Il crollo della lira turca fa esplodere i prezzi in Turchia, crescita a doppia cifra

L'inflazione in Turchia è esplosa ai massimi da 8 anni e mezzo, ma al presidente Erdogan interessa solo sostenere la crescita del pil, quando mancano pochi giorni al referendum sulla riforma in senso presidenziale delle istituzioni di Ankara.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'inflazione in Turchia è esplosa ai massimi da 8 anni e mezzo, ma al presidente Erdogan interessa solo sostenere la crescita del pil, quando mancano pochi giorni al referendum sulla riforma in senso presidenziale delle istituzioni di Ankara.

Pessime notizie per i consumatori in Turchia. L’istituto statistico nazionale di Ankara, Turkstat, ha reso noto, che nel mese di marzo l’inflazione è salita all’11,29% dal 10,13% di febbraio, superando le attese per un tasso in crescita al 10,7%. Si è trattato del livello più alto dall’ottobre del 2008 e del primo dato a doppia cifra dal marzo del 2012. I prezzi di cibo e alcool sono esplosi di quasi il 22% su base annua, ma anche al netto delle componenti variabili (alimentari freschi ed energetici), l’inflazione risulta in accelerazione al 9,46%.

Il cambio tra lira turca e dollaro è rimasto pressoché stabile dopo la pubblicazione del dato, indebolendosi a un’ora di distanza dello 0,13% a 3,6414. La valuta anatolica ha perso quest’anno il 3%, ma grosso modo sta reagendo bene alle misure della banca centrale, che ha tagliato nei mesi la liquidità alle banche locali, pur evitando il più possibile di ricorrere a un aumento dei tassi di riferimento, agendo sugli altri tassi del corridoio introdotto anni fa. (Leggi anche: Lira turca guadagna 6% in 5 settimane, accordo Turchia-Russia vicino)

A Erdogan interessa solo la crescita

Eppure, è proprio l’indebolimento del cambio ad avere provocato l’impennata dei prezzi negli ultimi mesi. La lira turca ha perso circa un quarto del suo valore dal fallito golpe ai danni del presidente Erdogan a luglio. La banca centrale, che pure persegue un target d’inflazione del 5%, di fatto non ha fatto nulla per impedire un surriscaldamento dei prezzi, dovendo rendere sempre più conto al governo e al presidente sulla politica monetaria, ed entrambi si mostrano fortemente contrari a una stretta.

Speranze di una svolta monetaria ad Ankara non ve ne sono, almeno non fino a quando si terrà questo mese il referendum costituzionale, che nelle intenzioni di Erdogan dovrebbe garantirgli ampi poteri e trasformare la Turchia in una repubblica presidenziale. Difficile, però, che dopo un eventuale successo, il padre e padrone dei turchi decida di favorire un rialzo dei tassi, mettendo a rischio la crescita economica, unico vero obiettivo della sua politica economica. (Leggi anche: Mancato rialzo dei tassi, banca centrale fedele a Erdogan)

Nessuna svolta imminente sui tassi

Su questo punto, segnali positivi sono arrivati oggi, quando Turkstat ha pubblicato anche i dati sul pil, risultato in crescita nel primo trimestre del 3,5% tendenziale, dopo il -1,8% accusato nell’ultimo trimestre dello scorso anno, la maggiore contrazione dalla crisi finanziaria del 2008.

Che il governo non abbia alcuna intenzione di consentire che il governatore Murat Cetinkaya dia vita a una stretta per sostenere il cambio e raffreddare l’inflazione lo hanno confermato anche le parole del consigliere del presidente, Bulent Gedikli, che su Twitter ha spiegato come si tratterebbe di una tendenza temporanea e che le misure attuate dal governo si faranno sentire a partire da trimestre in corso. Intanto, i prezzi alla produzione risultano anch’essi esplosi e di ben il 16,09% su base annua, facendo prevedere una possibile ulteriore accelerazione dell’inflazione nei prossimi mesi. (Leggi anche: Turchia, Erdogan detta la linea alla banca centrale)

 

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Argomenti: Crisi turca, economie emergenti