UE divisa su riforma ETS con crisi energia

L’Italia puntava alla sospensione del meccanismo delle aste per lo scambio delle tonnellate di CO2, al fine di ridurre i costi sostenuti dalle imprese, specie energivore. Francia, Germania, Spagna e Nord Europa hanno opposto resistenza, sebbene il cancelliere Friedrich Merz abbia prospettato una maggiore flessibilità. Alla fine, la Commissione ha cercato di venire incontro alle richieste della premier Giorgia Meloni. L’idea sarebbe di contenere la volatilità dei prezzi per le aste ETS rafforzando la riserva stabilizzatrice, oltre che di riaprire agli aiuti di stato a favore delle imprese energivore, nel frattempo ammorbidendo la transizione energetica per i prossimi anni.

Prezzi ETS
Prezzi ETS © License Creative Commons

Tra le ipotesi contemplate vi sarebbe quella di aumentare le quote di CO2 offerte gratuitamente alle imprese energivore, una posizione che l’Italia sta tenendo dopo che le è stata negata la sospensione invocata da Confindustria. Il punto è un altro. L’UE declina ogni suo verbo al futuro. Vedremo, faremo, ecc. Nel frattempo, i costi dell’energia volano e gli ETS gravano sui prezzi pagati dai consumatori. Scelte che finiscono per mettere l’industria sotto scacco.

I prezzi dall’inizio della crisi sono rimasti grosso modo invariati attorno ai 70 euro per tonnellata, mentre dai massimi di metà gennaio a più di 92 euro sono scesi del 25%.

Aiuti di stato risposta frammentaria

Le non soluzioni di Bruxelles rendono ancora più grave lo shock dell’energia sorto con la guerra in Iran. Se è vero che sarà allentato il Patto di stabilità per consentire agli stati di aiutare famiglie e imprese, d’altra parte non tutti i governi dispongono degli stessi margini fiscali. Lo abbiamo visto già con la pandemia. La Germania ha potuto spendere, facendosi autorizzare circa la metà delle intere risorse approvate dalla Commissione sul totale dei 27. L’Italia non è andata oltre il 5%. E, soprattutto, bisogna chiudere le stalle prima che i buoi scappino. Una volta che l’inflazione avrà attecchito, sradicarla sarà economicamente e politicamente costoso.

UE paralizzata

E’ vero, dall’inizio della guerra sono passate solo tre settimane. Ad ogni modo, non s’intravede la cessazione delle ostilità. Anzi, il regime dei pasdaran sta perseguendo una strategia molto limpida: fare male al portafogli degli alleati di USA e Israele. La situazione rischia di rimanere così tesa per mesi e la reazione dell’UE non c’è su alcun fronte: militare, diplomatico ed economico. La riforma degli ETS sarebbe dovuta avvenire in tempi non sospetti per attutire gli effetti di una nuova crisi dell’energia.

Ha prevalso ancora una volta l’ideologia sui fatti.

Riforma ETS necessaria anche senza crisi dell’energia

Quand’anche i sostenitori degli ETS fossero sinceramente convinti del beneficio apportato dal meccanismo al disinquinamento globale, realismo vorrebbe che con una crisi dell’energia in corso questi possa almeno essere sospeso per essere ripreso subito dopo la fine dell’emergenza. Il problema è che a Bruxelles non regna il pragmatismo, bensì le visioni sconnesse dalla realtà di tutti i giorni. La Commissione loda il fatto che queste aste avrebbero ridotto di 100 miliardi di metri cubi i consumi di gas in 20 anni, mentre non analizza gli effetti avversi provocati. La deindustrializzazione europea per eccesso di costi di produzione ha spostato le fabbriche in luoghi del pianeta più inquinanti e dove non esistono neppure tutele minime a favore dei lavoratori. E poiché l’ambiente non ha per definizione confini, credere di contribuire alla sua salvaguardia lasciando che le produzioni indesiderate vengano realizzate altrove, è puro masochismo ipocrita.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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