Stadio nuovo per la Juventus? Ecco perché la “pazza idea” per Agnelli sarebbe logica

Lo stadio Allianz della Juventus non basta? Ecco perché il club di Andrea Agnelli starebbe valutando la costruzione di un secondo impianto di proprietà.

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Lo stadio Allianz della Juventus non basta? Ecco perché il club di Andrea Agnelli starebbe valutando la costruzione di un secondo impianto di proprietà.

La pubblicazione del prospetto informativo allegato all’emissione del bond è stata l’occasione per mettere a fuoco una delle principali criticità legate alla crescita del fatturato per la Juventus: lo stadio. Paradossale che possa apparire, se la costruzione dell’impianto di proprietà e l’abbandono nel 2011 dello storico comunale Delle Alpi hanno consentito alla società bianconera di compiere il grande salto in avanti verso le big europee, adesso le dimensioni relativamente piccole dello stadio medesimo vengono percepite dalla stessa società un limite per i ricavi futuri.

Lo abbiamo visto con l’arrivo di Cristiano Ronaldo, una di quelle occasioni che altrove avrebbe portato nuove migliaia di tifosi agli spalti, mentre nel caso della Juventus è accaduto che il loro numero si sia persino di pochissimo ridotto, a fronte di un’impennata dei prezzi dei biglietti di oltre un quarto. In pratica, Andrea Agnelli non ha potuto fare altro che capitalizzare dall’acquisto con l’aumento del costo d’ingresso allo stadio, non essendo possibile puntare sulla crescita delle presenze, già praticamente al limite, data la capienza massima di appena 41.500, la più bassa tra i principali stadi europei.

Bond Juventus, falsa partenza a Dublino

Poiché non risulta possibile aumentare il prezzo di biglietti e abbonamenti oltremisura, nei fatti l’Allianz condanna la Juve a un fatturato dal ticketing limitato. Vediamo cosa succede nel resto d’Europa. Dai dati della scorsa stagione 2017/2018, scopriamo che i bianconeri si piazzano solo tredicesimi nella classifica sui ricavi da stadio. Il primo posto è nelle mani del Camp Nou di Barcellona, che con 100.000 posti e un fatturato di quasi 145 milioni supera di poco il Bernabeu dell’arci-rivale Real Madrid a quota 143,4 milioni. Con quasi 120 milioni, il podio lo completa il Manchester United. In media, le prime 10 ricavano dai rispettivi stadi 105 milioni a stagione. E sempre in media, ciascun impianto possiede la capienza massima di 66.400 posti a sedere, 25.000 in più dell’Allianz di Torino.

Andando a calcolare quanto frutta un singolo posto a sedere, otteniamo che il primato spetta al Paris-Saint-Germain con 2.099 euro, seguito dal Chelsea con 2.003 euro.

I due stadi hanno in comune la relativa bassa capienza, rispettivamente di poco meno di 48.000 e 41.600 posti. Apparentemente, la strategia della Juventus di puntare su uno stadio non grande avrebbe avuto senso, ma resta il fatto che il fatturato totale mostri limiti alla crescita, anche nel caso in cui il club bianconero riuscisse a ricavare da ogni seggiolino gli stessi 1.581 euro medi delle prime 10 big d’Europa, anziché i suoi pur discreti 1.233. In quel caso, il fatturato salirebbe di quasi 14,5 milioni all’anno, superando quello del Manchester City della scorsa stagione, pur salendo solo alla decima posizione.

Ricavi da stadio Juventus, ecco i numeri

E se vi fosse un mix tra aumento del prezzo del biglietto e delle dimensioni? Immaginando che lo stadio Allianz venisse ampliato agli oltre 66.000 posti a sedere della media tra le prime 10 big e che lo si riempisse a ogni gara casalinga al 70%, il fatturato salirebbe a 73,5 milioni, oltre 22 in più dell’ultima stagione. Follia? Il presidente Agnelli ha dichiarato nell’autunno scorso, che di ampliare l’Allianz di “2-4.000 posti” non se ne parla, perché non avrebbe senso, mentre ha notato come altra cosa sarebbe ipotizzare altri “20-25.000 posti”, per il quale caso, ha precisato, si tratterebbe di costruire uno stadio nuovo. Già, perché si vocifera che tecnicamente non sarebbe possibile modificare lo stadio attuale più di tanto. Dunque, la Juventus dovrebbe iniziare a pensare a un impianto nuovo di zecca, quando sono trascorsi meno di 8 anni dall’inaugurazione del primo di proprietà della sua storia.

A conferma di quanto la bassa capienza limiti i ricavi societari, si consideri che il 12% dei diritti TV per la Serie A sul mercato domestico viene suddiviso tra le 20 squadre del campionato sulla base del numero dei biglietti venduti. La Juve attinge ai 138 milioni dedicati a questa voce con una quota del 7,9%, meno di 11 milioni. Se fosse capace di innalzare la capienza come sopra indicato e di riempire lo stadio mediamente al 70%, abbiamo calcolato che la quota che le spetterebbe salirebbe al 9,2%, pari a circa 1,7 milioni in più a stagione.

Non parliamo di cifre eclatanti, ma sommate ai ricavi perduti sul fronte biglietti, il conto si porterebbe tra 16 (a parità di capienza) e 24 milioni (con anche ritocco dei prezzi dei biglietti). Certo, costruire un secondo stadio comporterebbe costi aggiuntivi e allungherebbe di parecchi anni il ritorno all’utile della società, anche perché l’impianto attuale non potrebbe essere di certo venduto a qualche altro club e dovrebbe essere dismesso per farci qualcos’altro o rimarrebbe sottoutilizzato.

Capite benissimo che, alla luce di questi numeri, l’operazione Cristiano Ronaldo ha avuto un senso prettamente finanziario ed è stata tesa al rilancio proprio dei ricavi, consentendo alla società di iniziare ad alzare il costo di biglietti e abbonamenti, portandolo più in linea con i livelli europei, al contempo testando la sussistenza delle condizioni per ipotizzare uno stadio capace di massimizzare il fatturato. Stando così le cose, CR7 sarebbe solo la prima di una serie di operazioni tra lo strettamente calcistico e il marketing. E guarda caso, lo sbilanciamento dei costi annuali derivanti dall’acquisto dell’attaccante portoghese, stimato in un precedente nostro articolo di qualche giorno fa sui 25 milioni di euro, si coprirebbe sia “europeizzando” la gestione dello stadio Allianz, sia puntando sul merchandising. Se solo la Juve avesse avuto già uno stadio più capiente, l’operazione si sarebbe verosimilmente già iniziata a ripagare. Ragione per cui dovremmo non sottovalutare le voci, apparentemente assurde, su un possibile secondo stadio di proprietà della Juve, segno che nemmeno la proverbiale pianificazione della dirigenza bianconera fu in grado nel decennio scorso di prevedere la crescita a cui sarebbe arrivato il club.

Bilancio Juventus, l’impatto di Cristiano Ronaldo sui conti bianconeri 

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