Il Venezuela è rimasto senza petrolio, un litro di benzina costa due mesi di lavoro

Il Venezuela, sotto osservazione in questi giorni per i presunti rapporti tra il regime e il Movimento 5 Stelle, è rimasto senza carburante, malgrado sia la prima potenza petrolifera del mondo.

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Il Venezuela, sotto osservazione in questi giorni per i presunti rapporti tra il regime e il Movimento 5 Stelle, è rimasto senza carburante, malgrado sia la prima potenza petrolifera del mondo.

Non è un paradosso sapere che l’economia con le maggiori riserve petrolifere al mondo (oltre 300 miliardi di barili) sia rimasta senza petrolio e a secco di carburante? In Venezuela sta accadendo proprio questo. A maggio, le estrazioni medie giornaliere sono scese a 645.700 barili al giorno, di cui per oltre la metà sono arrivate dalla cintura di Orinoco. Ma secondo un report di Bloomberg, al mercoledì scorso risultavano ulteriormente precipitate a 374.000, mai così basse dal 1945 e pari a -57% rispetto a quanto programmato dalla compagnia statale PDVSA.

Di fatto, sempre a maggio i due terzi dei 77 siti estrattivi non forniva più un solo goccio di petrolio, mentre il 10% offriva meno di 500 barili al giorno. Agli inizi del 2014, a pochi mesi dall’avvio della presidenza di Nicolas Maduro, la produzione giornaliera arrivò a toccare i 3 milioni di barili, mentre il massimo storico si ebbe nel 1998, prima dell’arrivo di Hugo Chavez al potere, con 3,5 milioni.

La situazione è diventata così grave, che l’Iran ha annunciato che invierà a Caracas 1,5 milioni di barili. Se questi aiuti fossero razionati e destinati solamente ai funzionari pubblici e ai militari, finirebbero nel giro di 50 giorni, altrimenti si stima che in due settimane sarebbero esauriti. Non essendovi più carburante disponibile, sul mercato nero un litro di benzina si compra ormai per 9 dollari, una cifra che risulterebbe insostenibile persino per un’economia ricca e sana, ma qui vale di fatto quasi il doppio del salario minimo mensile, se si considera che esso sia stato fissato a un valore attualmente corrispondente a 5 dollari.

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In altre parole, sarebbe come se in Italia ci chiedessero qualcosa come 1.500-2.000 euro per un litro di benzina.

E’ il disastro dell’iperinflazione, formalmente cessata da oltre un anno, sebbene ancora a maggio la crescita tendenziale dei prezzi in Venezuela sia stata di quasi il 2.300%, pari al 38,6% mensile e, cosa ancora più preoccupante, in accelerazione dal 24,5% di aprile. Si pensi solamente che sempre al mercato nero un dollaro viene scambiato contro 206.813 bolivares, quando fino a qualche anno fa il cambio ufficiale era di appena 1:10. E si consideri che nell’agosto del 2018, il governo ha ritirato dalla circolazione le vecchie banconote, emettendone di altre con 5 zeri in meno.

Pertanto, oggi saremmo in presenza di un cambio pari a 20.681.300.000, cioè per un dollaro servirebbero oltre 20 miliardi di bolivares con le vecchie banconote. Vi chiederete se sia stato mai possibile che un paese così malmesso abbia potuto finanziare il Movimento 5 Stelle con 3,5 milioni di dollari, secondo la ricostruzione di Abc, il quotidiano conservatore spagnolo. Premesso che qui non vogliamo e né possiamo fornire certezze sul legame tra Caracas e l’allora nascente movimento di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, ci permettiamo semmai di rispondere al dubbio affermativamente. In quel periodo, il paese andino avrebbe avuto la possibilità economica di sostenere uno o più partiti all’estero come forma di propaganda.

Nel 2010, ad esempio, le esportazioni nette del Venezuela ammontarono a oltre 34,5 miliardi di dollari, grazie alle più alte quotazioni petrolifere ed estrazioni. La bilancia commerciale, quindi, risultava attiva per l’8,8% del pil. E tenete in conto anche che fino a poco tempo fa, malgrado un’economia al collasso, il regime di Nicolas Maduro continuava a sostenere una dozzina di alleati latinoamericani, tra cui Cuba, con il programma noto come Petrocaribe, consistente nell’inviare forniture di petrolio semi-gratuite, in cambio di servizi e beni importati per un valore di mercato decisamente più basso. Un modo per il governo “chavista” di mantenere una rete di amicizie per interessi nel Sud America e che Maduro segnala apertamente di volere riattivare presto.

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