Venezuela, fame dilagante: 50 animali uccisi negli zoo, default “molto probabile”

Fame nel Venezuela, dove gli zoo sono assaltati da gruppi di disperati. Altissimo il rischio default, ma non è detto che la crisi sia all'apice.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Fame nel Venezuela, dove gli zoo sono assaltati da gruppi di disperati. Altissimo il rischio default, ma non è detto che la crisi sia all'apice.

Sulla crisi economica in Venezuela abbiamo scritto fiumi d’inchiostro, ma non avremmo mai potuto immaginare che essa degenerasse al punto in cui è arrivata adesso. 30 milioni di persone sono costrette ogni giorno a fare la fila al supermercato fino a 10-12 ore per tentare di trovare il minimo indispensabile per mangiare, salvo entrare dopo un’attesa estenuante e scoprire che gli scaffali sono vuoti, perché la merce offerta è solo una frazione di quella necessaria per soddisfare la domanda.

Nelle settimane scorse, decine di migliaia di persone sono state costrette a varcare il confine con la Colombia per fare la spesa, anche se il presidente Nicolas Maduro ha “rassicurato” che si trattava di poche centinaia di “casalinghe disperate per mancanza di cibo”, come se la versione avesse potuto tranquillizzare qualcuno.

Fame Venezuela, assaltati zoo

Adesso, scopriamo che la fame è diventata un fenomeno così di massa, che negli ultimi 6 mesi risultano scomparsi dagli zoo del paese una cinquantina di animali, alcuni dei quali rari. L’ultimo furto in ordine di tempo è avvenuto nei giorni scorsi nel giardino zoologico Caricuao di Caracas, dove un gruppo di disperati ha scavalcato la recinzione e ha rubato uno stallone nero, esemplare unico nel paese. A pochi chilometri di distanza, dell’animale sono state rinvenute solo la carcassa e la testa.

A fare le spese di quest carenza ormai allarmante di cibo sono stati anche i maiali vietnamiti e alcune specie di uccelli. Difficile stigmatizzare gli eventi, trattandosi di un popolo in preda alla fame nel senso letterale del termine.

 

 

 

Default Venezuela molto probabile a mesi

La situazione potrebbe persino peggiorare, se è vero che le riserve valutarie della banca centrale sono scese sotto i 12 miliardi di dollari e che dovranno essere rimborsati bond in scadenza per 726 milioni ad agosto e altri 5 miliardi in autunno. Le probabilità di default entro i prossimi cinque anni sono stimate del 91% e Moody’s avverte che sarebbe “altamente improbabile” che il paese sudamericano riuscisse ad onorare i suoi debiti da qui alla fine dell’anno.

Quand’anche il governo evitasse il default, ciò implicherebbe un dimezzamento delle già esigue riserve attuali, con la conseguenza che Caracas non avrebbe davvero più un solo dollaro per importare alcunché e il paese potrebbe scivolare nella guerra civile per fame e assenza di cure mediche anche elementari.

Maduro rimpasta governo Venezuela

In settimana, quale risposta alle richieste di destituzione da parte delle opposizioni, Maduro ha cambiato alcuni ministri del suo esecutivo, sostituendo quello del Commercio e dell’Industria, Perez Abad, favorevole a riforme di mercato, con un generale condannato negli USA per traffico di droga, Carlos Faria.

Il petrolio rappresenta praticamente l’unica risorsa esportata dal Venezuela (95% del totale) e il crollo delle sue quotazioni negli ultimi due anni ha contribuito in maniera determinante a fare esplodere una crisi già in auge alla fine dell’era Chavez.

 

 

 

Crisi bolivar, che farà nuovo ministro?

Prima di lasciare l’incarico, Abad aveva promesso un sistema di cambio fondato sulla libera fluttuazione del bolivar “entro 60 giorni”, in sostituzione della struttura caotica attuale. Resta da vedere se il successore manterrà l’impegno, che sarebbe fondamentale per portare all’equilibrio il tasso di cambio e contribuire a risolvere la carenza di dollari nel paese.

Paradosso vuole, che nonostante gli immensi sacrifici patiti dalla popolazione, i paesi politicamente vicini al regime di Maduro riescono ancora a spuntare condizioni di favore sulle importazioni di greggio, grazie a Petrocaribe, un accordo commerciale strategico, firmato tra Caracas e una dozzina di paesi simpatizzanti del socialismo chavista, in base al quale il Venezuela s’impegna a offrire loro petrolio, che potrà essere pagato cash solo per la metà, mentre la seconda metà sarebbe dilazionata in 25 anni e al tasso di solo l’1%.

Petrolio Venezuela concausa determinante crisi

Parliamo di paradosso, perché un’economia al collasso (pil atteso a -8% quest’anno) continua a sostenere paesi in piena crescita, come la Repubblica Domicana (+5,5% atteso nel 2016), mentre il solo Guatemala ha importato nei primi 4 mesi del 2016 631 mila barili dal Venezuela, -29% su base annua, ma pur sempre un importo rilevante e a prezzi di favore.

La situazione è così disperata, che Caracas ha accordato alla Giamaica di pagare la sua quota con l’invio di cibo, fertilizzanti e medicine per complessivi 4 milioni di dollari. Se parlassimo di un altro paese, diremmo che i giochi per il governo sarebbero finiti, ma Maduro ha dimostrato di non avere pietà alcuna per le condizioni di vita della popolazione e di essere disposto a tutto, pur di non lasciare l’incarico.

 

 

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