Prelievo al bancomat più caro? Ecco perché i clienti delle banche rischiano una stangata sul contante

La riforma delle commissioni, chiesta da Bancomat SpA, sarebbe potenzialmente dannosa per i titolari di carte di pagamento. Vediamo come funzionerebbe e perché.

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Se per il momento sembra che abbiamo scampato l’imposta patrimoniale, compreso il prelievo forzoso sui conti correnti – quest’ultima un’ipotesi sempre in auge nei momenti di crisi e quanto mai remota sotto un governo politico in carica – il Natale non ha portato ugualmente buone notizie ai clienti delle banche italiane. Bancomat SpA, il circuito che gestisce le carte di pagamento ricadenti nei circuiti Bancomat e PagoBancomat, sta pensando di riformare il sistema di tassazione dei prelievi di denaro contante agli ATM, con l’obiettivo di potenziare “l’efficientamento del servizio e una remunerazione più trasparente per gli utenti”.

Prima di capire di cosa parliamo e delle probabili implicazioni per i risparmiatori italiani, spieghiamo brevemente come funziona oggi. Con una carta di debito (bancomat) si possono effettuare prelievi presso tutti gli ATM aderenti al medesimo circuito. La banca, nel momento in cui rilascia la carta al cliente, fissa le condizioni contrattuali e, generalmente, prevede l’applicazione di una commissione all’atto del prelievo presso i propri ATM o sportelli e una più elevata quando il cliente preleva presso altri istituti.

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Cosa prevede la riforma sui prelievi con bancomat

Con la riforma ambita da Bancomat, le commissioni verrebbero fissate dalle banche presso cui avvengono i prelievi, anziché da quelle di cui è cliente il titolare della carta. In teoria, sarebbe più logico che fosse così. In fondo, a sostenere il costo in prima battuta è la banca che eroga materialmente e immediatamente il denaro contante, dopo quella che registrerà la riduzione del saldo sul conto del cliente. Tuttavia, questa riforma, qualora venisse implementata, sortirebbe due potenziali effetti indesiderati a carico dei risparmiatori.

Il primo riguarda la mancata conoscenza a priori dei costi di prelievo presso altri gruppi bancari. E questo non è un problema secondario per chi vive nei piccoli centri urbani, dove spesso le filiali delle banche sono poche e appartenenti a pochissimi gruppi radicati nel territorio. In questi casi, si è costretti spesso a prelevare con la carta bancomat presso altre filiali più distanti da casa e appartenenti a gruppi diversi da quello di cui si è clienti. Pensate al fine settimana, quando il numero dei prelievi aumenta e gli ATM non vengono riforniti, restando non di rado a corto di contante.

Dunque, se oggi scegliamo una banca anche sulla base delle condizioni offerte sui prelievi con bancomat, un domani non saremmo più in grado di conoscere quali sarebbero i costi derivanti dall’uso delle carte di pagamento.

Secondo problema: la possibile discriminazione dei clienti altrui. Io da banca avrei tutto l’interesse a disincentivare i prelievi presso i miei ATM dai clienti di altre banche. Se vuoi il mio denaro, allora apriti un conto corrente da me. Questo sarebbe il ragionamento che farei e per questo imporrei sui prelievi “esterni” commissioni più salate. In un certo senso, potreste eccepire che ciò accada già oggi, come sopra accennato. Ma il discorso è diverso. Le banche tendono sì ad imporre commissioni superiori sui prelievi presso le concorrenti, ma queste sono note a priori e la concorrenza induce i clienti a scegliere l’istituto che pratica le condizioni migliori. Con la riforma, la concorrenza verrebbe meno, perché io da cliente me ne fregherei dei costi comminati sui prelievi effettuati dai clienti delle altre banche, almeno fino a quando non mi ritroverei ad essere io stesso il cliente “intruso”. Insomma, non sarà una stangata sul contante in sé, ma pur sempre una potenziale stangata c’è nell’aria, tant’è che l’Antitrust ha voluto vederci chiaro per verificare se la riforma comporti una possibile restrizione della concorrenza.

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