Petrocaribe vacilla dopo le elezioni in Venezuela, 17 paesi col fiato sospeso

Petrocaribe a rischio. La nuova maggioranza parlamentare in Venezuela potrebbe porre fine presto al petrolio semi-gratis agli alleati latino-americani.

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Petrocaribe a rischio. La nuova maggioranza parlamentare in Venezuela potrebbe porre fine presto al petrolio semi-gratis agli alleati latino-americani.

L’era del petrolio semi-gratuito potrebbe giungere presto a termine, dopo il trionfo delle opposizioni in Venezuela alle elezioni di domenica scorsa. I partiti dell’Unione Democratica hanno ottenuto 112 su 167 seggi, uno in più dei 2 terzi necessari per riformare la Costituzione. Se adesso si attende di verificare se l’Assemblea Nazionale sarà in grado di varare le riforme economiche necessarie a porre fine alla devastante crisi del paese, è più probabile che il governo socialista in carica opporrà minori resistenze alla cessazione di Petrocaribe, il programma di assistenza di Hugo Chavez, che nel tentativo di ingraziarsi diversi paesi dell’America Latina, ha previsto per 17 di loro l’invio di greggio a prezzi di mercato, ma pagabile fino a 25 anni e a un interesse annuo di appena l’1%.

Petrolio Venezuela, verso fine di Petrocaribe?

Si calcola che Petrocaribe abbia provocato nell’ultimo decennio 50 miliardi di dollari di minori entrate al Venezuela, tanto che l’anno scorso il piano è stato più che dimezzato rispetto ai livelli del 2012 a 200 mila barili al giorno. Quest’anno, il presidente Nicolas Maduro ha avanzato una proposta alla Giamaica: pagare subito 1,5 miliardi, in cambio di 3,2 miliardi di sconto sul debito petrolifero accumulato. Il governo giamaicano ha subito aderito, sborsando quanto richiesto. Uno dei paesi più beneficiari del programma è stato ad oggi Cuba, che si stima abbia ricevuto petrolio per un controvalore annuo fino a 5 miliardi di dollari, in cambio dell’invio di personale sanitario e persino di militari in Venezuela, pagando la sua bolletta per solo la metà. Un accordo, che ha avvantaggiato palesemente gli acquirenti. Le opposizioni hanno sempre criticato questa pratica, considerata clientelare e tesa ad impedire critiche alla violazione dei diritti umani commessi dal regime chavista contro gli avversari politici e non solo.        

Riforme Venezuela necessarie

D’altronde, uno degli obiettivi di Petrocaribe è proprio l’esportazione di un modello socialista solidale in tutta l’America Latina, ma ora che esso sembra crollare con la prima sconfitta senza appello del governo di Caracas alle elezioni politiche dal 1999, difficilmente la nuova maggioranza di centro-destra imporrà sacrifici alla popolazione, tra cui il taglio dei sussidi energetici, senza passare per un ridimensionamento o forse anche per l’annullamento prima dell’assistenza ai 17 clienti stranieri privilegiati.

Una delle riforme impellenti per cercare di ricreare un sistema funzionante di mercato consiste proprio nel liberalizzare i prezzi di numerosi beni primari, tra cui quelli della benzina, la cui vendita viene imposta a un massimo di 1 centesimo al litro, la cifra più bassa al mondo. I sussidi per la benzina graverebbero sulle casse statali per 20 miliardi all’anno. E’ evidente che la nuova maggioranza in Parlamento non potrebbe giustificare un innalzamento dei prezzi alla pompa, senza avere imposto prima un sacrificio ai governi stranieri, quelli che hanno beneficiato in questi anni di Petrocaribe.

USA non rimpiazzeranno Venezuela

E vice-consigliere della Sicurezza Nazionale USA, Ben Rhodes, ha avvertito che l’America non sarebbe in grado di rimpiazzare le forniture di greggio per i 17 paesi, nel caso Petrocaribe fosse terminato, per cui dovrebbero cercare altrove e ai prezzi di mercato. Non è un caso che il ministro dell’Energia giamaicano, Phillip Paulwell, abbia fatto appello ai vincitori delle elezioni a proseguire il programma, rispettando gli accordi già assunti dal governo. C’è preoccupazione evidente per la fine o anche solo il graduale suo ridimensionamento, che farebbe lievitare i costi della bolletta energetica dei clienti non più sussidiati. Cuba lo aveva fiutato e da almeno un paio di anni ha cercato di attuare una strategia di graduale sganciamento dall’economia venezuelana. La fine dell’embargo USA sta aiutando L’Avana a raggiungere l’obiettivo.  

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