Sciopero Alitalia per non farci rimpiangere proprio nulla della vecchia compagnia

Lo sciopero di Alitalia di venerdì è stato l'ultimo scandalo di una compagnia abituata a ricevere dagli italiani e mai a dare

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Sciopero Alitalia brutto finale

Quasi due voli su tre cancellati per lo sciopero Alitalia, con le isole tra le mete più penalizzate. Passeggeri lasciati negli aeroporti senza assistenza e costretti a cercare alternative per spostarsi. Diciamocelo senza ipocrisie: rimpiangere questa compagnia aerea morente è impossibile. Volerà per l’ultima volta il 14 ottobre e speriamo che non ne sentiremo più parlare. ITA decollerà il giorno successivo e con ogni probabilità ne erediterà il marchio, all’asta fino ai primi di ottobre.

Stipendi Alitalia, confronto con altre compagnie

I sindacati hanno indetto lo sciopero Alitalia per protestare proprio contro ITA, la quale si limiterebbe inizialmente ad assumere 2.800 dipendenti sui 10.500 in organico attualmente alla compagnia di bandiera. E il governo non ha voluto garantire il prosieguo della cassa integrazione per tutti i dipendenti non assunti. Infine, gli stipendi dei lavoratori assunti in ITA saranno mediamente più che dimezzati.

Partiamo da questi ultimi. Oggi un comandante Alitalia guadagna 12.534 euro lordi al mese per 60 ore di volo. In ITA ne percepirà 6.217, il 50% in meno. Un pilota dovrà accontentarsi di 3.598 euro contro gli attuali 8.027 (-55%), mentre un assistente di volo di 1.680 euro contro i 2.582 di oggi (-35%). Stipendi troppo bassi? Così sembra nel raffronto con le altre principali compagnie. Un comandante in Lufthansa guadagna 13.500 euro al mese, in Air France 15.000 e in Ryanair 11.500.

Sciopero Alitalia brutto segnale per il futuro di ITA

Tutto vero, ma quando si guarda al dato degli stipendi, bisogna avere anche l’onestà intellettuale di allargare lo sguardo all’insieme dei numeri. E se lo facciamo, scopriamo che prima del Covid, cioè nell’anno 2019, Alitalia trasportò solamente 21 milioni di passeggeri contro i 104 milioni di Air France, i 145 milioni di Lufthansa e gli oltre 152 milioni di Ryanair.

Dunque, stipendi molto inferiori, ma c’è da fare i conti con un numero di passeggeri che ITA erediterà pari a una frazione di quelli trasportati dalle altre principali compagni europee.

E chiaramente nessuno sta addossando la colpa di questi numeri ai lavoratori. Ci mancherebbe altro. Certo, i continui scioperi a cui nei decenni Alitalia ci ha abituati, con i conseguenti disagi per i passeggeri, non hanno aiutato. Hanno costruito una cattiva fama attorno al marchio, fortunatamente scalfita negli ultimi tempi dal primato conquistato dalla compagnia in tema di puntualità dei voli.

Tornando allo sciopero Alitalia, pensate che sia il modo migliore per calare il sipario a un teatrino osceno che va avanti da troppi anni? L’automaticità delle assunzioni di ITA a beneficio dei dipendenti Alitalia è oltretutto da escludersi per ragioni di discontinuità aziendale, pretesa – e giustamente – dall’Europa. Non esiste formalmente alcun legame tra gli attuali stipendi percepiti nella compagnia e quelli futuri in ITA. Formalmente, stiamo parlando di due aziende del tutto diverse, anche se verosimilmente avranno gli stessi nome e organico. Alitalia non è stata capace di risalire la china neppure sotto la gestione privata tra il 2009 e il 2017. E l’eccessiva sindacalizzazione dei suoi dipendenti è stata una forte concausa dei mali che affliggono la società e che rischiano di trasferirsi parimenti in ITA. Dopo gli svariati miliardi spesi per salvarla nuovamente, i contribuenti/passeggeri avrebbero meritato un finale più rispettoso.

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