I rischi della variante sudafricana (Omicron) sull’economia italiana

Cresce la paura per la variante sudafricana del Covid, con possibili implicazioni negative per l'economia italiana.

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I rischi della variante sudafricana

Venerdì è stata una giornata drammatica per le borse mondiali, in forte calo per i timori legati alla diffusione della variante sudafricana al Covid, ribattezzata con la lettera Omicron dell’alfabeto greco. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha lanciato l’allarme. In alcuni contagiati dell’area meridionale dell’Africa è stato riscontrato il genoma della B.1.1.529. La reazione del Regno Unito alla notizia è stata immediata: chiusura dei voli in arrivo da Sudafrica, Lesotho, Namibia, Zimbabwe, Botswana ed Eswatini. La stessa Commissione europea ha subito ipotizzato lo stop agli arrivi dal Sudafrica. Il governo italiano tra l’altro si è portato avanti ancor prima che il primo caso fosse ufficializzato attraverso un tracciamento a Milano relativo a un cittadino campano, vaccinato con due dosi e di rientro dal Sudafrica.

La variante sudafricana apporterebbe 32 modifiche al virus del Covid-19, più di quelle registrate con la variante Delta. E pare che sviluppi una resistenza agli anticorpi, cioè che riesca a contagiare anche coloro che si siano vaccinati o abbiano già preso il virus. La scoperta è inquietante, perché rischia di vanificare gli sforzi sin qui compiuti dall’intero pianeta per sconfiggere la pandemia.

I rischi della variante sudafricana per il PIL

Il ripiegamento delle borse e il crollo del petrolio sotto gli 80 dollari al barile sono stati segnali concreti di quel che ci aspetterebbe se la variante sudafricana dilagasse. I mercati sono andati in rosso sul timore che i governi saranno prima o poi costretti a imporre nuove chiusure per impedire i contagi. Già l’Europa è alle prese con la quarta ondata e ad essere stata travolta è stata a questo giro la Germania, che aveva reagito bene nei primi mesi della pandemia.

Quale sarebbe l’impatto della variante sudafricana sull’economia italiana? La scorsa settimana, il ministro dell’Economia, Daniele Franco, aveva alzato ulteriormente le stime di crescita per quest’anno a +6,2-6,3% dal +6% messo nero su bianco sulla Nota di aggiornamento al DEF. Nella scorsa primavera, il governo stimava una crescita al 4,5% per il 2021. Ma l’ulteriore revisione al rialzo delle aspettative, ha aggiunto, escluderebbe un peggioramento della condizione pandemica.

Dato che siamo agli sgoccioli dell’anno, l’impatto sui risultati dell’intero 2021 sarebbero verosimilmente scarsi o nulli. Per l’anno prossimo, la musica cambierebbe. Anzitutto, si renderebbero necessarie nuove chiusure o, comunque, restrizioni. E date le caratteristiche della variante sudafricana, il green pass andrebbe a farsi benedire. Vaccinati e no, tutti saremmo tenuti a rispettare le nuove limitazioni. L’economia italiana tirerebbe il freno a mano, potendo persino cadere in recessione nel caso in cui la recrudescenza della pandemia risultasse peggiore delle attese. D’altra parte, si andrebbe avanti con i ristori, cioè servirebbero nuovi denari a favore delle categorie più colpite.

L’impatto su tassi e cambio euro-dollaro

E la BCE non potrebbe porre fine agli acquisti dei bond con il PEPP, ragione per cui al board di dicembre dovrebbe segnalare una sua sospensione, tenendosi pronta a riattivare il programma all’occorrenza. Paradossalmente, questa suonerebbe come una buona notizia per i titoli di stato italiani, che nelle ultime settimane stanno deprezzandosi proprio in previsione di un minore sostegno da parte di Francoforte. Per contro, però, gli investitori potrebbero chiedersi fino a quale punto il debito pubblico italiano resterà sostenibile e ugualmente fuggire dal nostro mercato per ripararsi nei “safe asset” del Nord Europa.

Probabile, infine, che la variante sudafricana offrirebbe sostegno al cambio euro-dollaro. In effetti, ridurrebbe le probabilità di un rialzo dei tassi negli USA e, pertanto, la divergenza monetaria tra Federal Reserve e BCE. Non a caso, il cross si è apprezzato di circa mezzo punto percentuale nel corso della seduta di venerdì, salendo in area 1,1260.

Viceversa, il comparto aereo è stato affossato, con Lufthansa a crollare di oltre il 10%, un po’ di Air France. In effetti, ben che vada servirà limitare la libertà di movimento per evitare di importare la variante sudafricana.

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