Venezuela all’ottavo anno di recessione: a breve non estrarrà una goccia di petrolio

Un tempo economia ricca, adesso rischia di restare totalmente a secco di petrolio, malgrado le più grandi riserve al mondo. Il 2020 sarà l'ottavo anno consecutivo di recessione.

di , pubblicato il
Un tempo economia ricca, adesso rischia di restare totalmente a secco di petrolio, malgrado le più grandi riserve al mondo. Il 2020 sarà l'ottavo anno consecutivo di recessione.

Paradossalmente, quest’anno per il Venezuela andrà molto meglio del 2019. Non che l’economia tornerà a crescere, semplicemente arretrerà a ritmi molto più lenti. Il Fondo Monetario stima un pesante -15% per il 2020, seguito dal -5% nel 2021, ma molto meglio del -35% accusato lo scorso anno. Il paese andino è in recessione dal 2013, avendo perso già oltre il 68% del pil in 7 anni di crollo economico, mentre alla fine di quest’anno dovrebbe portarsi a oltre -70%. Non c’è pace per Caracas, che ha chiuso il 2019 con un pil ridottosi a soli 70 miliardi di dollari, qualcosa come circa 2.500 pro-capite, quando nel 1999 stava a 98 miliardi e oltre 4.100 dollari pro-capite, battendo la gran parte delle altre economie sudamericane.

L’inflazione è scesa intorno al 2.300% su base annua negli ultimi mesi, ufficialmente essendosi messa alle spalle i mesi nerissimi dell’iperinflazione. Ma il dato statistico non offre sollievo alle famiglie, con 5 milioni di persone ad avere lasciato il paese in questi anni di crisi severa. E il peggio non sembra essere passato, tant’è che l’unico bene di fatto esportato non viene quasi più estratto. Solo 392 mila barili di petrolio al giorno a luglio, che si confrontano con i 755 mila dello stesso mese del 2019.

Il Venezuela è rimasto senza petrolio, un litro di benzina costa due mesi di lavoro

Estrazioni di petrolio quasi azzerate

Secondo gli analisti, entro il 2021 la produzione giornaliera potrebbe azzerarsi, anche perché il paese si trova sotto embargo americano per le ripetute violazioni dei diritti umani e politici. La situazione è così grave, che il presidente Nicolas Maduro, non più riconosciuto da Washington e gran parte della comunità internazionale, ha deciso di potenziare le estrazioni di oro per non restare a corto di dollari, anche perché Londra si rifiuta di consegnargli i lingotti depositati alla Banca d’Inghilterra, riconoscendo come legittimo il presidente Juain Guaido.

Il Venezuela è in default dalla fine del 2017 sui circa 65 miliardi di titoli di stato emessi sui mercati internazionali. Non dispone di riserve valutarie sufficienti nemmeno per importare beni e servizi dall’estero, dato che l’unica fonte di accesso ai dollari è stata negli ultimi decenni offerta dal greggio esportato. Per questo, non può permettersi più da anni di onorare i debiti con gli investitori internazionali.

Bond Venezuela, ecco l’offerta di aiuto agli obbligazionisti italiani

Lo stesso rallentamento dell’inflazione è il sintomo di una domanda totalmente collassata e l’aspetto più preoccupante risiede nel fatto che non s’intraveda alcuna luce in fondo al tunnel. Buona parte della popolazione dipende dai “cesti alimentari” del governo per la pura sopravvivenza e la malnutrizione è diventata piuttosto diffusa tra i bambini, come da tempo denunciano le associazioni degli insegnanti. Il Covid interviene in una crisi di per sé spaventosa, sebbene non sia affatto la cosa più grave accaduta a Caracas negli ultimi anni.

[email protected] 

 

Argomenti: ,