Turchia, Erdogan detta la linea alla banca centrale: taglio tassi e lira più debole

I tassi in Turchia li decide il presidente Erdogan, secondo cui la lira turca sarebbe sopravvalutata. Nonostante l'alta inflazione, la banca centrale asseconda il capo dello stato.

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I tassi in Turchia li decide il presidente Erdogan, secondo cui la lira turca sarebbe sopravvalutata. Nonostante l'alta inflazione, la banca centrale asseconda il capo dello stato.

Ieri, la banca centrale in Turchia ha tagliato i tassi di altri 25 punti base, portandoli all’8,25% e abbassandoli complessivamente di 250 bp dal mese di marzo. Il nuovo governatore Murat Centinkaya, a capo dell’istituto da pochi mesi, si sta rivelando un fedele esecutore dei desiderata del presidente Recep Tayyip Erdogan, il quale nel corso di un’intervista a Bloomberg, ieri si è felicitato della decisione sui tassi, ma ha invitato esplicitamente la banca centrale a fare di più.

Il capo dello stato, sfuggito poco più di due mesi fa a un fallito golpe di dubbia matrice, ha sostenuto la necessità che i tassi di riferimento siano ulteriormente tagliati, così come stanno facendo da tempo USA ed Europa, che li hanno portati ai minimi di sempre. Erdogan ha affermato che quando ci sono investimenti c’è crescita, ma con tassi alti non possono esserci investimenti.

Erdogan vuole lira turca più debole

E poi, un riferimento alla lira turca, che ritiene sopravvalutata e che, quindi, auspica possa indebolirsi in futuro, anche se si è mostrato contento del fatto che quanti ne pronosticassero un crollo siano stati smentiti. Il cambio con il dollaro si attesta oggi a 2,9514, in lieve rafforzamento rispetto all’inizio dell’anno, ma in calo di oltre il 5% dalle dimissioni dell’ex premier Ahmet Davutoglu di 4 mesi e mezzo fa. (Leggi anche: Lira crolla ai minimi storici)

Erdogan ha aggiunto di non essere preoccupato del giudizio delle agenzie di rating, “le quali sbagliano e lo fanno apposta”, sostenendo che agirebbe secondo fini politici. Moody’s potrebbe declassare i titoli di stato anatolici dall’attuale valutazione “Baa3”. (Leggi anche: Rischio default Turchia)

 

 

 

Migliorano bond Turchia

Al momento, i bond turchi decennali rendono il 9,26%, ai minimi da oltre due mesi, mentre quelli a due anni rendono l’8,44%, in calo di 220 e 250 bp quest’anno. L’inflazione nel paese è scesa ad agosto all’8,05%, in calo dall’8,79% del mese precedente, ma in decisa accelerazione dal 6,58% di aprile e maggio. Sulla base di questi dati e tenendo anche conto di un saldo corrente ancora negativo per il 4,5% del pil, l’allentamento costante della politica monetaria di Ankara appare ingiustificata, anche se sta sostenendo la Borsa di Istanbul, che quest’anno ha già messo a segno un +7%.

(Leggi anche: Perché i bond in Turchia potrebbero riservare qualche cattiva sorpresa)

L’economia da 720 miliardi di dollari è attesa in crescita del 4,5% dal governo turco, ma l’obiettivo potrebbe essere disatteso, a causa di un rallentamento in atto già dal secondo trimestre, prima che si verificasse il fallito golpe, che potrebbe avere tenuto alla larga nel frattempo diversi capitali esteri, anche perché l’intervista di ieri di Erdogan conferma quello che già sapevamo, ovvero che in Turchia è il presidente-padrone a decidere tutto, anche quali dovranno essere i tassi di riferimento, in barba alle leggi dell’economia.

 

 

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