Una patrimoniale sulla casa nel nome dell’ambiente, ecco come

Ecco come il governo italiano finirebbe per imporre una patrimoniale sulle case senza neppure dichiararlo e dietro la maschera ambientalista

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Una patrimoniale mascherata sulle case

Oggi, la Commissione europea dovrebbe presentare la direttiva con cui intende rivoluzionare il mercato immobiliare continentale per ragioni ambientali. Uno scoop de Il Messaggero della settimana scorsa ha anticipato le linee guida, in base alle quali dal 2033 non sarebbe possibile vendere o affittare un immobile di classe energetica inferiore a C. La riforma entrerebbe in vigore gradualmente dal 2027 (2030 per i condomini). Solo se l’acquirente nel caso di compravendita o del proprietario nel caso di locazione s’impegnassero ad adeguare l’immobile agli standard energetici previsti entro tre anni, l’operazione sarebbe consentita.

E’ evidente che una siffatta direttiva impatterebbe molto negativamente sul mercato immobiliare italiano, dove una larga percentuale di abitazioni rientra nelle classi energetiche più basse, molte in G, la più bassa di tutte. Il loro valore di mercato si azzererebbe, mentre le banche smetterebbero di erogare denaro dietro la garanzia degli immobili fuori standard e a loro volta si ritroverebbe in pancia molte ipoteche dal valore nullo. Una tragedia socio-economica, insomma.

Verso una patrimoniale “gretina”

E una delle conseguenze di questa follia sarebbe la possibile introduzione di una patrimoniale mascherata nel nome dell’ambiente. Il governo Draghi intende varare la riforma del catasto con effetto a decorrere dal 2026. L’intento consiste nell’adeguare i valori catastali, fermi alla fine degli anni Ottanta, a quelli di mercato. Poiché ciò significherebbe in media raddoppiarli, ai fini impositivi i contribuenti subirebbero una stangata fiscale.

Con la direttiva UE contro gli immobili di bassa classe energetica, si arriverebbe a una vera e propria patrimoniale ai danni delle fasce socialmente più deboli della popolazione: i valori catastali sarebbero adeguati a valori di mercato aumentati solo sulla carta, ma che nei fatti a seguito della direttiva crollerebbero.

I proprietari pagherebbero una montagna di tasse, pur detenendo immobili senza valore.

C’è di più: il governo italiano potrebbe approfittare della palla al balzo passatale dalla Commissione europea e sfruttare l’isteria ambientalista per imporre una patrimoniale su tutte le abitazioni sotto una data classe energetica. Che si tratti di prima o di seconda casa, tutti i proprietari di immobili di classe inferiore alla C (?) dovrebbero pagare annualmente un’imposta nel nome dell’ambiente. Bruxelles sarebbe accontentata, dato che chiede da anni all’Italia di aumentare la tassazione degli immobili, eliminando l’esenzione fiscale per le prime case. E Roma non perderebbe la faccia: non ripristinerebbe l’IMU sulle prime case, ma semplicemente un balzello contro quelle che inquinano.

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