Cambio euro-dollaro ai minimi da giugno 2020 dopo la conferma di Powell

Jerome Powell confermato governatore della Federal Reserve per altri 4 anni deprime il cambio euro-dollaro ai minimi da 17 mesi

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Cambio euro-dollaro ai minimi da giugno 2020

Jerome Powell mette al tappeto il cambio euro-dollaro, che nella seduta di lunedì è sceso di quasi mezzo punto percentuale a un minimo di 1,1240, il livello più basso da fine giugno 2020. Il presidente Joe Biden lo ha confermato governatore della Federal Reserve per altri quattro anni di mandato, affiancandogli in qualità di vice Lael Brainard, già presente nel board dell’istituto.

La notizia era nell’aria da giorni, sebbene fino all’ultimo serpeggiasse il dubbio che la Casa Bianca scegliesse alla fine proprio Brainard al posto di “Jay”. Il cambio euro-dollaro ne ha risentito negativamente, perché adesso il mercato si aspetta ben tre rialzi dei tassi USA entro la fine dell’anno prossimo. Per quanto abbia agito da “colomba” durante e dopo la pandemia, Brainard è considerata portavoce di una politica monetaria ancora più accomodante. Dunque, il costo del denaro verosimilmente salirà più velocemente sotto l’attuale governatore di quanto sarebbe salito sotto la Brainard.

Cambio euro-dollaro e divergenza sui tassi

In realtà, Biden avrà la possibilità di evitare una stretta troppo veloce con la nomina di ben tre membri del FOMC della durata di 14 anni ciascuno. In questo modo, avrebbe modo di influenzare le prossime mosse di politica monetaria. I democratici, maggioranza al Congresso, temono che il rialzo alla vigilia delle prossime elezioni di metà mandato tra un anno finisca per provocare o anticipare la recessione economica, riducendo le probabilità di una loro vittoria.

Il cambio euro-dollaro si sta indebolendo anche sulle notizie negative che arrivano dall’Europa sulla pandemia. Dopo l’Austria, lo spettro del lockdown si allunga in Germania, dove i contagi da Covid appaiono fuori controllo. Peraltro, la BCE tiene il punto circa la “transitorietà” dell’inflazione nell’Eurozona e diffida il mercato dal credere a un rialzo dei tassi nel corso del 2022.

Dunque, la divergenza monetaria con la FED si acuisce e inevitabilmente a pagarne lo scotto è la moneta unica, già ai minimi da sei anni e mezzo contro il franco svizzero.

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