Portogallo esempio di austerità virtuosa? Boom economico trainato dall’export

L'economia del Portogallo vola ai massimi del Millennio, trainata dalle esportazioni e, in particolare, dal boom del turismo. E proprio la contestata austerità ha favorito il boom.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'economia del Portogallo vola ai massimi del Millennio, trainata dalle esportazioni e, in particolare, dal boom del turismo. E proprio la contestata austerità ha favorito il boom.

Era uno dei principali malati d’Europa solamente qualche anno fa, adesso è diventato modello positivo a cui ispirarsi per dimostrare gli effetti benefici delle riforme. Il Portogallo è cresciuto del 2,7% nel 2017, sopra la media dell’Eurozona di circa mezzo punto percentuale, accelerando dal +1,5% del 2016. Cosa ancora più significativa, ha visto scendere il tasso di disoccupazione all’8,1% del mese scorso dal 10,5% di un anno prima e risultando più che dimezzato rispetto all’apice del 17,7% toccato nel corso del 2013. Eppure, nel 2011 Lisbona alzava bandiera bianca e chiedeva sostegno alla Troika (UE, BCE e FMI), ottenendo 78 miliardi di euro. Il programma di assistenza scadeva nel 2014 e molti furono gli scettici sulla capacità del paese di tornare a rifinanziarsi sul mercato in autonomia. Invece, le pur dolorose riforme economiche del governo conservatore di Pedro Passos-Coelho hanno esitato i loro effetti e pur essendo costati il posto all’ex premier, hanno lanciato l’economia lusitana verso un inatteso boom, complice il successo del turismo.

Il 2017 si è chiuso con esportazioni complessive di beni e servizi per oltre 80 miliardi, pari al record del 42% del pil. Le importazioni si sono attestate poco sotto, garantendo a Lisbona il quinto surplus commerciale consecutivo, quando nel mezzo secolo precedente aveva chiuso ogni anno con un disavanzo commerciale mediamente compreso tra il 5% e il 10% del pil. Ancora nel 2008, il segno meno sfiorava il 10%. Certo, al netto dei servizi (tra cui il turismo), le esportazioni nette portoghesi resterebbero negative per quasi 14 miliardi, pari a oltre il 7% del pil. Questo significa che il rilancio sta passando dal terziario, compresa l’impennata delle presenze di turisti stranieri, attratti da una meta a basso costo e al contempo in grado di offrire bellezze sul piano paesaggistico, storico, culturale e religioso, oltre che a una movida allettante.

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Austerità virtuosa per Lisbona

Il surplus commerciale, dicevamo, è una novità di questi anni. Contrariamente a quanto saremmo portati a credere, esso non è conseguente a una riduzione delle importazioni, a sua volta per effetto di una contrazione dei consumi per via delle misure di austerità fiscale attuate dal 2011, bensì è stato sostenuto proprio dal boom dell’export. Questo è aumentato di una decina di punti percentuali in rapporto al pil in 10 anni, mentre le importazioni sono rimaste praticamente ferme o appena cresciute. In altre parole, l’economia portoghese è stata in grado di rilanciare la propria competitività sui mercati internazionali, un fatto che sta contribuendo in maniera decisiva alla sua crescita.

Per farlo, certamente sono stati necessari tagli a stipendi e salari, che una politica fiscale disordinata aveva “gonfiato” al di sopra delle reali possibilità del paese. In pratica, i portoghesi avevano vissuto al di sopra dei livelli che avrebbero potuto permettersi, ma hanno approfittato della crisi per riformarsi e ripartire, rendendosi più competitivi. Restano gravati da un rapporto debito/pil al 126%, ma si consideri che grazie alla maggiore crescita economica degli ultimi 17 anni, l’indebitamento sovrano si è ridotto di ben 4 punti in appena un anno, pur mantenendosi nettamente al di sopra del 70% degli anni immediatamente pre-crisi. I mercati apprezzano, se è vero che i bond decennali rendono intorno al 2% e persino meno dei BTp per la stessa scadenza, meno della metà di appena un anno fa.

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La Germania può sorridere, perché a quanti la accusano di avere “distrutto” l’economia della Grecia con questa sua ossessione per l’austerità fiscale può contrapporre un’evidenza difficile da smentire: tutte le economie assistite dalla Troika sono ripartite e hanno superato la crisi, tranne Atene, l’unica a non avere attuato le misure richieste, rinviandole di anno in anno e finendo per indisporre i mercati, generando sfiducia e allontanando gli investimenti stranieri. E così, da un mese l’Eurogruppo è guidato dal portoghese Mario Centeno, ministro delle Finanze ed esponente del governo socialista di Antonio Costa, che pure ha raccolto una maggioranza parlamentare su una piattaforma politica anti-austerity. Ma ormai le riforme erano state varate dall’esecutivo precedente, per cui il temuto vento ellenico non è arrivato a spirare a Lisbona. Anzi, qui non ci è proprio arrivato e i risultati si vedono.

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Argomenti: Crisi Portogallo, Economie Europa

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